NEL) PRBTERIERI PELI TAREMIVERIERIEICEMIAGMI EMI CEGMILAIIERI ERI CERTI CET AOTTIEVNSTET ET UD CUD 4 ARI ASL. ITTSATINATINAT INI IZETLH io TEM TIMRI LAST MITI ASI ASI ANT INT IVIT IVI LAT TI CINICI) PI MACINA IVATI)RI IVI TIT) bd n EL Lea GRAN SIMVLACRO DELL'ARTE EDELL'VSO DELLA SCHERMA DI RID'OLfO:CAPO BERRO 306 DA CAGLI. MAESTRO DELL'ECCELSA NATIONE ALEMANNA; nell’Inclita Città di Siena. DEDICATO AL SERE NISSIMO SIG. DON FEDERIGO FELTRIO DELLA ROVERE PRINCIPE DELLO STATO DVRBINO: oo E AVE PIE Siae ZAFAINE pè Ca DADI A ee i) A in Siena al fopportico de Pontani. Appreffo Salueftro Marchetti, e Camillo Vus Conlicentia de Superiori,e con Priuilegi. M.D C.x. (VEE LERNIA CUR ERRE DE TOT dA TS SE) sE SS) DIO TR (TT GAIGRINERZA IC IPRTINICIIOA RFVI ST IVIST I MSI AMA TIVRISZA(TI TERI Cam FAR TI dI Sa ALI LIACTI CIRCO LA T1 TARE EE E a e -IERINESI da o: Rs. CER 6 GIS EI? (ART SIETZE I I BT ERI CITTA AP cero Simoni iiliniiommi ionica ROSI grano BITETTO ANDARIO] Lo) EROTTORRO ZII vw Vv CIMINEINE CRBORTARD a AG Neldelto Gi sitia della pofitura della perfo- Ce D È La DIE LAVOLA Route Hi cui LINGANRO RORINERENNAN [NPA LE BK DELL'ARIE DÈ LLA SCHERMA la ba AriTtoLO primo della fchermain Generale. Ni 1 fecondo Capitolo fi contea È difinitione della fcherma; & lafùa dchiaratione. Nel terzo fi a»braccia la diuifion della:fcherma, & fitratta della fua prima parte; ch'è po fta nella conofcenza della fpada. Nel quarto fi tratta della feconda parte della Do fcherma, & della mifura. SERIA ca a PEG. SRTAZIIRGRAGNI RIG na; & primieramente della Tefta. 7 Nel fettimo, fi tratta della vita. 8 Nell’ottauo, delle braccia 9 Nelnono, fi tratta delle cofcie, gambe, pie- È di, & del paffo, 1e.Nel decimo, fi ragiona della difefa, & della % E LI: ‘Nell’ vndecimo fi tratta. del cercare la mifu- 12 Nel di idecinà {i tratta del ferire. s Nelquintofi.ragiona del tempo: 9 13 Nel decimoterzo del pugnale SEX VIP LA VI SE KI dA "RI She E GVALDEIO ANATRA NUO PINI ARIA AT NANTARIARAAI SION AN DIA P RONARRE ERGORANI ORALI CENINRAIIEMICERIEMMV ERI ERI Ed RUE ERI ERICE EMI ERINENIVI CERI SS MIIMSTI) va CUIADISLMBZIEMTAVLERTIUERTAÌ), cc EMTEIZIETATIAEMMN ANNI LIEBE. xe Nù SAL SERENISS" DON ‘FRANCESCO! E MARIA FELTRIO DELLA ROVERE D3 LEX. DVCA SESTO D'VRBINO. LR DE TORTORTIVIA MALIPRI EMAIL ALIA) CEeIICE RIEN CELERE i CT INALIVCZI NATIVI IVATINITEMI E DE dolo al Serenifs. Don FeperIGO fuo Figlio, xe 3 ciullo in fafce,e fcherzi,e rida, par nondimeno;che ci ray uolga perlefue man Sa Ra DE sw to Rasa Me 2 È ea pi Cral Ri, Ela Deh “PeR generofo ht fi Ai la grandezza de fuoi maggiori la magnanimità ;il valore, e &' 33 ua % altre virtù, che i Rare: i maggior più famoli Itoriografi e che lui renderan- sE sE no foprogni Principe, e nominato, ed illuftre, alla quale eminenza li ba&erebbono in vero le fole vir- DE II, sw SI EMI ERIERI ERICERIVERINERII ERINERIVERI BRVIENIVERINEMIERIAEMINEBINEMINERINE ELITE CGD) GINEED FD ATER DAD AERIDAREDADEDATLATIGAI a e È na Las CN si iN t HA I ANISIATELMNI LATI +) CEPIAT IIIATIMALIPATI SERVE ATLETA TAI FINI LAST SATIN 15) CEPR ENTI III CERI CERINERIVERIMERIENICERIVAMRIAERIIERIERI PI RUI CERI ERI LEBII PI" CERI) IOVIIMTINATINAT INA LIA LIV INIT III IALIA IALIA LIDI, LEI ERATTREAL LD) tù dell'A. V. in numero, ed in qualità così grandi,che ella può venir dirirramente chiamata imitator diligente della perfettione di DIO è Nonfi marauigli dunque 1’ A.V. fe io bramo d'introdur nella fua Serenifsima Cafa, e d’appoggiate alla protetion del Serenifsimo PrtnCcIPs uo Figliuolo quelto mio libro; ma confiderando qual fia la forza dell’afferto paterno mi fcufi dell'ardimento mio. Io certamente confiderata la fingolar benignità molto propria di V. A. e del fuo Screnifsimo Sangue, ren pef = fononfermamente fperare, che l'AA. VV. fenza riguardar la baffezza del fuggetro, il fauoriranno compiutamente del potentifsimo fauor loro. Ma doue purnon fuffe conueneuole all'Altezza loroti ceuere a tanta gratia, cotanta baffezza, confentino almeno ( di che humilmente le fuplico ) che ftar fe ne poffa nella publica fala del lor Regio Palazzo,e ne gli altri publici luoghi del loro ampio Dominio, che molta gloria etiandio farà il poter folamente hauer luogo fra quegli, che fi fono bumilmente ded i- cati a feruire, e riuerirele VV. SS. AA. alle quali prego dal Signore lddio intera, e perpetua felicità. Di Sienail di 8. Aprile. 1610. Di V. A.S. sj ID fe SON Sp dt WVmilifs. Suddito.e Deuotifs. Seruo Ridolto Capoterro da or Cagli. piena (E BILCOMTER) ear TT pin x a eoono ‘ERMCERO TUTNCERI EBINERIERI ERI ERI ERIAGHIGUI ERICE ERI ri gra ed a) CL RETI DPI: ITIANSTIIATIPA LI PAL IMI PRC AI IL I ATTI NB RESET PE ROCISVATZORTIRI FELINO TIE E RE ALERT RIONI IS «2 ON èlamiaintentione di tenerui abada con pompofe, & fplendide parole,nel rac-. È I ARRE MELITO DAS x A 1 BENIGNI LEERDORL be ) ci RIDOLEO CAPO F. DA CAGLI. 3 È hast ULI TM ” ERO Hel comandarti la profefsione dell'arme, ch'io fò Ela fublimata nel debito grado al 2: È p fuo merito, da per fe fi pregia, & honora affai, &tuttauia laloda, & commenda la z i grandezza, & il valor di quegli, che degnamente portano la fpadaa lato: Trai a quali hoggigloriofamente rifplende l'Illuftrifsimo Signor SILvI0 Piccolomini, x i) VISZZ SUN NA Gran Priure della Religione de Cavalieri di Santo Stetano in Pifa,& Generale del A da l’Artiglierie.è Maftro di Camera di S. A. S* perciò che non pure è fornito a pieno, & con merauiglio- ti #4 fo anantaggiodi quefta della fpada, maancora d'ogni altr’arte Cauallerefca come l’heroiche fue at- & #;.tioni appreffo l’ilteffo, con iftupore di tutti, chiaramente fi manifeftano. Ma per tornarealla fpada, &: dico ella effere arme fopra ad ogn’altra nobilifsima; nel cui maneggio, il più dell'induftria dell’arte del Ja Scherma honoratamente s'impiega, perciò che fecondo il mio giuditio, il portar l’arme, folo non fa ‘£ l’opra intera; & nonè quello, che fa effentiale differenza da vn'huomo compiutamente valorofo à vn Da vile,& codardo,ma fi bene la profefsionech’altrui fadi faperle adoprare valorofamente inlegittima di 1 fefa di fe iffo, & della Patria (ua,la quale veramente nefluno può fare con fuo honore, fe prima non x shumilia, & fotromette alle leggi,& regole della difciplina della fcherma. La quale a guifa di cote affinando; &aflottigliando il valore, lotiduce al colmo della fua vera perfettione. Laonde effendo quefta fcienza fi lodeuole & tanto pregiata, che foperchio, anzi opera perduta farebbe voler prende- r re l’afunto di raccontare tutte le fue eccellenze non credo,che in me habbia da cadere veruna riprenfione TOZS vu LIGIIRI IR 57 AQ NEDO NUNIO DIVISIIAIOMRET TIZI RITIRI NIVICIZETI RUDI ARI PELA LG IIIMIZSIN RERARIRIAS ND INSINOOLI LIA RONN RIDE RI SONCRCNINNE SUE ARTIRO RE E RUITOSTI O RIC meflo a ftringerla nei termini di certi brevi, infallibili, & ben ordinati precetti, 5 le. efallaceincertezza, & la difuti- & fione perche mifia {chiuando al più potere la cieca; & ofcura confufione, l’inganneno le, ed ambitiofa prolifsità Hora, sì come per la conofcenza delle deboli forze mic, non prefumo, che ds Ja felicità del fucceffo habbia del tutto rifpofto al feruore del mio ardentifsimo defiderio. così m'afsicu- jd ro. che lamia honefta;& cordial farica,non mi fia riufcita vana a fitrorimettendomi in ciò al paragone c I medefimo fuggetto. Per la qual cofà cofidaro nella virtù di quello, dal cui 13 di chiinnizi me trattarono i fauoretutte le gratie in noi difcendono fpero fermamente che ca quefti miei più fedeli, che appari- % (centi ammaeftramenti, fia per tornare non Meno è voi vtileè diletto, che ame vna picciola particella % di quel dolce faggio della vera gloria,che a gli animi grati fempremai piace di cortéfemente porgere 2 chi con fincerita di cuore; fi va continuamente affaticando ne loro honorati feruigi). c) ZA POMPINI VISTO NOR NONO RUDONI LI at Sig DE VO DIG OINBIRINII AT ARIES RERITI RIA DITTE STIVA a! TORI RIDI RORITITI NI LIRE RIRIRIC TRITO RI È DELLA SCHERMA. 3 Della fcherma in Generale. NO] ON è cofaal Mondo alla quale la Natura fauia Meeftra, ts' Cenina Madre dell'ronluerfa con SIOIELERRORNAR gras dA ZIA maggioringegno, @} più follecitudine riguardi che alla confersatione di fe Steffa dalla quale efendo GIRA l’aomo fopra ad'ogn'altra mobilima creatura moStrandofî molto tenera delia fa falute lo prowid- A I de,come%dfingolar prewilegio della mano y con la quale nom folamente ff va procurando tutte le cofe E o CS ASS mece[farse per fsoStentatione della vita, ma fî arma ancor di fpada nobulFimo rniffrumento di tutti, 4 per riparare, &/ difonderfi con effa contra qual ft rvoglia affalto di forza nemica; però i fecondo la dritta regola del 2: evero "valore, &/ dell'arte della (cherma a Onde fi puote chiaramente difcernere, quanto all'huomo fia neceffaria s rvtile y howorata la detta difciphna, 5 co me che ad'ogn’runo faccia meftieri ) Stia bene è quegli mafsimamente vichieffa 1 quali armati di fingolar: & valere fono inclinati alla mobile profeftone della militia alla quale quefta fcrenza è Sortopoffa è guifa di dife A w patrone del Mondo dalli Affiri con la Monarchia paffò è Perfrani la lode di queffo efercitio, per il rvalore di (iroyda Perfiani, pernenne è Macedonefi da quefti è i Greci,da i Greci fi fermò ne Roma nisi quali (cometeStimonia Vegetio ) menauano in Campo Maestri di fohermazi quali nominauano, Campi duo È res, veldo&ores che vuol dire, guide sò Maeftridel(ampo,t) questi mfignauano è foldatedì ferire di pun 3 mi a N SIRIO PRA RI IRINONG RO en TORIONTORIICIINIIANTIONI NI IMI SM: SI AGIMIT E MCT IMUCIIMITIINI CONI IST CIMINO TA LI GET VITTETITAI TIME VIENI ETIATAERTUTEVITRCERTITERIE NADA. E NATTLONI ERICERIVCRI ERI ERIERINEMIERIAERIARMINREBIRERICERIERVERICERINERI REATI ELIMINA LPISLETEMIAETAABENTIEAT ERI CATENDIEMB END ABIERERNENEAAPTAEPÌ, BRERA ta; editaglio contro è rum palo Hoggidi noi Fialtani parimente portiamo il vanto nell'arte della feherma ben sd che più rielle Scuole; chein Campo se nell'rufo della Militia attefo che è queSti temps le guerre fi fanno più con l'ar- vi sigherie ecom gl'archibufî che con la fpada y la quale quafi per altro non ferue che per efegmre la vittoria È 21 Queftadiciplinaè arte se non fcienza prefo però 1 vocabolo fciemna nel fio Fretto fimificato perche non tratta del A lecofe‘eterne &) Dinme & chetrapaffino le forze dell’arbitrio humano s ma è arte, non fattina, ne manuale, ano È Zi attiua s ( miniffra molto Stretta della fcrenza cimile $ perche ki fuoi effetts paffano infieme conl ‘operation [ma s è guifa dellarvirtà, o e(fendopaffati non lafciano neffuna forte di lauoro è di manifattura; come vfanodi fare l'arti meccaniche, &5 plebce y le quali tutte quantunque alcune di effe com il some. della nobiltà, ff celebrano; ds @ gran luncatrapaffa @7 auanza 6 href LOSS 22. Lamaterta della fcherma, fono + precetti di ben difendefi con lafpada la fsa forma Gf Pordineè la verità delle fe & regole, fempre maievere @pinfallibile 23 Maè tempo bormai che raccogliendo il tutto yche (fin'hora habbiamo detto in Lreni parole veniamo è porre il fondamento di queffa difciplina 11 quale è la fusa vera, GF propria difftstione fecondo la regola, di cas incaminaremo, G indrizzaremo il rimanente de tutti i fuor precetti La difinitione dellafcherma:, &la fia dichiaratione. 24 È foherma è ron'arte di ben difenderfî con lafpada. E arte, perche è vnaragunanza de precetts perpetuamente veri ye ben'ordizati, & ‘glonenoB alla conmerfa» APRE ER LAI ERIVERDI E LINEMMERMV ERI CERVIA E #3 Loi (o RDIDAIED ET TED LS 02) ERICEMIRGI7 EAICERWMCERINEBILERIMERIILLI EMIRCERIAGBDICENINTAII" DI?E409I LEI" CENINERT LERITDIT IT PAEPNAPNAID AGNA GERA FOA EDS Ia i E) emi e. CRI NCS RETORG NIIRIPRAMTARNARIARBITRI CRIARI NRIRO NONE RICORRONVORIET IRA 6 GRAN SIMVLACRO DELL'ARTE o 26 Lacvétitàè diffofitione de' precetti della fcherma y non sha è mifarae fecondo l'ignoranza d'alcuni, che infegnano,» foriwano per l'evfo lungo dell'armi che hanno; S nom per (cienza, 5° però il più delle volte fanno del'ombra foftanza, delcafo ragione s mefcolando zucche con lanterne & faltardò di paboin frafcas ma fî deue'estimare da per fer o riftretta nella verità della fsa matura 27 L'utilità loroè manifefta; perche infegnano sl modo della difefa $ che è molto naturale custa e” honeffa;@F non fi può dubitare del grandiffimo giowamento; che arreca al viuere bumano; perche giornalmente fî fcorgono mamfeftame tei fuor effetto. Imperochee(fendo la fpada arme accommodata è difenderfî in guuSta distanza nella qualebevno, 5° l'altro può naturalmente offendere, vediamo sche reStandoi combattenti quafî fempre nella difefa vare cvolte evengano all'offefa la quale è l’ultimo rimedio di faluar la fua evita s ilche non anerebbe fè l'arme foffe (proporzionataycioè dò magguoreò minore s eheicerca la difefa naturale. 29 il6ne che fepera la fcherma da tutte l'alere fcuenze &} il ben difenderfi s però vom la fpada è wr w Se Na La diuifione della fcherma ch'è pofta nel conofcimento della fpad2: sa 29 VE fono leparti della fcherma, il couoftimento della fpada s &) il fio maneggio è PI conofcimento della fpa 6 da è la prima parte della Scherma s che infegna a conofeere la fpada è fine di maneggiarla bene» a 30 La fpada dunque è “un arme di ferro apwtata, (J attaà difenderfi tn diffanza s nella quale l'amo, i l’altro può naturalmente &/ con pericolo di evita ofendere è x ù; st Lamateriadelis Spada séil ferro materia di difefa sfînza altro trovata contra quella di legrso poco baftante è siluro 263 fchifard'ingimrie y che lino è l'alro giornalmente vfa di fare» E ii ENFPVDID TESTI DIE ERE LRD IRIS RABAT ORI ARDORE REMORE DI OMODAIN CRIAT O m CEBINERIVERIREIACEMIGRIIEIERIAGMIREBINERINEMICERINERIVERI ERIMERI ERTIEIERI ERG ECM TICO: DATI NALI NALI NALIDE LI IDA LIL LEALI LI RAIALI VIE VAI IDR DICE LICIA TI 2. Laforma fra efferiore.è che fia apuntata s perche fe fo(fe fpontata, non ferusrebbe è tener lontano l’auerfario iu diffan zidioffefa naturale è 2:33. Fl finfuoè la difefa y la quale fiamifica primieramente tener lontano l'anerfarto tanto che non mi poffa offendere, la qual forte di difefa &/ maffime natbrale, potendola metter in apra fenza danno del proffirmo mio. Et mdingua lati- na;come gia vdij dire ad ryu certo hitterato y difender, non viene è dir'altro s che fcanfar sò ver alontanar da una cofa, che pote] emocerez fe troppo fe amuicina[fe é 34 Dipoila parola difendere, (ignifica offendere.) 0 ferire, che è l'ultimo cs fu fidiale rimedio della difefa cafo che l'i- nimico travaffa(fe stermini della prima difefa s x $' dutcina (fe talmente s che to. men'fSì in pericolo di ueniv da lui offe- faz ft 10 20m mt prowedefsi.s perche difatto che l’imimico trafcorre i termini della dififa, entrando în quelli dell'offifa, n01 fon più obligato à portar rifpetto alcuno alla confermation della fua ruita, venga alla volta mia, con qual fi vo- lia arme accommodata. ad offendermi y naturalmente pure come dico nella diftanza di porti arisuare è 35 Dalfin della (pada il quale è difenderfi nella detta diftanza fi mifuralafua lunghezza è 5 36 Adunque la ffada ba daeffer lunga, quanto .il Braccio dos ruolte e quanto il'inso paffo firaordinario,la qual lunghezza parimente rifponde è quella, che è dalla pianta del muo piedi infino fotto alle ditella del bracîio. So 37 Duefonoleparti della fpada 31lfortey (il debile. Fiforte comincia dal finimento, infino è mezza lama &» il de» bile fi chiama il rimanente 3 7 [forte è per parare 65° 4! debile per ferire. 38.31 Floè falfo» G dritto.. Fl drutoè quello sche ffam giù quando la sano fa nella fua natural pofitura 4 la quale evoltandofiin fora ò di dentro fuor del fuo natural (ito, fa il filo falfo. Tlprimo fito, cioè del filo dritto, fî comofee nel luterza che è la pofftura della [Dada in guardia l'altro cioè del filo falfo apparirà manifeffo nella pofitura della terza Gf fecondo y che fano (iti di (pada y n0n inguardia ma melferirei 39. Diudo folamente sl debole nel filo dritto ye falfo GF wonil forte perche queSta conf derattone y1w0n accade che fi faccia nel forte, che ferie non ad altro fine che al parare &/ però fe fo(fe fenta filo se vintuzzata non farebbe er- G Yor DI cà È DELI CERI ENTI ADI EE III GTI EEE ELI AEMIERIIO ELIA CI CI VR ARTT MRI NALIIMI LITAS LINATE LINALIMIC ENI IMATINALIMATINA A COPIONE Sr è ce Co si AEG SERI CERDAERILERI IR CCEDITAT DTD NAATRAIDOR TIR ARA: GRAN SIMVLACRO' DELL'ARTE I vor nefftano, in luogo di punta nelforte,co il frnimento, mon folamseute per impugnare la (pada, ma ancora per coprirfî, e primcipalmente la teffa nel fersre + RR CAPITOLO INI. Della mifura» PI. INHORA babbiamio ragionare della prima parte della feherma che confiste nel conoftimento della (pada adeffo Incominciaremo è trattare della feconda partes che è quella delfuvo maneggio è 4I di maneggio della fpada è la feconda parte della fcherma che moftra sl modo di maneggiare la Spada, fi di- Str'buifce nella preparatina alla difefa, & nella difefarfteffa la A aa 93 laprima parte del maneggio della Spada, che mette s combattenti in guufta diffanza s& inconueneuole pofitura di perfona per difinderfi è tempo; ha due parti nella prima fi ragiona della mifara, del tempo, Nella feconda s fî tratta della difbofitione delle membra della perfona La mifura fî prende per ona certa distanza da vm termine all'altro come per effempio nell'arte della fcherma fe piglia per la diffanza s che corre dalla punta della mia (bada y alla vità dell'aserfario 3 che è larga yò Stretta. Di poi fe pigha per &vnd cofa atta è mifurare la detta diftanza, la quale nell'-ofo della fcherma è il braccio naturale che vufuratutee de diftanze il quale nell'eferistio di queft'arte y ba tutte le qualità &° condition y che ad una comprata mifiara fî afpettano è La mifiera è una giufta diffanza s dalla punta delle mia fPada s alla evita dell'aucrfario nella quale lo poffo ferire fecondo la quale; ff è da indrizzate tutté l'attioni della ma fpada; difefa è La mifera {tretta è del piedi sò del braccwo dritto; la mifara del piedi è del pie fermo sè del piedi accrefemto SG ISTIRI PIERI ARSERTERZORSIA I TANA NORRE NOIE ORE CRIARI CMINT OR GSO ROMAINE IRINORVEZIRE Mi doo be to CS d» dA PRIROTITIRRATNAC ARONA EROINA AQ ETRO TIDENSIARTAE BRROROGTIZII 2 CERPIGRIVEBWMEBIREUIENIVERIRTCLWMELIEL pi AATINI IH Ed oytea; "ERI PUB PLSEEBITAEII ATEI RIDIRE STADE CRRAER CENERE E RAED D.ELLA.SCHERMA: ‘ È +6 La mifsra larga è quando con l'accrefcimento del piedi dritto, poffoferire l'auuerfario co quefta mifiora è la prima Fretta É {7 La mifiara ffretta di pre fermo, nella quale folamente Spingendo la vita; te gambe insanzi, poffo ferire P aterfario, C 48 LafStrettifimamifbra, quandoè mifsura laoga ferifce lanerfario nel braccio auanzato 0° feoperto ò fia quello 3 del pugnale ò quello della fpada 3 con sl piefiniftro indietro, accompagnato dal deftro nel fertre 3 49 Laprimamifuralargaè d'untemposntiero, G mezzo; la fecondaè d'un tempointiero, laterza è d'un mexzo terpo» rsfpetto alle tre diffanze le quali fecondo laloro grandezza ricercano più j0 seno rvelocità di tempo, 69 que- Sto baSti di baner detto della mifura Seguita bora la dotivbua del tempo. SPNARO da Del tempo. s0 L' evocabolo Tempo nella fcherma evien è (remificare tre cofe diserfe s primieramente figniffica va giuffo (patio di I moto,ò di quietesche mi bifogna perwentre a cun terntime definito per alcun anto difegno fenza confiderare uh ghezza 3 ò brewità di quel tempo, folos che so alla Fine peruenga è quel termine Si come nell'arte della fcherma, per evenire a mifura 3 #91 bifogna cun certo y (/ gruffo tempo di moto ? di quiete y 108 importa, fe vi arriuo ò préffo,ò tardi 3 pur che so giunga al laogo defiderato “Ponidmo efempio s'cheto mi mona à cercare la saifsray ? che to rvada pian piano a tronarla & rebbe dife Guale mi momeret in vano ,ò non fenza nisto eran pericolo. Pomamo sl cafo,che ambidue ci neontamo a cercare la mifura se l'eunoyt6) l'altro fî dia è d'intendere di hanerla tromata s andando -mbidue ad imueStivfî interute $5 ny se me, che l'uno, l'altro non colpifca, perche il tenspo nel quale fi moffono è ferire non fu giuSto rifpetto alla diffan za, alla qua le douesano prima arriuare tn questo efempro fî vede che tl moto della mia punta, mifura il moto del- DI la vita del mio anerfario 5 GF il moto della punta dell'amerfario mifura il moto della mia vita. Però alle volte sa asusene che molti fr ferifcono l'un l'altro di contra tempo, effcado venuti ad va tempo esuale è mifura fretta è si s4 ]ltempochefi hà da confiderare nella mifura larga ) richiede patientia quello delli miftra fretta presterza nel! E ferire 3 nel partirfî.. È ss Fltempo della mufura firetta fi pende sò per mancamento della natura; ò per difetto dell'arte e dell'efercitio 56 Permancamento della naturd; per troppatardezza delle cambe del braccio, &/ dalla &vita, la qual deriua, è dal= la debolezza y ò dal troppo pefo della perfona come «vediatteo amuenire è buomini, è troppo corpolenti è troppo SRG ae IRE forti. È 39 Per difetto dell'arte, quando la mifura firetta mon s'impara è cercare come ( consiene con la o evita caricata (1 fo la gamba manca con. il paffo ordinario s con il braccio dritto diftela 2 perche le cofè fi banno & ‘mmuouere sn compagnia per producere ad «uno ‘effetto mecefimo A ARRIARIARIRAARIE RI E TIRRIIRIR VISITI SII 6 n0 GI DICI Li ri RR i Apri 13 GRAN SIMVLACRO DELL'ARTE I È fe debbono ancor monere in vna giufa diffanza però fe la punta della [pada è molto innanzi, CI la gamba adiesro ,ò fela gamba è innanzi, 5° il braccio adietro mai fi portera la Spada con quella prontezza 3 DA cre pre È Setza che fi richiede per laqualcofa quelli che un fè fproportionata diffanza di membra “vengono è cercare la mi fura Fretta benche cvi arrimono nondimeno non po[fono effere è tempo di ferire perche li mancherà il miglior tem- & po della mifisra fretta, ch'è quella della pronta giufferza, ò preStezza. 3 58 Per mancamento dell'effercstio y fr perde ul tempo per cagione che la perfona mon è ancora bene fciolta di membra sò È quando li fiolari prendono qualche ufo cattiuo andando diettro alle vanità delle finte (5 delle cauationi 7 con tra cauatione fimilcofe cofe fatte, ni 59 Da questo, che fin'hora habbiamo detto s ogn'-vno facilmente potrà comprendere effe er fal[rffemo quello che mole ! diconosche il tempo fî prenda folamente dal momimentosche fa l’auerfario con la fua vita,” Spada 3 ima che bifogni hawer parimente riguardo al moto mio proprio e non folamente al moto mio, quel dell'aunerfario ma ancora alla no- SEra quiete s perche sl tempo mon è folamente mifura del moto, ma del moto e della quiete i 6o E concludendo quefta materia dal tempo, dico, che ogni moto, GF ogni quiete mia e del mio amerfario fanno infieame cun tempo 15 quanto che l'uno l'altro mifura.. ROM ERI LORPEMIT ER ER URPERIY Della perfona, & primieramente della tefta. er A seSfa cueramente è cofa principale im queSto efèrcitia $ poffa però nel fuo debito loco 3 perche è quella che co- È mofce le mifure G/ 1tempi onde bifogna y che cvenga collocata sm luogo 3 oue poffa far la fentimella GG fco» prire sl paefe da ogni banda i 3 RERIVERIRERIIEMIVEBINERIVERINERVERIV ENI ENIERI" VEMINEMIVERITEBINELI! GUINEA cantar TRRAIDARTAT RADAR e RR DET DIRE era) Do) DOTI MIRI TINTORETTO DELLA SCHERMA. 13 63Il fito della testa nel ffare in guardia co nelcercare la mifura y all'hora è giuffo, & conueneuole, quando inffeme con 9 la fpada fa cuna linea dritta perche in queSta maniera gl'occhi Pvedrazino tutte le quieti, (I tuttii momimenti del- la [pada 5° della vita dell'aunerfario, &/ conofceranno fubito le parti, che fî hanno ad offendere} è difende- Zi re,efendo poffalateSta nelle dette parts, GY però habili à gettar per tnttoi raggi cvifuali in linea dritta y1l che? mon farebbono fe la tefta fi reggeffe più alta, ò può baffa che non fpargerebbono da ogni banda i fici raegi, &/ così 30m farebbono pronts ad apprendere ò fuggire ul tempo. 63 Nelloftare in guardia, nel cercar la mfura, la tefta fi ripofa fopra la (palla manca S nel ferire fopra la destra Jpalla fi appoggia X 64 Nello Staresn guardia, 5° nelcercare la mifiera s lateffa fi batanto è ritirare quanto fia poffibile nel ferire fi È i «vsole [pingere innanzi tanto quanto fî puote. i o 63. Nelferire y riguarderà la teffa alquanto più da cunlato, che dall'altro fecondo che di dentros è di fuora fî ferirà fî È s che ella venga coperta dalfinimente & dal braccio della [pada De 06 Altrsfiti, 0) mouimenti di teffa, che fî fanno nel paffare, nel fuggire, e fcanfar la vita in diuerfe forte di guardie, in infiniti modi difersre non poffono ametterfi per buoni perche efcano fuor di linea dritta, la quale da me even 3 chiamata quella, la quale fpartifce la mia vita per il fianco infîeme con quella dell'anerfario y come per il contrario È linea obligua chiamo quella la quale fugge fuori della mia vità, Ò di quella del mio anerfatio, fi da cvna parte, co- 2a we dall'altra, fecondo laregola della quale tutto ilgioto della fcherma feha da mifurare e, SILIRTORETIRERUTA È te ORNEDG REDIETITNE NA sele GRERILISRI CA. BEDITIIABANI So RESA A e EVI RCTIORLI ARTI GRAN SIMVLACRO DELL'ARTE DICA: SILE LITI GER e fi che l'angolo y che fewcon la cofcra dritta è pena appariféa s conlacofcia manca venga è fare Up angoloottwfo, fî che la (palla manca alla limea del pie manco rifponda (F la dritta, giuffamente fpartifca per il mezzo il paffo della cuardia i 68 Nelferire la vita fi (pinge innanzi fî che la cofcia dritta con la vita formi run'angolo ottufi, GF la punta della Spalla s riffonda alla punta del pie dritto s e la cofcia Gy gamba manca fi porti innanzi è traueifò in linea obliqua, talmente diftefa che la fpalla manca, divida per il mezzo il paffo x che fi fa» 09. E quandofi vad ferire la vita cumol'effer fpintainnanziinlinea dritta fi che per la diuerfîtà del'ferire di fuora, di dentro, pendendo alguanto più dall'una che dall'altra banda s lesi pochiftimso della linea dritta 3 70 Il fineperchela vita fia cofî piegata questo prima perche in quefto modo più fi allungang siepi fi fe uopramo 5° 3 meglio fi guardano, && difendono le parti, che fi poffono offendere s perche rum berzaglio quanto più è difcoffo, tan- coi Della vita» 3 poca pe Nepi: 67 P ELLO. ffaresugnardia ts? velcercare la mifuray la vita vmoleffer piegata e penaer è dietro è fcarpa, SERATE rd to piè difficile è ferire di poi così sel ferire fr portano le botte più lunghe pi preffe, pù gagliar de che quanto pùl offefe ‘vengono da lontano, tanto più fono ficures 9° migliori. vr Oltrealla piegatura della vita y GF della fesa forma che prende nel metterfi in guardia s nel cercar la mifara, eo nel è fersre fe confidera fimulmente il fuo fcanfo 3 1l quale lema della larghezza fusa fi come la piega dinsinufce,cSs reffrin ge la fa altezza. RIDARE NAT) E (Si SEED 3 SASA E EBBE MI GMIERII ULI: EMZIELIAERI a CID BIEINALNABIAE IAEDAIV EVAETD TI RATAV TAB FI) EETI I RED sen PR TII FRASI INDIE ERA ARIA TINA IT TI A RRINE ARRE I ADANI ARTO MINI PA a 72 Lofcanfo della vita svwol'effer tale che altri non mofir: più cheil mezzo del petto,nomfolo nel fermarfî i guardia, @} nelcercar la mifura ma ancora nel ferire, perche quanto meno db petto fi moffra tanto pia fi camma s Br fi ferifcesn linea dritta $° quanto più fcuopre tantapi della mifara «@F del tempo fe perde y3 Achipiacciano le quardie e contraguardie,&7 lo firingere di qua, di là,difogra ye difotto le finte3 7 contra finte’; spalti d'tranerfoz li fcanfî delle gambe se l'incrociate s neceffariamente formano, CJ mowanola vita immolti firani È miodi le quali sccome cofe fatte è cafax/ in neffiuna ragione che ftabie 3 E «vera fofe fordata, confegnaremo i i è loro antori b: ngi Sed RT EE GA PITOLO VIII. Delle braccia bs ROMS parte fia fuperiore 3 fi diftenda in linea obliqua y in giù tanto chedl gombito fcontri la piega della vita 6) vifponda al gimocchio dritto, (7 la [ha parte mferiore, vetirata aluanto, formsinfieme con la (cada runa linea diritta. 73 Nello Pare n guardia» Gr nel cercar la miftora 351 braccio manco imfieme con latofeia, 5° con la gamba finiSira, ha da fare il contrapefo alla vita e alla cofcia ye gamba dritta y & la fra parte fapersore 3 Vol effer AiStefa fî che rifponda al ginocchio manco &/ ftontri la prega del fianco frmuffro la fina parte inferiore yewvuol ftare alquanto inferactdlta per aiutare è (pingere con il fruormote mnnanzi la cortamel ferire, che non farebbe fe $teffe come fe fore fe'abbandonato i D 76 Aelferite; il braccio dritto comoleffer diffefo in linea dritta, mvoltandola parte dì fotto della manose del braccio in ‘fia 3 bor di dentro bor difuora fecondo da che banda fi ferifce 14 N ELLO: ftaringuardia, 5 nelcercare la mifura ) il braccio dritto ba da Stave alguanto piegato, fi che la & TRPUERIIISRIOAN A Ai CERINERINENIERIICAVERINEBIERIERIVELIERIVENMERI VEDI ERIMNERI EBIMERI ERIERIVERY: DT $ ERRE RIENTRI DID FRI NEAR OLD 7 CIS RTT CANTATO EAT RATTI INIRVAIA SIVORI ORI SI LITI ZI È 73 Nelferire sil'braccio manco cvwolefferetanto diffefo che faccia comil braccio dritto roma tinea retta, voltandolo fico do fi fersfce:di fuorayò di dentro perche ogni poco, che fî portaffe immanzi il braccio ò che fî fermaffe im linea obliqua; diminusrebbe affai della mifura, ov della preffezza del tempo È 9 72 Lafpadafirepura rutto ronimembroconilbraccio s&I con la partè inferiore del braccio, ba da formare cruna nea drit- Si D za, (3 larghezza in due parti eguali però nello ffare tn ‘enardia, @ nel cercare la mifura s laragione perche hab bia à ritornare guuStamente la piegatura del Fanco, (7° quefta che ogni volta, che Ftarà in quefto fito, farà pron- ti/sima è foccorrere è tutte le fue parti s che ff poffano offendere e(fendo che la parte fuperiore cioè quella della fonte anta della teffa s infino alla piega del fianco mifiari la parte di fatto della prega del fianco infino al ginocchio che mon accade hawer riguardo alle gambe che nella natural deffarizsa dell'offefa di piedi accrefesmto non poffome offendere fenza trafcorrere troppo com la unta in manifefto pericolo 19 Flfitoè la pofitura della fpada nelferire è tmei'rono con quello del fao braccio, cvibleando nel ferire sb filo falfo in fia, [î= 5 condo fe ferifce di fuora è di dentro do eAuertifcafî diligentemente s chela punta della ffada, sépre guardi le parti (coperte deli'imimico che fono quelle del fia co dritto &S della cofcia dritta @ non fî lafe ci veruno difuiare da questa intentione, per lo (coprir delle parti fini- Sire s che è mifiara s @ tempo fallace potendofi lenare in cun Jhbsco 3 sl che mon awiene dalle parti deffre sche neceffata chegiuftamente rifponda alla piegatura del fianco deffro x ba da partire la vita in quanto alla fuma lunghez- riamente fanno berzaglio 81. Flbraccio raccolto, monè buono Fare in ‘guardia rimente buono per cercare la mifura; perche la pu mon può pighare la giuffa miftura ne nsanco fersr s perche non fonopre bene la mifura vela quale mi trowa 5 non è pa nta della fpadaè troppo lontana dalla vira. dell'amerfario, Onde ed tempo, oltre è ciò cofr ritirato sl braccio nom tien lontano l'auer fario dalla giuffa diftanza nella quale mi ‘ può ferire 5 &5"cofî non fal'offitio: Peril quale la fpada principalmente fstrauata fimulmente son è vtile nel ferire s perche on potrà fersre mella mifara ds pie accrefouuto, che fiando con le SIBARDARARERIZZARIR d GLIO SIATBRO METRATURA ANA LL) CELIO CEE IIBIITCE LIETI ERI EMIR NI; ») 9 b) RI CELMVEMA CEMITEIAELICERIAERIEMII A POEMI CEI ERINERI: CEMWEELIEEHINERIIEUTCERI EMI 10 So) EPILERLITERIIET: ERDUTVRLEVT CAT TRNAD EOBADIATADABAROTATAB: CPI RIE È 1A) DELLA SCHERMA. 17 È se Ja pifpra fia tanto lontana dall'awerfario om potra giustamente pigliare detta miftras la quale è tanto più eccellen- 54 5 teydelle mifare pus ffrette s quanto meglio è al ferire l'auerfario da lontano che da vicino eAppreffomon è buono cÉ È per fparare la botta s la quale infteme con il braccio fi fe arica per la (punta y che fa la vita innanzi; e mon è vero, che bo E lo fender del braccio accrefta la mifura 3704 fi bene con lo fender della vita s edel paffo innanzi; perche la camba a & muanzi la cvita nel'cacciar il braccio con la fpada fi pofà fopra la gamba manca s Jopra la quale ff appoggia tut- 5 = tala uita con la gamba PRSA 9 la qual gamba feri fira nei parare 9 butta innanzi la utta y la cofcra fopra la camba 3 È dritta il quale fcambrenolmente fa pilafro contraforte foffenendo tutto il pefo della wita (pinta immanzi ferfpa sO da rare la botta è 3 DI di h, va 1 de E % 82.7 pastone ue ‘efo del tutto in guardia 00° nel cercar la mifura, m0m po[fo provare, perche sforza la pada fisori del fto o; fio giu ff 0,07 accommodato a defenderela uita propita, î$ ad offendere quella dell'awerfario è nel ferire non amutala È n sro sa Da ne la n ta, ela porta con meno gagliardezza altri (iti, momimenti di braccia m0n defidera 1lgi0- 2a “ CO ACLTEVITE LUCA AVILÉTA è $ ES 3 d CoA P..1L.T.-0.Loebced & GA SA ae fi i acne È = A) Delle cofcie, gambe dei piedi, edel paflo. £ o CI I3 a & ELLO fareingnardia e melcercar la miftira fretta la cambadrittaconlacofcia ze fha piedi, guardano in- “È nanzi drittamente pende adietro in linea obliqua sà guufa di fcarpa y ) la gamba manca con la cofesa è fuo #2 piedi guarda dritto cverfo le parti (îmsStre comil grmoechia piegato al poffrbile 3-fe che la parte di demtro del calca- SÉ guo,dirittamente riponda alla punta del calcagnio deftro x 24 Nel ferire fî piega tl ginocchio della gamba dritta y tanto, quanto fi puote; ff che le gamba, la cofcia, vengano è i D fare (oN ISIRO NEDO RO RI RO RI LETI RIESTTRIIIRVTVIRIVORO NIRO NIRORCOZA A vali VS GISTLEMIEMICERI CERI CERI ERI EX ICEMINEBIVERIMENI ERI LB E PIERRE E 51 è EDIL TINI) A MU Z N + È 4A ù È Sea, SI CILE È. ARIETE o EFBIIONSO CPSI LEI AMD DOO_ 19 RLEFV APREA 9 POTERTI 18 GRAN. SIMVLACRO DELL'ARTE RA io 63) fare cin'angolo acutif61mos eper il contrario la gamba manca con la cofîsa 5 fi ftende imnanzy tn linea obligua è gui iù PA i — fadi fearpa» vale paffoè ona giusta diftanza delle gambe, tanto: nel fermarfi s quanto nelmuowerfîatto è metterfî in guardia è S cercare la miftra:s dferres rifpetta alla diffanza 3 il paffoèzò riffretto deltutto yò mezzo palf 0, d giusto paffo, E ò firaordinario + X 5 VAIO (IERI GIRABREI SET; i Si o 26 Fonell'afo della fcher ma nom fo buon paffo alcuno, fol chel ordinario $ nel quale la «vita Sta commoda e ben carica 3a LI la 5a S ta in guardia per cercare con rum poco d'accreftimento di paffola nnfara (fretta, che cuolendo cercarla com pafti più È; a piccoli la bafe troppo fretta e debile, non regerebbe il pefo della cvita,e fî feoncerterebbe, fe non à poco è poco, ma con x e pipise mezzipaffi fî cercaffe la mifura se perdendo il tempo, non Caricarebbe con tanta preffezza la botta, &/ fe È 1S; pur fon buoni detti paffî feruiranno fuor di mifura per caminarese metterfî um guardia y e.per ritornare mella. 3 & 87 Flpafo della foherma nor per miglior intelligenza, In chiamaremo Mulitare 3 ò foldatefio diutdendo nell'ordinario, 3 x 5° Straordinario è L'ordinario è quello mel quale fi Stà tn guardia &/ ft cerca lamifura Stretta, Et il firaore & E dinatio fale quello y nel quale fî mowe alargando ilpaffo intanzi per ferire. x a d8 gl pafforifpetto alfîto, fi può confiderare im più modi y innanzi adietro s ida banda se è trauerfo,&/ quefta con le Di ES gambe incrociate Ò ò parimente fi muoue sè vna gamba fila è ambedue s e fi muonano le gambe per fare vn G x pa[fommtero ò per diminuirla., à per mutarlo di (ito per sfug gire 3 ò fcanfar lacvita. es 7 29 eAlmioparere y non for fe non dui modi principali di fermarfi, e di muouerfe rifpetto alle gambe. Il primo modoè s gi SO ara DIECI RE RIAIRURILE ARURCGRINTEVII) RERCRINI TRINO NEAZTO ROS SIRECRORI TR ARORUIRITERIANLVILAURORO PROIIVONMIA & quillo, che fî affetta alla guardia al cercar la mifara Stretta 3 ò per (chiwarla l'altro ferme per ferire è vi 90 gl palfî ‘guar da banda non sò che ferua ad altro fe non per fare vna bella vifta, e moStrare animofità e peri a comofcere le forze dell'auserfario quando altrui va è metterfî w quardia in quest'occafîone di cammare ti potrai a) fersire di tustis paffî fretti se giufti s ben.che al mia giuditio ancora: questo l'ordimario porti il vanto. so gi Sonoancora di quelli che fe ne feruono di queSto caminare da banda; quando l'anuerfaria è poffo ua linea. oblizua con D 5 la È b 9 Li e TION 9 ne DI a LETIMETTIR AI Li pred SEED: CECA. CISANO ENI RITTER CECO SLONIO VSICL E SRO o DELL A SCHERMA. 19 & lafbada per Sirincerlo di fuora ma al mio parere più (pedita via farebbe di cercar fubitola n fmra Ftrettain linea x dritta, che fecondare il fuo cuoco fuor di regola. «Aicuni fè ne fernano ancora per faug gir di vita y mentre che l’aumer SD Sari cvren per ferirti incontramdolo di quarta; e di (econda è di fisorisò di dentro fecondo loccorrenza s ma tan kai to potrebbono incontrarlo hawendo in confideratione il tempo s'e la mifura di quarta y. 0 di feconda in linea drit- Li ta, fenza tranerfar le gambe ba 92 L'incrociata del piede manco verfo le parti deffre nell ‘imquartare fono inutili è fe ne può far di manco perche impedif” S cono la vita e fcortano il moto dal braccio dritto nel ferire», con perdimento di tempo lo fcanfo della gamba dritta alle parti finiftre dell’anuerfario per inquartare ye parimente na cofà fatta è cafo più preffo firue per va'ami- Gi cheuole affalto che per quiffione, ò contefî è 4 93 Lepaffate non fono baone; perche perdono di mifura, e dì tempo intanto, che fe muoni la gamba manca sche sn quel mentre la vita; e la gamba dritta com ul braccio della fpada:, non può muowere è ferire con la debita preftezza; ne Senza pericolo di rifpofta 94 Leritirate neceffarie principalmente nel ferire $ perche nell'atto del ferire neceffariamente fîoprola rustaze però fe io ani fermaffe troppo potrebbe facilmente auenire ychel’auuerfario mi deffe rffoSta. Della difefa:; della guardia. N fin'hora babbiamo trattato della prima parte ‘del maneggio della. fpada la quale ci ba infegnato la Ci giuffa diflanza s &» la vera pofitura di tutte le membra della' perfona s che fî richiede alla, difefa È D 2 hora 4 SIRIRREPLORRIARG IVTIARIIAARIARRERITZIODINIMIRAIOLIE RCN AI RETTA NIETO MIRI CRANIO MON Za x, HATLE Div. rad e (GITE Sx ea uv REVOLT pa RONET LEPIICE RICE I EGRTNEMIUII ELI CEI ERIN EIA RIICERI? LAI ERI SI IAL'IPALI NALI MIR I RU LIMIT) CID LED (ABILI I EPVIRIRENARI EDEN TENETE 5 ATMEZOGRI TA NSA ESTE SETT ILA NTSC MET A AED LC ft e, k NEPI ATRDAE TE) x G AS a) RIE ARR N ( ) XE ade Serre SY Nirrcàra hora parlarc:n0 dell'ifteffa dfefa 99 Ladifefa è la feconda parte del maneggio della fiada y la quale ci ammaestra di adoprare la (pada per moffra dififa, &/ ba due partis delle qual la prinia è la difenfiua d quaradia come la vogliamo chiamare, l'altra è l'offe afiva,: 97 La quardiaè una pofîtura di braccio, di fpadadiflefa:tv limea dritta nel mezzo delle parti offenfibile, con la vita bene accommodata al fiso pa(fo ordimario per tenere lowstano l'awerjario da ogni offefa s x per offenderio cafo che fi ausicizaffe con tuo pericolo 98 Laterza dunqueè folamente guardia y1non già poSto il finimento fuori del ginocchio s ma fi che siuffamente partifea lacvita per il mezzo mom alta, ne baffa ma giuSfa nel mezzo delle parti; chesmon. fi poffano coprire3 per effere egualmente pronta e vicina è tutte le fue offefe, e diffefe. 9.9 Laprimaè la feconda, non fon guardie s perche won fonatte è cercare la mifura e fî soprono troppola vita, e non foro egualmente cvicine è tutte le parti della vita che fi poffano offendere diffendere i la quarta pariinente mofira troppo di evita se modo di ferire S° non guardarft, i 100 Trecaufe fono le qual fanno difficile tirareà fegno, cioè la lontananza del berzagho3: perche Stà mafcoffo; fî che à pena fî può vedere per l'impediniento delle cofe che l'adombiano fepure feopertoè che anuicinandofi il pericolo del colpo in wn fabito fi poffa coprire 101 Tuttequeftecvirtà mn fe contiene la noftra guardia s perche allontana affai il berzagho e ne lewa tanto quanto puote mediante la piegatura 5° lo fcanfo della vita yi pos cnopre bémifStmo le partis che non fi-po [fano fea nfa ni 7) fe pure ne rimangano delle feoperte, SFa pronta è faccorerle tifognando in egual diftanza s 6) Riina ficura è pi gliar bene tempo se lara:fura la qual cofaè l'eviltima perfettrone dell a gu suda + Poz Del mutato di guardia sin guardia, non mi è lecito parlarne; n0n facendo buona s fe non vna gquardia fola 103. L'effelaè vnadifefa y nella quale cerco la mara; e ferifco il mio duwerfarto è (API SN nd REMI RR TA TTI LIT KIA e te ao Sa IATA See ADERTO al RSI FNCONO SAN LIL VANI, NTINILVELIIMI LIT IIART LAPIS LV IV) qc RI D Va) aL d ta TY AI è. [apter LE CAR tel STISTLEUDARI TR TS AA bi Tad REED Lai £R E é GA ali Ki lab, dA IRGBI CERVICE MWC MIEI MIEI IMEIAEMINERIICLICERIVERTIV E MIEMETIITIENI ee E CERTI CER ENTIEBI CEMGAEE MATRICE INCI) TI ASI SIIT RR RI im É PR NE LIRURNI VINI TUA AS tal DION IRENE tv) sen D E L'LLA:SCHERMA. 21 d D SE 9 EVA GIONONA ADDA GILIVIAATI gir A SAI Ag Si Alora Sig tri ‘ >) DEDIOCED EDI DEDED:RIA GONiIST i \0 e! ì x È ERE \grr Si °* COC DR DID DAD e; (Chi e eo N O O e eri (e e)te P "ORTO IZARN ROTTO REIT VSNTIRIIRA RARI ARASVANE ARCANA AMI RARE ARE DATI è ae? "i 3 TRGERBSTSINONESIFIIRO DX se) Fee SED RIII ERIERICEBIVERIEMICENITOGAI" ERINERINERI: CERI REMI III TEMI LEMII CE PINERIO Yet SIMONE TIVI DI TIATI NATIVO SROGICCIAT. CEMTI 103: (EVTLBGICEAT CETRA CEI C#TÀ cES:; (EL 8) Niri K TEO: il pugnale mentre, che l’auerfario ftaua in guardia larga, &lafcia arrivare il nimico a mifura. quarta di fopra portandoli vna ftoccata lunga nel petto. IDRO OTNIRONONIIRI PO LX ARRI n À ci DRY PROCRNIAIZAPATE RP ELLI LARA TOR IYIIITORI ELIM mimi se santa solo Tua atta ne PS fe ere et Senese Ie dote ee E. ItrRovanDOSI l’auerfarioinquartaconil braccio ritirato, eil pugnale alto dritto e largo èconil braccio diftefo, te li farài incontro in terza diftefa conil pugnale trauerfato innanzi al petto,& auuicinerai di fuora al fuo pugnale fermandofi egli pure nella fua guardia, & arriuato, che farai con la punta della tua fpada pari al fuo pugnale, cauerai di È E È Sir 4 AS tr Ao IURIS FRITTI IA RSI stai I SFERA DI FEDE DET A PIO O 5FIGVRA CHE FERISCE? i DI VNA PVNTA TRA L'ARMENEL PETTO CAVANDOLA PER DI SOPRA IL CICPHRAI de! TRI Fazi aa Fo ul a pr) pod ARS BRNIATICIGIARIZE o ED CELIIVERI TUT UEMII CEHIICEMI"LEMIIERI7 ENICEMIME MI CELINERINE HI ELI LEBIVERI TRI ERI CE RIERI" ERI GA CERMTI CB) CERI EAT SENTI ERICA TAGIARII. LI: (EPA SIERI EER eTIAATI (ERDOGT) (2NAGN EMI) CC JN So i et I La ANI jp: CO ey AL ‘9 ego Le pa a ugo, si AE TIRO Ap STE eo I E TEO O o A Pa, tft IA tr AMOR AT e SLATER Ai gpl a 8 "Neal AE asl E aa adi ee MODO DI ADOPERAR LA SPADA E CAPPA c 4 EINE, che quefta materia della cappa meglio s'intenda, non farà forfe fuor ci propofito 53 KI dichiarare alcuni termini. chè con eiia vfar fi deuono. Dicoui' adunque, che hauendola x cappaa torno fi Jafcerà calare giù dalla fpalla deftra, perinfino al mezzo del finiftro brac so cio,& poi volgendo la man manca per di fuori, auuiluppando foprail braccio la detta cap pa, ponevdoli con efla in terza, d in altra guardia. come vi piacerà. Quanto poi al paffeg giare, fi terrà quell’ordine. che fi tiene conla fpada, e pugnale per effere vn medefimo andamento, eccet to, che nel parare perla differenza. Poiche la cappa fi puol tagliare, e forare il che non auuiene al pugnale. Et ritrouandoui in terza, come di fopra all'incontro al tuo auerfario, & che egli ti tiraffe di man dritto per tefta” tu nell’iftefiorempo pafferai innanzi con il piemanco parando conla cappa nel forte della fpada nimica; fpingendoli nel petto vna punta fipud ancora parare il detto colpo di prima, conla fpada in guardia di tefta accompagnata dalla cappa, raccogliendo in quel tempo il piè fini. (tro, appreffo il deftro, & fubito andare col dettro innanzi, e volgere vn man dritto per tefta, o per gamba, ma quando foffe tirato, o man dritto, o riuerfo pergamba.fi tirerà alquanto indietro il piè deftro & fe farà man dritto fe li darà vn riuerfo nel braccio, della fpada,& fe farà riuerfo fe gli darà vn dritto pur nel detto braccio ma il vero parare; farà parare con la fpada,e poi nel ferire andare accompagnare la fpada conla cappa,con vrtarla fpada nimica, & così fi ferirà ficuramente. Di più dico.che le teguenti figure dimoftrano il modo,che fi deue tenere a guadagnarla fpada all’auerfario,in fpada, e cappa di dentro. IRMONARORG X NG RI ELY INT INCONOME RAMA ZIO GEE 5 pae (CS RRERATO RU RITO RI RITI TITOLI PRRIRITIG ORION LACAN ORMIZI NEO ON DELIO Dx ua S ese, CEMIS ERI CEMII REMI CEHIELII LEMZI CEDILEHI CGI CEI" CEREA 6? CEI) CHI LI CEPINEHI CERI; GI CERBVAMTO CET) (ET) CENCI) EVI) EEDAAI ERMETICA TTI RETE TIVALKLPMLATICED ESSO x Così sd e De se PIT 0) 2222 O ade e Neg dot: R. 24 RAP ESITI LgS Ji PRES a TA IFIGVRA CHE FERISCE ‘DI CONTRACAVATIONE DI QVARTA NELLA FACCIA PARANDO COL BRACCIO DELLA “ cappala fpada nimica in fuora mentre, che l’auerfario cauò la {ua fpada per ferire di punta -TnpO iltuoauerfarioin quarta con la fpada diftefa,e alta,ti daraia ftringerla di quarta di dentro con il braccio della cappa fotto il tuo forte volendo egli cauare per ferirti di pun tain qual fi vogliamodo parando con la cappain fu in fuora dalle tue parti finiftre,e con tricuando di quarta, lo ferirai nella faccia 0 doue ti tornerà più comodo ERO, LE TI PI SEE cia NI IE e "— EHOCU ARAN RIAIATAIANNI RIINA I O SIGRIIA TI VASETTI RI ATARTIAIATARIRONT TORO IIARIRRIVENRE OS DI) pesi IRA Lr INIT AR ELITE Ii ag Ra A DERNIIZIOR FUEL CL LORA GA RIUSOEIC SE [A SRATMRIRLIRAARTORIRN ZGOUG RARA IAT TE = adtinigiztiiicii_—r—t—m———t_—u RGBINENA EMINERI] CEWICELI"FANENITEBILGMBAERII" ENI VENI IEMIMERINEMVERI VERITERI TELI ESS) degna SRI CERESIO CERI? CEBTIAADILMTI EM VAEPNIEGT I ICEVRT e ETLPT ERNERN ATI NALI VICLI NATI SETTES 5 Jc nere MCH PIEDI ILI ‘ LILLE e IO c se o REN. 0 RES 15. a ICONE DI I Je cet % xe DID a DIL PAIA e SN errare far 3° ci Si STONE ET” “Ra nere dn = Lal UL Shy pae STATS VETRO AI II A AA A VALLI i 37 4 % i} sa % Fui do S* i Cestini "raReedd NARICI CEI TI è DI = UD he” o ‘IG DES 21 bo) DINI I CÒ DI, ro IA “ea” eng 4 ar CI FFGXNIRA CHE FpERKLLSCE, DISTRAMAZZONE RIVERSO NELLA FACCIA AL MANCINO ET LO POTRA ANCORA ferire di feconda nel petto; o vero di vna quarta per di fuora EX SO, °° dellafpadanimica nel cauare, che fa la punta e 7 RIANCA IO SI perferire. Le ovanrosi Pauerfario, che farà finiltro in quarta con.ilbraccio diltefo incomincerai a (tringere didencro con la terza con il pugnale alto la fua fpada.& cauando egli per ferirti di feconda nella faccia lo potrai ferire in tre maniere prima abaflando folo il pugna lee parandola fua {padalo ferirai di {tramazzone riuerfo nella faccia, 0 vero di feconda nel petto;anuertendoti però,che nel fuo cauare farebbe meglio ferirlo di quarta di fpa da fola di fuora È LOI LX RO 1 Ar ORARIA RICORGORAIGIRDIZI CARAT ARIIANATONTOMIRROI RONRTIARIRE RTRT. iu IRORIORI NERONE SRI ARI AACERLIROI A D RSS DES ARIA SITII TIRATI REDARIITARCORA DEAE “a «È EN SER ZORO iii duci 9 cò CRBAILLGHI CEI? VEDI" CEI EMIT I ERI ELI IAERIAE IERI AA EVI EMILI EI? e È ri" = apt = print pre iS ARI pred) pe? CHBbINERII EGLI) ASTI EI) AIN ARR DA NB ATNAINETAAB) ARI SOII CAT) EMTIAFDO RI) (ENTI ORION RI si 2 VP I, IT IONI LITE I DIRT I etto sfh See AD ezio, eta Dad etiine RVANC db #0, "ETC SEXO. a SA) EI LO DI PASTI PUO LD de NILO LA 5FIGVRA CHEF PARA PERÉÎ TESTA CON LA PVNTA DELLA SPADA È ROERO ALTA ET COL PVGNALE INCROCIATO PER DI DEN- S trola fua fpada nel forte, fi che l’ifteffa potrà ferire in due maniere, AI ‘primadi vna punta nella faccia, o vero di vn x, riuerfo per gamba. a Art certamente fatto torto amemedefimo fe così nobil parata, o vero difefa, io non & vi hueffe difcoperto, la qual difende falua così nobil parte della vita però in quelt'oc- È cafione, vi appongole prefenti figure, delle quali vna fi troua in prima, e l’altra in quinta & &di quinta fol con alzare il braccio, & voltando la mano in quarta, crefcendo il paffo, SI Ù SÈ farà andato a guadagnarla fpada di dentroall'anerfano, & il nimico cauando di giro per & 3 difettola fpada nimica, harà tirato vn dritto fendente all’ifteffo mail medefimo fol col voltare la mano # A in feconda con la punta alta, mettendo il pugnaldi dietro nel forte della fua fpada, potrà ferire l'auerfa- 5 a rio ficuramente in doi luoghi, di punta nella faccia, e di raglio nelle gambe come ben dimoltrano Je doi 5 33 linee defcendenti dalla punta della fpada, che vna cala nella tefta; e l’aleranella cofcia. 3 È È LE SEFIRA RIS MIRI ATTI RE AIMIAIAISTIARIIRIRIAI CRRORNTTTAE LODE VIDA RI ESRI OE CRI PERI CEI EI ELA) RELITTI IENE EI è e EI 199 CEI EI CI CEI: ced? GEAMAVR CEVT) (EA CESIIERI) CES: EIIYRTINALIMALILOI, fi IVALIE LEE PEIOLI STR: CET vel 112 sd us 4 Ceno )de EIDIDIE de 34) è de Ra se sid, Ro eMac a ed ana, 0 è a_i ci Sasso SP TLTON DO IAP NEIL AIN A SEE AE SE vo VIa ie get PH SI bia DIANO Cote die die hi Aa dii LI ad! $ Ca Chan SS tl 6° DID Ii CEDE Se) ollare DID I ARD DIGI LI DIDIG Kos DI ct ( NED È sa s$FIGVRA CHE FERISCE? Li DI PVNTA DI TERZA NELLA GOSCI se or ET .COL PVGNALE NELLA:VITA MENTRE CHE va) l’auerfario caua il riuerfo petgimba'perferire»." A virfubitoabaffando lafpada;e voltando la mano in terza paflando con la gamba finiftrainnanzi,lo ferifce parando con la (pada, & anco col pugnale, come moftra la figura. a GN af iene GI EI 9 Is % Pp mr 9 SI MEG MORATTITI ATTIMI NI TI IRLIZGIRRIANANITII API ORD TELORIARSITVAFE ORSENL tI ILVA VIIRIAVASRRARL II ERRIFANIANI zzz Ione e‘ EÙpuukpulplpuupeeze E è EELDI GRZ AE INEMII (EMINEM IFANERIN EMME BI" EMI ERI CERIZERIERÌ CEI GIS VERI BIEERII CES: CEWSILATI ARADPTù EVEBTAVD RIEN EREDI tr FATTE Ta ST: (EPIVEENEPTI CENERI e IT: Sue Ù GA Dre TC NS A Ge este e JE 9: DI eDGe DIC es de, YO LIS Di Gao BSTSNÒ ire ia et Sla 0 SS ng VINTE era dd TO i “N ») 2A vi PANI SS oto io ato rio 9 atte Lio. Pip Cera ii TE SE Mn PA pol Se aa ae da e SID de IE Cl Pò Sa are «è SITE” SP PI «è RE FIGVRA CHE PARA IL STRA MAZZONE RIVERSO CON LA SPADA ET CON IL PASSARE IN VN SVBITO COL PIE SINIftro innanzi dandoli vna pugnalata fotto il braccio dellro nella poccia. dI 22 Lt NEROIRG PI INLERIIRORICA ERCHEfifagrancéto quando l’ayerfario tira vna piica pararla col pugnale,fi di détro, co d Li me di fuora,& voltare vno ftramazzone riuerfo nel braccio della fpada nimica,fi che viran si È do tu vna punta al tuo auerfario,ti foffe parata perdi dentro, verfo le tue parti finiftre, & È. ti v oltaffe il detto ftramazzone tu parerai con la fpada di terza per di fucra. paflando in Ci vnfubito conla gamba finiftrainnanzi, mettendo il tuo pugnale fopra la fpada nimica lo 7 ferirai di fsconda,di punta nel petto. Ma per dichiaratione delle feguenti figure divo che ritrouandofi VETO VOCATIVO (VUIZIIRGARO Da L’auerfario in terza, col pugnale nel forte della fua {pada, & l'altro nella fettima guardia col braccio del 3 pugnale diftefo innanzi, & conla fpada alquanto balla, è ritirara a fela medefimaeffendo a mifura gliha & n Dre Ci) È rà tirato vna punta fopra il fuo pugnale, & il nimico parando in fuora, verfolefye parti finiitre, li rifpon dedi ftramazzoneriuerfo, ma la medefima in quell'iltante parando di quarta, e paffando col pie finiftro a innizi,lo ferifce di pugnale, come moltra la fisura,e volendo ritornare indietro, ri sirerà la detta gaba fini È È {tra voltàdo nell’ifteflo tépo vn riuerio nel braccio della fpada a l’auerfario ritornido ne l’ifteffa guardia. a BRIO La DI: O VD YO BILI ODE JrOolntTtroOroozi Tr MENU AIM ONG TE NZ ITER IU BI DTT AI %, e GR ZRROSACORARIZAI A IA QROD! PRGIZGNTE DIC ROOT WIEN RIC ETRE AR RR URI dick =Satnrio———— e + IHGATIRP CRA: GGI CEPA! CEBIT LITI" ERI EMIR CERIERI AGI) EMINEM ENI REI PERIIGAI Tor RI cast) Ao CERM AGI) ER (ETERNI (EPTO T: FIPMIIVALIVE CANOA INAIL 7 Rn & MODO DI SAPER BEN VALERSI DELLA ROTELLA RI TROVANDOSI A FRONTE CON VN'ALTRA ROTELLA. Ssenpo che bene fpeffo auuiene,che l’arme proprie fanno guerra,a chi delle medefime non fa ben fetuirfi, però ho giudicàto non effer tuor di propofito di accennare alcuni parcicula & ri della rotella, come arme periculofifsima a quelli i quali nella medefima non hanno fatgi (ses 9 toqualche forte d’efercitio, e per tanto è d’auuertire, che la Rotella fi deue tenere in brac 9 5 ciaraconilbraccio finiftro alquanto curuo, di mode che guardi alquanto verfo le parte tue finiftre,ma nen tanto curuo,che impedifea l'occhio, che non peffa fcorgere qual li voglia parte dell’inimico,& ciò fatto volendo andare a ferire,ritrouandofi però il nimico con la fpada diftefa innanzi,in guardia ftretra, fi dourà prima ftringere la fpada nimica di dentro; o di fuora, fecondo l’occafione,& poi crefcendo con il paffo finiftro vrtare con la Rotella nella fpada gia guadagnata, & ferire di terza di polfo cola punta afcendente. Ma feoccorriffe,che l’inimico fi troualfe in guardia Jarga,& che li fufle tirato, dritto,o riuerfo per gamba, fi dourà parare col fàlfo,fi il dritto,come il riuerfo,& por rifpondere di taglio all’auerfario nelle gambe, ma fe a cafolli foffe tirato di punta;0 di taglio alla velta della faccia o della tefta fi potrà parare cen la Rotella quando però venghi il taglio, ola punta fenza finzione. Ma perafsicu rare della finta, effendo,che la Rotella è graue, che non fi potrebbe effere con quella preftezza a parare, 5 chefi farebbe con targa, o brocchieri, però fi auuertirà di non parare in alcun modo con la Rotella, poi «i che la medefima figura volendo parare vna punta, la quale li viene tirata dall’auerfario perdi fuora della fia Rotella il medcfimo volendo parare gli bifogna per forza turare la vifta; & così impedita, in quell'iftante l’inimico harà hauuto commodità di paffare col piè finiftro innanzi, e ferire fenza efler vifto il mo- ro della fua fpada nel petto, o vero a piè del corpo, come dimoftrano le figure. Mala medefima fi para- 3 È rà di feconda,0 di quarta fecondo l’occafione con la fpada, e poi crefcendo con il pafso finiftro,vrtare con £ ii la Rotella la fpada nimica,fi ferirà di terza di punta afcendente, & così farà più ficuro. R E CRD PAM TE II DRIFT ALO PRO GRRAMANCOARIRO CARI GS RC MALI NIE ORLIYANI Pas PES Lr spe Seb ETA TIDALIMALI MIA IVI ELDALEDME LIA LIMA LEN LEDA ELIA RIETI LI NALE POTE EDITO) 9 aa è SL ad raal o a sE la ez. Pat! dA 9 E, ato se FS. e fg td LC. TA Fe, LO SEX, o gl CA VA EI (i db i do DI e ge da di, e O