4ofrj£ ITI BOSTON PUBLIC LIBRARY A. JUN 7 MUV 26 SEP t« l Ni- TRATTATO DI j^CME^MA LA SCHERMA ITALIANA DI SPADA E DI SCIABOLA PER FERDINANDO MASTELLO i Colui Don faccia esercizio che non vuole vivere sano e lieto i AGNOLO PÀNDOLFINI. FIRENZE STABILIMENTO TIPOGRAFICO G. CIVELLI c/ I*LUJL' Proprietà Letteraria >X- -sl^ vU r^JSì^A Oli ^irtro e alteratila conit Sarfogi GIOIE DI DOMESTICI AFFETTI CHE NELL'ETÀ DEL SORRISO E FRA GLI STUDI CHE INNALZANO LO INTELLETTO RITEMPRATE NEI CAVALLERESCHI ESERCIZI LA GAGLIARDÌA DEL CORPO LO SPIRITO ARDIMENTOSO A MANTENERE ALTO E RISPETTATO INSIEME A QUELLO DEGLI AVI IL SACRO NOME D* ITALIA QUEST' OMAGGIO D' AFFETTO L'AMICO E MAESTRO jErbiUlìtlìlCI litflSÙIlo CON SINCERO ANIMO CONSACRA yfà&t che cosa serve questo nuovo trattato?... 0 che non bastano i molti che già corrono fra le mani de1 nostri amatori di scherma; trattati completi, teorici e pratici; per spada, per sciabola, per ogni arma; in lingua italiana, francese e anche spagnuola? C era dunque proprio bisogno che il maestro Mastello venisse egli pure a regalarcene uno suo ? Queste domande io sono sicuro che più d'un lettore le deve aver fatte, anche prima di aprire il libro. È dunque giusto che io risponda, che io appaghi tutte codeste curiosità, e dia anche ragione delV opera mia. Forse ci potremo intendere con poche parole e sarà un bene per tutti. VII! PREFAZIONE Ecco adunque; di trattati, sì, ce ne sono molti, e anche buoni. Ma la scherma è aneli! essa uri arte che ha i suoi progressi, che si perfeziona sempre più mediante i continui esercizi pratici, e sempre afferma qualche principio nuovo non tener calcolo di questi progressi, di questi avanzamenti, sarebbe come volerla mummificare f come volerla avvilire, cosa che i miei lettori sono ben lontani dal desiderare. E molto meno lo posso volere io, che amo ormai V arte della scherma come V 'unico mio ideale, e V oggetto di tutte le mie cure. Ed è appunto perchè V amo, che sento la nobile ambizione di portare il mio tributo al suo perfezionamento. V'ha poi un'altra ragione che mi spinge ad affrontare il giudizio del pubblico e le critiche di molti compagni nel culto dell' arte. L'idea di questo trattato sorse in me dal concetto di lenificare e coordinare quanto di meglio offrono le scuole italiane più moderne, escludendo e confutando in pari tempo ciò che esse presentano di meno logico di meno opportuno esclusione e confutazione tanto più necessaria, quanto più inveterati, e passati dirò così nelle consuetudini — e perciò meno avvertili — mi apparivano i difetti. A questo proposito credo utile notare che in Italia gli studi schermistici più seri hanno trovato e trovano da vari anni la loro più interessante applicaz ione neir Esercito La serietà pratica di codesti studi militari si potrebbe dimostrare in ìnolte guise: ma basterà, io penso, ricordare i risultati ottenuti nei Congressi e Tornei nazionali ed internazionali dal 1874 al 1884. Questi risultati, che certo non abbisognano di commentì, furono: Congressi e tornei di scherma Anno Primo premio riportato NELLA GARA DI SPADA BORGHESE NELLA GARA DI SCIABOLA BORGHESE Congresso di Bologna Congresso di Siena Congresso di Roma Congresso di Torino Torneo internazionale Congresso di Napoli Torneo internazionale Ferdinando Masiello Ferdinando Masiello Salvatore Arista Salvatore Pecoraro Salvatore Arista Non fu fatta la gara Carlo Pessina Giuseppe Ronga Giuseppe Ronga Gaetano Barraco Giordano Rossi Luigi Scarani Carlo Pessina Foresto Paoli Borghese Né vanta solo questi trionfi la falange dei maestri militari, che nel 1883 il maestro Salvatore Pecoraro invitato a Parigi ad un torneo promosso da quella société d'encouragement de l' escrime, fu scelto a misurarsi col celebre Louis Mérignac, il campione della scherma francese, e riportò tale successo di superiorità quale non fu conseguito mai da alcun altro maestro o tiratore italiano, fra quanti prima e dopo d'allora ebbero la ventura di battersi col valentissimo maestro francese. Ho detto che alla dimostrazione di questi risultati non occorrono commenti per verità dovrei disdirmi 'poiché dei commenti da farsi ce ne sarebbero e molti. Ma è mìa intenzione in quest opera astenermi da ogni 'personalità, fosse pur giustificata dalle circostanze. Se però mi impongo una riserva assoluta per le persone, non mi è consentito dalle ragioni d' arte più elementari di tacere sopra un Metodo di Scherma recentissimo, che ebbe la fortuna di essere scelto a metodo regolamentare della Scuola Magistrale milita re alludo a quello del maestro Masaniello Parise di Najwli. Coi principi e colle teorie del maestro Parise io mi trovo non di rado in assoluto disaccordo, e a meglio chiarire i miei principi opposti a' suoi e le contrarie applicazioni di essi ho sentita la necessita — più che la opportunità — di porgere al lettore ari corso di questa mia opera un certo numero di note, affinchè i termini del confronto riescano chiari e più facilmente si possano discutere ed apprezzare. L'opera. Ori maestro Parise è troppo recente ed ha avuto troppa influenza colla sua applicazione nell'Esercito, perchè io potessi non occuparmene in un libro che intende basarsi essenzialmente sulla esperienza dei metodi più noti e rinomati. A tale esperienza poi io ho aggiunto la mia pratica personale e quella dei miei migliori colleghi $ arte Personalmente ebbi modo di poter apprendere nella mia non breve carriera il metodo napoletano vecchio (Rossaroll) Vitaliano (Enrichetti) il misto (Redaelli) e finalmente il napoletano nuovo (Parise). Il mio giudizio perciò intorno a questi metodi fondasi sopra sicure cognizioni di ciascuno di essi. Le note intercalate nel testo, il lettore le troverà limitate al trattato di spada, perchè riguardo alla sciabola, allo stato delle cognizioni oggi acquistate per questa arma, così nelV Esercito come nelle primarie sale d'Italia, una discussione artistica di fronte al metodo Parise non è possibile. La scherma di sciabola quale la insegna il maestro Parise col suo trattato è assolutamente e schiettamente, un ritorno a teorie vecchie ed infruttuose, e perciò da molto tempo abbandonate. L' esperienza, maestra di ogni progresso ci insegna anzitutto ad apprezzare il vero ed il buono dovunque si manifesti, ed a questo principio io mi sono ispirato senza preconcetti, come senza ire e senza preconcetti biasimai ciò che mi parve inutile o dannoso. Se io abbia fatto opera utile non sta a me il giudicare e dopo queste avvertenze mi rimetto fiducioso ai miei colleghi ed ai veri cultori della nobile arte. Firenze, Luglio 1887. F. Masiello. c CENNI ^TO^ICI DELDA ^CMEtJMA L'arte della scherma nei tempi antichi. La scherma de popoli orientali. iNCHE la scherma, come qualunque altra scienza, ha fasti suoi propri ed una stoj ria affatto particolare. Semplice esercizio dapprima, con regole poche e generali, si confonde coli' arte della guerra, di cui è parte e a cui serve ma a poco a poco si fa più libera, ed anche più complessa; divien arte distinta e passando per varie vicende, fiorisce e anche decade, per risorgere poi più rigogliosa, e meglio perfezionata. Ma quanto diffidi cosa il descrivere tutti questi svolgimenti, questi progressi della scherma! Quante volte ci sentiamo spezzato il filo tra mano, e perduta la traccia! Nel suo significato più largo e generale la scherma è il modo di usare l'arme a propria difesa, e ad offesa altrui entra quindi in tutte le battaglie, in tutte le lotte che si sono fatte dal primo giorno in cui l'ira, l'ambizione, la prepotenza armò l'uomo contro l'uomo, sino a noi. E siccome la storia delle vicende umane è tutta un racconto di guerre, così immenso è il campo in cui si esercitò la scherma, ed immenso sarebbe pure il lavoro di chi ne volesse descrivere tutte le manifestazioni. Quante battaglie ci ricorda una simile scherma, quante lotte, quanto sangue sparso sui campi gloriosi alla luce del sole, e fra le tenebre della notte col tradimento e colla viltà! Quanti imperi mutati pel cozzo delle armi, quanti troni rovesciati, quanta gloria e quante sciagure, quanti eroi e quante vittime! L'immaginazione rimane atterrita, schiacciata sotto il cumulo di tante ricordanze, e quasi è tratta ad odiare non che la scherma, ogni uso d' arme. Un lavoro sì fatto lo ha testé compito il signor Emile Mérignac, fratello al famoso schermidore, giovine di nobile fantasia e nutrito a forti studi. Egli con lunghe ricerche, e con uno studio accurato volle seguire tutto lo sviluppo dell'arte della scherma, dai più lontani tempi perduti nella nebbia delle leggende, sino ai giorni nostri. È una fantastica rassegna, nella quale vi vedete innanzi come in un caleidoscopio tutti i popoli della terra colle loro armi speciali, colle varie foggie, e colle particolari istituzioni, dal loro primo sorgere, alla loro storica grandezza, ed anche al loro decadere e trasformarsi. E voi lo seguite affascinati, ammaliati dal suo stile sempre vivace e attraente. Ma quando ritornate da quel lungo viaggio, trovate di sapere molti nomi, molte cose, molta storia, ben poco però della scherma, e molto meno della storia della scherma. CKNNI STOKICr La causa di questo inconveniente è l'essersi egli fermato al concetto più generico della scherma, e l'averlo confuso coli' uso delle armi. Per lui la scherma è la plus ancien des arts, e fin qui non ci sarebbe nulla da dire ma per lui rientra sempre nella scherma, qualunque atto di difesa o di offesa, che sia fatto con un'arme alla mano: e questo concetto non è certamente conforme alla definizione che noi siam soliti dare della scherma. Volendo però tesserne la storia, faceva d'uopo considerarla nel vero suo essere, nelle qualità speciali, che, distinguendola da un uso più generico delle armi, la costituiscono un' arte a sé, e con norme scientifiche. Per scherma noi intendiamo il modo razionale di usare a propria difesa e ad offesa altrui di armi speciali, in un combattimento singolare, con norme e condizioni determinate. Si distingue quindi da quella scherma, che è il primo elemento d'istruzione per ogni combattente nelle grosse battaglie è più libera, più razionale, perchè individuale, ed ha leggi affatto proprie, che non possono convenire al soldato. Certo il soldato deve conoscere il modo di valersi dell'arme; ed è perciò sottoposto ad esercizi, che pur sono in gran parte quelli della scherma; ma egli non può quasi mai essere un valente schermidore come non è sempre pittore chi scombicchera tele, e non è letteratura ogni pensiero che vien fatto di mettere in carta. Il soldato ben poche volte può agire indipendentemente, che deve servire con disciplina severa a quelle combinazioni di tattica, che sono note al solo Duce. E parte di un gran corpo, subordinato quindi ai movimenti dell' intera massa. E come lavora ad un esito complessivo, così può anche contare sull'aiuto altrui, sul concorso di una riserva, sui vantaggi che presentano la diversità dell'arme, e le ineguaglianze del terreno. Lo schermidore invece è ad un tempo duce ed esercito non conta riserva, non ha vantaggi speciali il terreno e le armi sono uguali il solo valore e la maggiore o minor perizia nell' uso dell' arme distinguono i combattenti. Da queste poche cose si vede quanto ci corra tra la scherma, almeno come si definisce oggidì, e l'uso generico dell' arme bianca nelle battaglie. Però, volendo studiare la storia della scherma, noi dobbiamo prender le mosse dal tempo nel quale essa diviene un' arte a sé, con intendimento speciale, che non sia quello di esser elemento dell'educazione militare, generalmente parlando. Invano perciò la cerchiamo fra i popoli antichi orientali. Essi non conobbero mai una vera scherma, indipendente ma soltanto quella subordinata al miglior uso dell'arme nelle battaglie. E quale abbia potuto essere la loro scherma, ben si può imaginare considerando che il modo di combattere degli antichi popoli era semplice, con poca arte, e punto strategia. Il numero e la forza erano i due principali elementi della vittoria. Movevano alla battaglia in grandi masse, spesso disordinate; scagliavano alla rinfusa nembi di saette, di giavellotti; quindi, strettisi corpo a corpo, ferivansi ciecamente, si trucidavano a migliaia. Spesso la parte principale era riservata agli elefanti, ai carri; ovvero riparavano dietro steccati, e si circondavano di armi salde e resistenti. Possiamo anche da ciò capire quali dovettero essere gli esercizi militari di quei tempi. Certamente non si pos- sono prendere sul serio come mostre di vera scherma gli esercizi ne' quali, come leggiamo in Senofonte, Ciro affaticava i suoi guerrieri. E si ride pure di compassione quando si legge che il Capoferro (Gran simulacro dell'arte e dell'uso della Scherma, Siena 1640) attribuisce l'invenzione della scherma a Nino, re degli Assiri, e che dagli Assiri sarebbe passata ai Persiani, e questi F avrebbero trasmessa ai Macedoni, ai Greci ed ai Romani. Non è questo far torto agli Indi, i quali dicono che Brama ne fu l' inventore, avendola insegnata ai Bramini insieme ad altre scienze secrete e misteriose? Svolgendo le antiche storie ci occorre bensì talvolta di trovare qualche cosa che si avvicina alla scherma e di vedere osservate alcune delle condizioni che sono di essa proprie; come per esempio combattimenti di uomo contro uomo, o di determinato numero di guerrieri contro un numero eguale; ma oltrecchè ci sarebbe molto da dubitare della verità storica di questi parziali combattimenti, non pare che il modo di combattere sia in essi razionale, e dimostri cognizioni di regole particolari nell'uso di un'arme qualsiasi. Basta per convincersene esaminare i combattimenti o duelli che ci descrivono Omero e gli altri scrittori antichi. In essi ciascuno dei combattenti conserva l'arme sua propria, e l'usa con gran forza e coraggio. Si sbrigano quindi in pochi colpi forti, decisivi; perchè, o la corazza, lo scudo, l'elmo resistono, e si ripetono i colpi; ovvero si spezza, e il combattente soccombe e tutto è finito. Il fermarsi poi lungamente sulle circostanze che in essi leggiamo, io lo credo tempo perduto; perchè, pure ammettendo possibile il fatto a' tempi dello scrittore, siamo costretti a fondare il nostro giudizio sulle cognizioni tecniche che esso scrittore aveva; e che potevano sapere di scherma Omero e gli altri poeti ? Anche quindi ammettendo che un' arte rudimentale della scherma abbia potuto esistere a que' tempi, non ci vien fatto di determinare quale essa sia stata. Gli scrittori o non ne fanno mai parola, o usano espressioni generiche, che ci lasciano all'oscuro di ogni cosa. La scherma dei Greci. A' bei tempi della Grecia noi troviamo bensì una scherma, espressa col nome di oplomachia, onko\x.a.y}a ma essa non potè fiorire, non fu neppure sempre in onore, e pochi scrittori ne fecero parola. Ci fa meraviglia che questo avvenga presso il popolo greco, il popolo classico per eccellenza, presso il quale tutte le arti fiorirono, tutte le manifestazioni del bello e del vero furono coltivate con amore, e tutto ciò che poteva perfezionare l'uomo ebbe ampio svolgimento. Considerando la grande parte che avevano neh" educazione della gioventù greca gli esercizi ginnastici, e la diligenza colla quale tutti si addestravano alle armi nelle palestre di Atene e di Sparta, quando appunto la grandezza delle principali città della Grecia fondavasi sopra un' egemonia acquistata coli' arme, ci aspetteremmo che fosse in grande onore un razionale esercizio della scherma; eppure non fu così. L' oplomachia, o non ebbe parte nell'educazione della gioventù, o l'ebbe ben piccola. E la ragione la possiamo facilmente conoscere. L'educazione greca aveva per iscopo non solo la cui- tura dello spirito, ma anche quella del corpo; mirava cioè ad ottenere che pure il corpo conseguisse quella perfezione e quella bellezza di forme a cui era atto. Dal complesso della cultura intellettuale e morale, con quella delle forze fisiche nasceva la vera eccellenza dell'uomo, che chiamavasi xaloxdyaS-la. Perchè adunque l'oplomachia fiorisse e fosse in onore, siccome non poteva giovare gran fatto all' educazione intellettuale, avrebbe dovuto essere parte precipua o nello svolgimento delle forze fisiche, o nell'educazione militare, ed offrire così una pratica utilità, un campo aperto a suoi cultori per abbondante messe di gloria e di lucro. Ma essa non presentò mai nessun utile determinato; non ischiudeva la via a nessuna carica speciale, e in nessun modo offriva a suoi cultori un compenso, un premio, un avvenire di gloria. A stento perciò fu tollerata fra gli esercizi ginnastici, relegata quasi all' ultimo posto e come preparazione alla vita militare, il suo valore scientifico fu subordinato alla tattica allora in vigore, giudicata un di più, un ornamento da poco, e quasi un vanto inutile e pericoloso. La ginnastica fu sempre moltissimo stimata e coltivata con ispeciale amore, perchè oltre ad essere i suoi esercizi per se stessi molto igienici, predisponevano e preparavano all'atletica; e l'atletica, raggiungendo l'ultimo grado di perfezione nella coltura del corpo, rispondeva mirabilmente al concetto greco della v.ylcvJ.yyfjia. E se ne faceva perciò solenne mostra ne' giuochi nazionali, e si premiava il vincitore con ogni sorta di onori, di premi; largo compenso per le fatiche durate, e del trovarsi spesso T atleta incapace a più nobili uffizi. Ma l' oplomachia, come era affatto esclusa dagli eser- IO PARTE PRIMA cizi dell'atletica, così non entrò mai fra le contese prescritte ne' grandi giuochi nazionali. È bensì ricordato in Omero che gli antichi guerrieri solevano dar prova del loro valore sfidando avversari e paragonandosi con loro, come per esempio nel libro 23 delYJ/iade, ove Nestore racconta di una sua contesa con alcuni Epei ed Etoli ma con quali armi, con che norme ciò avvenisse, non ci è detto, e neppure ci è dato imaginarlo. E certo quella costumanza venne a poco a poco perdendosi, perchè nei tempi più gloriosi per la Grecia, ne' giuochi principalmente non leggiamo che si praticasse. Il primo agone, anzi l'unico per molte olimpiadi, fu la corsa nello stadio^; e sempre, anche quando le gare si moltiplicarono e si fecero più complesse, la corsa, secondo la testimonianza di Senofane in un suo epigramma, reputavasi superiore ad ogni altra lotta, e la prestezza dei piedi era la virtù che più si onorava fra quelle manifestate negli agoni, C-Ùdè [XEV Et TOLjyTYlTl jrcdrZv, XO mp SGTl "KpOTl}XOV p(à[iYjg ogg' a.vòpwj epy' iv àytHvi Ttikzi. Dell' oplomachia giammai in que' giuochi si fa parola, almeno sino all' introduzione nella Grecia de' giuochi dei gladiatori. La sola robustezza del corpo, e la gagliardìa delle membra vi faceva mostra; sicché lo stesso Senofane lamentava il poco conto in che teneansi gli esercizi razionali, aXÀ' etV/j p.a"k^gl$ Dimostrazioni meccaniche, geometriche e fisiologiche riguardanti alcune azioni di scherma. illuminimi i ninnili i TVniiiiiiiniuiiii rima che il cortese lettore mi segua nello svolgimento di questo trattato, credo opg portuno rammentargli che fui spinto a scrivere il presente capitolo allo scopo di rendere non solo inconfutabili quelle azioni che costituiscono le basi del mio sistema di scherma, ma di combattere nello stesso tempo il sistema del mio egregio collega Masaniello Parise, i cui principii fondamentali sono, a mio parere, totalmente errati. Premesse queste poche parole il lettore capirà facilmente la precedenza data a questa parte, e giustificherà il modo con cui vieti trattata. Della spada considerata come leva. — La spada agisce come una leva di terzo genere, poiché il punto d'applicazione della potenza trovasi sempre fra il punto d'appoggio, o fulcro, e il punto d'applicazione della resistenza. Il punto d' applicazione della potenza trovasi in posizione ben definita nell' unione fra la coccia e la lama quello della resistenza ha posizione variabile sulla lunghezza della lama, e sta precisamente nel punto ove essa incontra la spada nemica. Il fulcro invece, secondo me, non ha sede fissa nel terzo inferiore del manico, dove appoggiansi le due ultime dita della mano ma ha posizione variabile a seconda che i movimenti vengono fatti ponendo il centro di rotazione nel polso, nel gomito o nella spalla. E siccome l' egregio Masaniello Parise vorrebbe porre il centro di rotazione costantemente nel polso, mentre io insegno che, a seconda dell' azione e dell' effetto che si vuole ottenere, si deve scegliere 1' uno o l' altro dei tre centri di rotazione su accennati, così esporrò alcune considerazioni teoriche che, confermando pienamente il mio modo di vedere, dimostrano quanto sia poco fondato l' esclusivismo del mio collega. Sappiamo dalla meccanica che per 1' equilibrio della leva dev' essere il prodotto della potenza per il suo braccio tignale al prodotto della resistenza per il proprio braccio; quindi dette P e R la potenza e la resistenza, ed A e B i bracci rispettivi, per l'equilibrio si deve avere: R A Siccome per le condizioni stesse della leva di terzo genere abbiamo sempre che il braccio B è maggiore del braccio A, così si vede che per l'equilibrio la potenza dovrà sempre superare la resistenza, e che la differenza fra di esse sarà tanto minore quanto minore sarà la differenza fra i bracci rispettivi. Consideriamo ora il caso effettivo di una spada. Come si disse il punto d' applicazione della potenza è in p, quello della resistenza lo supporremo in r, mentre il fulcro, o centro di rotazione, lo supporremo in uno dei tre punti O, 0T, 02 corrispondenti rispettivamente alla spalla, al gomito o al polso di chi tiene la spada. Dette ancora P e R la potenza e la resistenza, per 1' equilibrio dovremo avere PXOp — RXOr, cioè R~~ Op" Op ~Opì e quindi nei tre casi avremo: Op Oxp Otp Da queste tre uguaglianze si vede che l' eccesso della potenza sulla resistenza è rappresentato da una frazione, la quale cresce di valore quanto più il centro di rotazione s' avvicina alla coccia della spada, poiché il numeratore rimane costante mentre il denominatore diminuisce, e quindi si conclude che si ha il minore dispendio di forza quando si fa centro di rotazione nella spalla. Rapporto tra la forza e la velocità. — Alcune parole ora sopra un' altra questione che deve soltanto la sua esistenza all'asserzione del mio collega Masaniello Parise, il quale comincia il suo trattato con queste testuali parole la fretta e la forza sono i nemici capitali della scherma. Chi impiegherà forza non farà che ritardare la sua velocità; Forse egli non pensò che il non permettere ai suoi allievi la forza significava non permetter loro la velocità. E difatti quali sono gli effetti meccanici di una forza, o meglio ancora, come misurasi la forza applicata ad un corpo ? Risponderemo brevemente a queste domande, e nelle risposte apparirà chiara e netta l'utilità della forza applicata alla spada od al fioretto. Gli effetti di una forza applicata ad un corpo si esplicano nei cinque modi seguenti i.° Nel produrre un movimento che per anco non esiste 2.0 Nel distruggere un movimento che già esiste; 3.0 Nel modificare la velocità di questo movimento 4.0 Nel modificarne la direzione 5.0 Nel modificarne tanto la velocità quanto la direzione. Chiaro quindi risulta come, ad ottenere una modificazione qualunque della velocità di un corpo, sia necessario il concorso di una forza la quale ha per effetto necessario, e per azione unica, sia un cambiamento della velocità, sia un cambiamento della direzione del moto, sia finalmente un cambiamento complessivo della velocità e della direzione. Da questa prima enumerazione ne viene evidentemente che la forza applicata al fioretto, non solo non è nocevole, ma è necessaria, perchè causa unica e sola della velocità impressa alla spada. Ma vediamo ora, e ciò rispondendo alla seconda delle questioni sorte, quale sia la velocità acquistata da un corpo in rapporto alla forza impressa. Consideriamo due forze F e F' e supponiamole costanti in grandezza. La forza F operi sopra un punto materiale M imprimendogli nel tempo infinitissimo dt la velocità du, ossia in ogni istante l' accelerazione (0 — = a (costante) e cessi la forza F di agire sul corpo e le subentri la F\ essa imprimerà al corpo un' accelerala zione —r-=a (costante). dt K J Ora può accadere che du = du ossia a = a ed in tal caso le forze diconsi eguali in grandezza, oppure potrà essere du = ndil dove n i ed in tal caso dicesi che la forza F' è n volte maggiore o minore della F. In altre parole, perche un corpo possegga una velocità n volte maggiore o minore di tin altro corpo, in identiche condizioni fisiche, e necessario sia assoggettato ad una forza n volte maggiore o minore; che è quanto si voleva dimostrare, e che analogamente si di- (i) Come dalla esposta notazione apparisce, per accelerazione intendesi l'aumento di velocità acquistata nell' unità di tempo. mostrerebbe anche per forze variabili in grandezza, purché le grandezze delle forze si riferiscano ad un dato istante. Del centro di gravità della spada. — Poche parole ora sul centro di gravità della spada. Masaniello Parise lo prescrive a quattro dita dalla coccia. Noi vorremmo invece dimostrare essere necessario che il centro di gravità della spada, pel buon maneggio di questa, si trovi possibilmente vicino alla coccia. Si potrebbe qui fare sfoggio inutile di scienza facendo risaltare agli occhi del lettore momenti d' inerzia, condizioni d'equilibrio, momenti di forze ecc.; ma preferiamo una dimostrazione semplicissima, e che ognuno può fare da sé e colle proprie mani. Prendasi un' asta di ferro lunga quanto si voglia, in essa infiliamo una pallottola assai pesante di piombo, e disposta in modo che possa scorrere in tutta la lunghezza del ferro. Ciò fatto s' impugni ad una estremità il ferro, e pongasi il peso sull'altra; si proverà una grave fatica non solo a maneggiare l'apparecchio, ma anche a tenerlo fisso in mano. Allora si cominci a spostare il piombo avvicinandolo all' impugnatura (ciò che significa spostare il centro di gravità dell'apparecchio)-, si sentirà poco a poco l'asta farsi più leggera e più maneggevole in mano, quanto più il peso e con esso il centro di gravità si sarà avvicinato al pugno. Lo stesso evidentemente succede per un fioretto; e se in sala di scherma provando diverse spade se ne troverà una molto maneggevole, se ne cerchi il centro di gravità e si osserverà che esso risponde perfettamente alle condizioni che si è cercato dimostrare necessarie alla perfetta maneggiabilità della spada. Dimostrazione geometrica sulla cavazione. — Ed ora dovrò pregare caldamente il cortese e gentile lettore di volgere tutta la sua attenzione sopra la più importante delle questioni. Si sa che la cavazione è una delle principali azioni della scherma è l' azione che più di frequente si usa nell'assalto, sia essa eseguita come colpo, sia come finta. La scuola meridionale ed un'infinità di schermidori, non escluso il Parise, hanno sempre asserito ed asseriscono che la cavazione fatta con vertice al pugno e più stretta di quella fatta con vertice al gomito o alla spalla, senza però aver mai addotta la più piccola ragione in proposito. Io sostengo invece il contrario, e nutro la fiducia che le seguenti dimostrazioni provino luminosamente la ragione della mia convinzione. Figura dimostrativa comprovante che la superficie conica descritta dal fioretto di chi fa vertice al -y pugno, e più grande di quella del cono descritto dal foretto di chi fa vertice al gomito od alla spalla. XY asse di rotazione S spalla G gomito P pugno A proiezione di O sul bersaglio MN coccia dell' avversario centro della coccia 35 centimetri GP 28 centimetri PO 7 2 centimetri OA 35 +2S = 63 centimetri MAr 12 centimetri. l'i. Difatti tanto il tiratore che fa perno al pugno, quanto quello che fa perno al gomito od alla spalla, procurano di fare i giri più stretti che possono quindi tutti e tre per ottenerli tali devono far scorrere la propria lama lungo l' orlo della coccia del fioretto avversario. Ammesso questo principio, sia MN la coccia dell'avversario, P il pugno, G il gomito, 5 la spalla del tiratore ed XY l'asse di rotazione, da cui non si deve spostare il perno o centro di operazione. Il tiratore che fa perno al pugno P per fare una cavazione, facendo scorrere la sua lama lungo l' orlo della coccia descriverà colla punta, o bottone, l'arco//. Il tiratore che fa perno al gomito G descriverà l'arco gg più corto del primo, ed il tiratore che fa perno alla spalla S descriverà invece l'arco ss evidentemente più stretto del secondo e molto più del primo. Questi tre archi corrispondono sul bersaglio rispettivamente alle tre rette E" B', B' B\ BB la lunghezza delle quali si può trovare paragonando fra loro i triangoli simili qui sotto descritti (nei triangoli simili le altezze sono proporzionali alle basi) PMN e PBB si ha PO:PA::MN: BB ossia GMN e GB B' si ha GO: GA MN:B'B' ossia SMN e SB"B" si ha SO :SA:: MN: B"B" ossia Dunque matematicamente è dimostrato che la cavazione fatta con perno al pugno e più larga di quella fatta con perno al gomito, e più larga ancora di quella fatta con perno alla spalla. A questo punto cedo la parola all'egregio Dottore Francesco Corso, che per altra via e con voce più autorevole della mia, dimostrerà fisiologicamente la vera maniera di eseguire la cavazione. QUESTIONE La cavazione eseguita per movimento di polso è meglio della cavazione fatta per movimenti del braccio, cioè dell' articolazione scapolo-omerale ? Molti fatti anatomici e fisiologici provano che la cavazione fatta per movimento dell' articolazione scapolo-omerale si compie più facilmente, più presto della cavazione fatta per movimenti dell' articolazione radio- car pica e medio— carpica. Articolazione scapolo-omerale. — L' articolazione scapolo-omerale fu giudicata da alcuni autori un' artrodia perchè la cavità glenoide è poco profonda: è invece un' enartrosi. La cavità glenoide, sebbene aumentata dal cercine glenoide, è poco profonda, ed ha una superficie più piccola assai della testa dell' omero. Sono mobili le due ossa che formano quest'articolazione ed è poco resistente la sua capsula. Per questi fatti l' articolazione scapolo-omerale compie più estesi, vari, più rapidi movimenti di qualunque altra articolazione. E la più mobile delle articolazioni. Difatti l'omero può essere portato con velocità in alto, in basso, in avanti, indietro ed in tutte le posizioni intermedie. La volontà può inoltre imprimere al braccio un movimento di cireumduzione e di rotazione all' omero che completa quello della mano. La lussazione scapolo— omerale è più frequente da sé sola, di tutte le altre prese insieme. Questo altro fatto prova la maggiore mobilità di quest' articolazione. L' ARTICOLAZIONE MEDIO-CARPICA, O DEL PUGNO. È una diartrosi a condili ed è il ràdio che riceve nelle due cavità secondarie lo scafoide ed il semilunare. La cavità articolare è formata anche dal segmento trianeolare ed il suo grande asse è lungo dai 40 ai 50 m. m. ed il trasversale dai 15 ai 20 m. m. L'articolazione radio— carpica ha sei legamenti- i posteriori della medesima sono meno resistenti degli anteriori. Il polso nei movimenti di flessione, di estensione e laterali può prendere le posizioni intermedie alle precedenti e compiere anche un movimento di cireumduzione. Ma X estensione e la flessione della mano sull'avambraccio sono grandi. Invece i movimenti laterali, cioè l'inclinazione dei bordi radiale e cubitale della medesima sono limitatissimi, tanto che la base del cono che la mano descrive nel suo movimento di cireumduzione, ha la forma di un ellissi, che ha il suo grand' asse diretto d'avanti indietro. E notevole un altro fatto che è questo la flessione della mano avviene specialmente nell' articolazione medio-carpica, e lo proverebbe anche la sporgenza dell' osso capitato quando la mano viene fortemente piegata. Tillaux scrìve il movimento di flessione della mano sull'avambraccio avviene nell'articolazione medio— car- pica e se eseguito tende a produrre la lussazione della seconda fila del carpo sulla prima. Il movimento & estensione della mano sull'avambraccio ha per centro l'articolazione radio— carpirti. I movimenti laterali e di cireumduzione si compiono nelle due articolazioni. (0 Tutti i movimenti delle due articolazioni sono meno estesi, più lenti, meno pronti dei movimenti dell' articolazione scapolo-omerale. È questa la conclusione generica che si tira dallo studio del meccanismo delle articolazioni, nelle quali si compiono i movimenti indispensabili a fare la cavazione col pugno o con tutto il braccio. Altri fatti an atomo- fisiologici che provano la stessa cosa. — I muscoli sono gli oro-ani del movimento animale. Il lavoro che questi fanno è proporzionato alla loro massa e se l'altezza cui portano un corpo con una contrazione' dipende dalla lunghezza delle fibre muscolari, la quantità del lavoro dipende dal numero delle fibre. Se due muscoli sono esfualmente lunohi, della stessa qualità, ha maggior forza, compie più lavoro quello che ha una sezione maggiore, che è più grosso. Di due muscoli che abbiano la stessa superficie di sezione, ma uno è più lungo dell' altro, compie più lavoro il più lungo. Se infine due muscoli sono lunghi e grossi diversamente, ha più energia quello che ha una massa maggiore, cioè — come è stato già detto — quello che ha un numero maggiore di fibre muscolari. Velocità dell'impulso nervoso. — Se i muscoli sono contrattili e contraendosi muovano le ossa, si contraggono per X impulso nervoso che ricevono dal cervello. L'impulso nervoso, secondo i fisiologi, avrebbe la forma (1) TiLLAUX, Anatomia topografica, pag. 615. di un'onda lunga iS m. m. e scende dal cervello lungo i nervi colla velocità di circa 28 metri il secondo, ai muscoli e li fa contrarre. L' impulso nervoso o volontario arrivato ai muscoli ha un'onda minore, ed è meno veloce di 3 m. m. il secondo. Per queste ragioni è chiaro che i muscoli più forti e capaci di produrre movimenti più grandi, più duraturi e più veloci, sono i più voluminosi ed a parità di condizioni, si contraggono prima quelli che sono più vicini al cervello, donde muove la forza che li fa contrarre, per la semplicissima ragione che quanto più i muscoli sono vicini alla scaturigine dell' energia nervosa, tanto più breve è il tempo che impiegherà per arrivare alle fibre muscolari. Il movimento poi dei muscoli, la loro contrazione, sarà tanto più rapida, quanto più sono corti. Applicazione di queste leggi fisiologiche. — La cavallone fatta col braccio si compie per i muscoli della regione scapolo-omerale che sono i.° Il muscolo deltoide il più voluminoso e forte dei muscoli del membro toracico, che circonda tutta l'articolazione scapolo-omerale e s'inserisce all'impronta deltoidea dell' omero. Questo muscolo è specialmente abduttore. 2.0 Il muscolo sottoscapolare che si attacca inferiormente alla piccola tuberosità dell'omero ed è essenzialmente molatore interno del braccio. 3.0 Il muscolo sotto spinoso corto e spesso di forma piramidale che s' impianta inferiormente alla grande tuberosità dell' omero, e sebbene molto più debole del deltoide e la sua inserzione inferiore sia più prossima al punto d'appoggio, è suo potente ausiliario e può alzare il braccio alla medesima altezza e ruotarlo anche in fuori come osserva il Duchenne. 4.0 Il muscolo sotto spinoso che si attacca inferiormente alla faccetta media della o-rossa tuberosità dell' omero ed è ruotatore in fuori del braccio qualunque sia la sua posizione. 5.0 Il muscolo piccolo rotondo, che s'inserisce inferiormente con un grosso tendine alla fossetta inferiore della tuberosità esterna dell'omero, e alla parte sottostante al collo chirurgico: ruota il braccio in fuori. 6.° Il muscolo grande rotondo, il quale divenuto una larga aponevrosi s' inserisce al labbro posteriore della colonna bicipitale. Porta il braccio in dentro ed indietro e lo fa o-irare intorno al suo asse e di fuori in dentro. Cospirando col gran pettorale porta il braccio direttamente in dentro. Sono questi i muscoli che muovono principalmente il braccio. Ma il gran pettorale, avendo un suo tendine inserito sulla parte anteriore dell'omero, avvicina il braccio alla parete toracica, e per mezzo del suo fascio clavicolare, tira l' omero in dentro e nella sua posizione sterno-costale abbassa e porta in avanti il braccio quando è esteso ed orizzontale, come nella posizione di Prendono parte ai movimenti della spalla anche il piccolo pettorale che tira la spalla in basso, avanti e in dentro ecc., ed il gran dentato, il quale quando il torace è il punto di appoggio, porta la spalla avanti, in alto ed in fuori e le imprime un movimento di rotazione. Per essere breve e perchè ciò che abbiamo esposto basta al nostro scopo, non dirò degli altri muscoli che coadiuvano i movimenti dell' articolazione scapolo-omerale. Paragonando i muscoli nominati con quelli che muovono il pugno nei modi che abbiamo detto, si vede subito che i primi i quali muovono l' articolazione scapolo-omerale, sono più grossi, più forti, più prossimi al cervello dei secondi, cioè nelle condizioni più propizie per far meglio e più presto la cavazione. Il sig. Masaniello Parise parlando della cavazione così si esprime a pagina 56 del suo trattato della spada. La cavazione è qn e II' azione che, eseguita per movimento di polso, serve a sprigionar la spada, allorquando trovasi soggetta ad uno dei quattro legamenti. Si esegue con un sol movimento, svincolando la propria spada dall' avversaria, col passar destramente la punta al bersaglio scoverto, descrivendo un' arco di cerchio dopo di che, si vibrerà il colpo. Or bene questo movimento di polso non può essere la pronazione o supinazione dell' avambraccio, perchè allora la punta della spada non verrebbe portata di contro al bersaglio scoperto dell'avversario, ma il movimento di cireumduzione del pugno, il quale essendo un movimento complesso risultante dai movimenti antero— posteriori di flessione e di estensione e laterali della mano, e compiendosi nelle due articolazioni radio e medio—carpica, la base del cono che descrive, ha la forma di un'ellissi ed è fatto dai muscoli, dei quali la maggior parte si inseriscono alle ossa del carpo e del medio carpo. Difatti il muscolo grande palmare che flette, ed è pronatore della mano e l'inclina sul bordo esterno dell'avambraccio, è fissato in alto alla tuberosità interna dell'omero ed inferiormente al secondo metacarpo il piccolo palmare che flette anch' esso la mano, si attacca alla parte media del legamento anulare ed all' aponevrosi palmare. IÓO PARTE SECONDA Flessore ed abduttore della mano è il muscolo cubitale anteriore che le imprime anche un movimento obliquo e si estende dalla tuberosità interna dell'omero all'osso pisi/orme pigliano parte alla flessione della mano il flessore superficiale e profondo delle dita e sono fissati alle falangi dei medesimi. I muscoli che muovono il polso sono i .° Il lungo supinatore, il quale secondo alcuni anatomici è uno dei muscoli principali della supinazione e per Duchenne mantiene la mano in una posizione intermedia tra la pronazione e la supinazione e la fa passare dall'una all'altra, ed è fissato al terzo inferiore dell' omero e all' apofisi stiloide del radio. 2.0 Il radiale esterno che stende la mano e l'abduce leggermente agendo sulla parte posteriore ed esterna del secondo osso del metacarpo. 3.0 Il secondo radiale esterno, che s'inserisce dietro l'estremità superiore del terzo metacarpo, compie la stessa, funzione del primo, e secondo Duchenne sarebbe un estensore diretto. 4.0 Il corto supinatore che s'inserisce con fibre oponevrotiche alla parte posteriore, all'esterna, alla porzione obliqua del bordo anteriore del radio. Estensore della mano è anche il muscolo cubitale posteriore, il quale se agisce insieme al cubitale anteriore, porta la mano direttamente in avanti; se coi radiali, indietro. Ha le sue inserzioni dietro l'estremità superiore del quinto metacarpo. Sono questi i muscoli che principalmente fanno la cavazione col polso e sono tanto più piccoli e più lunghi, presi in genere, dei muscoli dell' articolazione scapolo-omerale, ed hanno le loro inserzioni lontanissime dal cervello che deve muoverli. Dimostrazione sperimentale che la cavazione si fa più presto col braccio che col pugno. Per avere cifre esattissime occorrerebbe conoscere la lunghezza dei nervi dei muscoli accennati, o misurare il tempo che ci vuole per fare la cavazione col braccio e col pugno. Per avere cifre approssimative basterà prendere per termine medio delle distanze dei muscoli della spalla dal cervello, la distanza da questo delle inserzioni inferiori del deltoide. Per giungere alle fibre inferiori del deltoide l'impulso nervoso impiegherà il tempo x. Tenendo solamente conto dello spazio maggiore, che è di 450 millimetri, che l'impulso nervoso deve percorrere per giungere alle fibre inferiori dei muscoli motori del pugno, si ha che la cavazione colla spalla si fa in — circa di secondo di meno che col pugno. Questa differenza di tempo dovrebbe aumentare, perchè i muscoli dell' articolazione radio e medio carpica sono più lunghi e più deboli dei muscoli della regione scapolo-omerale, fra i quali comprendiamo fisiologicamente il grande ed il piccolo pettorale, perchè come abbiamo già visto, 1' articolazione del pugno trova maggiore resistenza nei suoi movimenti, della testa dell'omero, e perchè lo spazio percorso dal braccio nel suo movimento rotatorio e di cireumduzione è minore di quello percorso dal pugno facendo analoghi movimenti. Gli esperimenti fatti col cronoscopio di Hipp che IÓ2 PARTE SECONDA misura di secondo, provano che il maestro Masiello compie la cavazione esterna (0 col polso in — di secondo; col braccio in Nella cavazione al fianco ed al petto la differenza deve essere minore, perchè per farla o in un modo o nell'altro sono sempre indispensabili la pronazione e la supinazione dell'avambraccio, che viene però completata dal movimento rotatorio dell' omero. Le circolazioni fatte con movimenti dell'articolazione scapolo-omerale sono assai più celeri di quelle fatte con movimenti del polso, perchè il braccio conserva assai più della forza iniziale la quale si estingue in gran parte pegli attriti dell'articolazione del polso. F. Corso. Del tocco e dello sforzo di spada. — Un' ultima questione rimane da svolgere, e finirò con questa di tediare il paziente lettore. Intendo parlare del tocco e dello sforzo di spada, nonché del modo più conveniente di eseguirlo, almeno secondo i risultati dello studio meccanico della questione. 77 tocco e lo sforzo devono essere dati col forte della propria lama sul centro della lama nemica, e non già col forte sul debole (come prescrive Masaniello Parise a pagina 231 del suo trattato). Due diverse dimostrazioni provano la verità del mio asserto. (1) Prendiamo la cavazione ester?ta poiché la sua esecuzione richiede un tempo maggiore di quello che s' impiega nell' esecuzione delle altre cavazioni. l.a Dimostrazione. Trattandosi nella scherma dell'urto dato o ricevuto da due verghe metalliche, quali i fioretti, spade, sciabole ecc. per giudicare dell' effetto di rotazione prodotto da chi vuole deviare o parare un colpo collo sforzo o tocco, bisogna premettere alcune riflessioni. i.° Un urto quanto più è rapido, e tanto meno si trasmette a distanza nel sistema rigido che percuote. Non è quindi applicabile esclusivamente il principio di statica che una forza opera proporzionalmente alla distanza del pimto di rotazione o fodero. Tanto più se si riflette che a produrre un movimento in una massa qualunque si richiede il tempo necessario a comunicare l'impulsione a tutte le parti della massa stessa. Così, per esempio, una porta che sia semichiusa, non si chiude ma si fora colla palla di un fucile mentre si chiude spingendola lentamente con un dito. Nel caso della scherma il fioretto è congiunto per l' impugnatura con la massa della mano, ed il punto che fa cerniera, o fulcro, è il carpo. In parte però partecipa alla resistenza la massa del braccio, e la tensione dei muscoli anteposti corrisponde alle altre cerniere, o fulcri, che sono l'articolazione dell'avambraccio coli' omero e quella dell' omero con la spalla. Si vede pertanto che un colpo dato all' estremità del fioretto, dovendo trasmettersi dal punto colpito successivamente a tutti i singoli punti del fioretto, e poi da questo alla mano ecc., richiede un tempo più lungo che se il colpo fosse dato alla metà del fioretto. Perciò si ottiene una deviazione maggiore dell'arma, dando il tocco alla metà o dalla metà più verso la coccia. Del resto, prescindendo dall' urto, il fioretto, come si è osservato precedentemente, è una leva di terzo genere in cui il fulcro più prossimo è il carpo, ed i muscoli che congiungono l' avambraccio col carpo sono la potenza, e la pressione esercitata dal fioretto avversario è la resistenza. 2.° Bisogna inoltre notare che quanto più il tocco dato colpisce il fioretto verso la punta (dove esso è più cedevole ed elastico) tanto più il tocco perde di effetto nella rotazione o deviazione del fioretto medesimo. Infatti una parte dell' urto rimane elisa perchè impiegata nel vincere la forza molecolare e nel contrasto dal conseguente moto opposto di elasticità. Una parte dell'urto si risolve in due componenti, una delle quali è elisa dal fulcro, cioè il carpo. Infatti sia AB il fioretto, M la mano, C, il carpo. Un colpo d'intensità ba dato in a farà inflettere il fioretto dalla posizione rettilinea ADB alla posizione ADB. Pertanto nel punto b' la forza Od (già diminuita dall' ostacolo molecolare necessario a vincersi per produrre l' inflessione) resterà scomposta in due, l' una b'd' (che in gran parte non produce che un conato di trazione), e l'altra c'b' troppo debole per produrre un'efficace rotazione nel fioretto. 2 a Dimostrazione Possiamo aggiungere una dimostrazione più rigorosa applicando le equazioni generali dell'urto al caso dell' urto di due aste perfettamente elastiche e poco flessibili, quali appunto sappiamo essere le lame delle spade o fioretti. Siano AB ed AB' i due fioretti, O O i loro centri di rotazione, N il punto d' urto delle due lame e pongasi NO-r, NO~9. Sia a) la velocità angolare della lama urtante prima che avvenga l'urto in tale istante l'altra spada sarà ferma onde avrà una velocità zero. Durante l'urto dicansi u e w' le velocità angolari nell' istante di massima deformazione, e o), ed u'2 la velocità nel momento dell'abbandono. Sieno jx e i momenti d'inerzia delle due spade rispetto ai punti O e O, ed F la forza istantanea che nasce per 1' urto. Ciò posto fra le quantità u W/ w'; w2 w'2 jx F r p possiamo scrivere le relazioni seguenti applicando l' equazione dei movimenti relativamente agli urti e supponendo = i il coefficiente di restituzione IÓ6 PARTE SECONDA Avremo quindi cinque equazioni con cinque incognite, potendosi supporre w (velocità del fioretto urtante) come cognita. Sarà quindi facile trovare il valore di che è la velocità angolare della spada urtata dopo l'urto, espresso in funzione di r e p, cioè delle distanze dai centri di rotazione. Fr% Dalla equazione (2.a) si ha rr Dalla (3.a) pw', = — r e quindi per la (i.a) Sostituendo in questa il valore di F = — ricavato dalla quale Per semplificare questa equazione possiamo supporre uguali le due spade, per cui essendo = si ha: r H- p Per vedere ora come vari w'2 col variare di r e p, ossia secondo che l'urto avviene più o meno vicino alle due cocete, possiamo mettere l'ultima equazione sotto la forma; 2W e r Il valore di u'2 sarà massimo, quando sia minimo il denominatore del secondo membro; essendo costante il prodotto di — per —, la loro somma è minima per r=p. Per r=p si ha g/2=&>, cioè tutta la velocità angolare della spada urtante si comunica alla spada urtata. Quindi trattandosi di lame flessibili, per ottenere il massimo effetto con minima deformazione e massima velocità di movimento, si dovrà cercare di battere con la propria spada sulla spada avversaria più lontano che sia possibile dal debole della lama, compatibilmente coll' avvertenza di non entrare troppo sotto misura. Si può quindi dare la regola che nei tocchi e sforzi si deve battere col forte della propria lama std centro della lama avversaria. E bene poi che il tocco, e lo sforzo, siano dati movendo l' avambraccio e non la sola mano, perchè il colpo acquista velocità e quantità di moto: la prima (la velocità) per ragione dell' arco maggiore descritto in pari tempo dall'avambraccio che è leva più lunga che non la mano; acquista poi quantità di moto perchè la massa messa in movimento è maggiore. CATTATO DEDLA £PADA m^^imm^iMimj^&fj^msmsmsémsimimmsémémmtìm^mtàmm a SBS^SHSHsasHsairasEiHSHS^i^s^sss^s^sasss^^Bs^ijHSHiiusHsasHsssasBsz^HS^siisasasHSHp, ^M^WiW^im^^i^mf^^^^ &0mmfm INTRODUZIONE ìJJeneralità sulla scherma. — La scherma è l'arte di difendersi dai colpi dell' avversali rio e di offenderlo, secondo norme razioni nali; consiste in un giuoco cavalleresco. Le azioni di offesa e di difesa, adunque, si attengono a principii di ragione-, si esplicano col vigore e colla destrezza; devono contrapporsi con lealtà e gentilezza. La scherma dicesi pertanto arte nobile. Perchè uno schermidore possa riputarsi valente come tale, si richiedono diversi requisiti. I principali sono La velocita, naturale derivazione della forza. La precisione, che consiste nella coordinazione e compostezza dei movimenti. La pronta percezione, ossia il discernimento rapido e sicuro della opportunità delle differenti azioni. La conoscenza del tempo, ossia, 1' abito di scegliere ac- 172 TARTE TERZA cortamente l' istante propizio allo svolgimento di qualunque azione, sia d' offesa che di difesa. La coizoscenza della misura, cioè, la stima esatta della distanza, che separa lo schermidore dal suo avversario. Senza il giusto apprezzamento della misura, non si potrebbe condurre il colpo al petto nemico, con tutta quella precisione che si richiede dall'arte. Non tutti però costituiscono doti naturali, che anzi, alcuni di essi si acquistano, soltanto con lungo e perseverante studio, diretto da maestro appassionato e coscenzioso. La forza nella scherma. — Il distintissimo dottore cavaliere Giovanni Astegiano scrive così Nella scherma tutto il sistema muscolare è in azione. Ciò spiega il grande dispendio di forze che cagiona questo esercizio nessun altro più di questo richiede forza, vivacità e precisione negli atti muscolari. Questo giudizio ci fa considerare la forza quale fattore importantissimo della scherma. In altri termini dirò, che il concetto della parola scherma è inseparabile da quello della parola forza. Infatti che cosa è la forza? Qualunque cagione atta a produrre e modificare il movimento, dicesi forza. L'azione dei muscoli negli animali, la gravità, ecc., sono altrettante forze. Ge- neralmente si dà il nome di potenze alle forze che tendono a produrre un certo effetto, e quello di re- sistenze alle forze che si oppongono a questo effetto. Le prime, che tendono ad accelerare ad ogni istante il moto, diconsi acceleratrici le seconde, ritardatrici. (Ganot, Trattato di fisica). Ma la scherma consiste appunto nel produrre determinati effetti, e si esplica esclu- sivamente con movimenti del corpo e dell'arme; occorrerà necessariamente impiegarvi la forza. Non so quindi a quale principio fondamentale abbiano fatto capo coloro, (0 i quali asseriscono, esser la forza nemica capitale della scherma. (2) Nemici capitali della scherma sono bensì la precipitazione, la fiacchezza e la rigidezza, le quali costantemente congiurano a danno dello schermidore. La precipitazione guasta 1' esattezza del colpo la fiacchezza e la rigidezza impediscono al colpo stesso di riuscire veloce, quella per l'insufficenza della forza muscolare necessaria, questa perchè impedisce alla detta forza il suo utile sviluppo, trasformando la forza acceleratrice in forza ritardatrice. (1) Vedi, ad esempio, Masaniello Parise, Trattato della spada, pag. 31. (2) Certamente non è stata la scuola classica napoletana che ha suggerito un tale paradosso, perocché Grisetti e Rossaroll, ultimi scrupolosi espositori di quelle teorie, così si esprimono Gli Spagnuoli, per quello che noi sappiamo, furono i primi, che si avvidero, che nella guardia vi doveva essere un punto fortissimo, su di cui applicare la forza e potenza^ che l'uomo necessariamente impiega nello Schermire. Trattato di scherma, 13. Nomenclatura della spada o fioretto. — Equilibrio della spada. Modo d' impugnare la spada. i — Nomenclatura della spada o fioretto. Il fioretto, arme lunga e diritta, offensiva e difensiva, è un assimilazione della spada. E destinato a vibrare solamente colpi di punta. Si divide in guardia, lama e impugnatura. La guardia si compone: della coccia, di ferro, che ha la forma di una calotta sferica, avente nel centro un foro rettangolare per dar passaggio al codolo e ricasso lo spessore di essa è di un millimetro circa; il suo diametro sta fra gli li e i 12 centimetri-, degli archetti, di ferro, che uniscono la coccia alla spranga della spranga, di ferro, lunga centimetri 12, perpendicolare all'asse della lama-, nel suo centro è praticato un foro, corrispondente a quello della coccia^ pel quale passa il solo codolo del cuscinetto, di pelle o stoffa qualsiasi, imbottito di crine combacia perfettamente colla parte concava della coccia; anche esso è forato nel suo centro. La guardia così composta pesa circa 190 grammi. Essa, portata repentinamente dall' alto al basso, da sinistra a destra e viceversa, mediante la potenza del braccio, serve, in unione alla lama, a sviare e parare i colpi che vibra l' avversario. La lama, d'acciaio, ha la forma di una piramide rettangolare: vi si distinguono: il bottone, costantemente ricoperto di pelle; il ricasso, parte più ingrossata della lama, che trovasi tra la coccia e la spranga-, ha la forma di un prisma rettangolare avente gli spigoli alquanto smussati per non offendere le dita; le sue dimensioni sono: per i rettangoli delle due basi di millimetri 15 per 5, e per gli spigoli di centimetri 4 x/2 il codolo, di ferro, che s'introduce nel manico e nel pomo; finisce a vite; gli spigoli della lama; prendono il nome di interni quelli rivolti a sinistra, esterni quelli rivolti a destra, superiori quelli rivolti in alto e inferiori quelli rivolti in basso. (0 La lama, escluso il codolo, è lunga centimetri 95; il suo peso è di grammi 190 circa. La lunghezza dello spigolo è di centimetri 90. Nella lunghezza della lama si distinguono tre parti eguali che si denominano gradi, e chiamansi: forte, la parte vicina alla coccia; debole, la parte vicina al bottone; media, la parte compresa fra le altre due. L' impugnatura è composta del manico, di legno, fusiforme, alquanto schiacciato, lungo millimetri 95; è forato in tutta la lunghezza del suo asse; alle sue basi vien rinforzato da cerchietti di metallo; il suo peso è di grammi 20; del pomo, di ottone o di altro metallo; ha l'ufficio (1) Le denominazioni accennate si riferiscono alla maniera d' impugnare il fioretto, tenendo il pugno in quarta posizione (paragrafo 7). di collegare fra loro tutte le varie parti dell'arma; si avvita a quella porzione di codolo che sporge dal manico. Ha la forma di un cono tronco le dimensioni sono: di millimetri 23 per il diametro maggiore, e di millimetri 15 per il diametro minore; la lunghezza è di millimetri 32; il suo peso è di grammi 75. Verso la base maggiore è praticato un piccolo foro, in cui si introduce un ferro, per poterlo vitare e svitare con facilità. Il fioretto composto come sopra è lungo metri 1 .08 e pesa 475 grammi circa. 2. — Equilibrio della spada. L' equilibrio di un' arma qualunque si avverte appena impugnata e stretta l'arma stessa. Stabilire però, generalmente e in modo assoluto e matematico, il punto preciso in cui dovrà riscontrarsi il centro di gravità del fioretto, sarebbe cosa impossibile. Un fioretto, del quale tutte le parti corrispondano esattamente alle dimensioni accennate al paragrafo precedente, avrà il suo centro di gravità distante 4 centimetri dal polo della coccia. Più il centro di gravità si avvicina alla coccia e più l'arma si rende leggiera; all'apposto, più esso se ne allontana e più l' arma si rende pesante. (J) Siccome poi è evidente che l'arma più leggiera si maneggia con maggior precisione e si trasporta con più velocità, così sarà meglio scegliere un fioretto che abbia il suo centro di gravità fra il punto sopra accennato e la coccia, anziché fra questo e la punta. (1) Vedi l'arte meccanica. *s n W03OJ 3. — Modo di impugnare la spada. (0 Il dito medio si introduce fra il ricasso e l'archetto di sinistra, appoggiandone la falangetta sul vertice dell' angolo formato dalla spranga e dal ricasso il dito indice in semi-flessione, col polpastrello sporgente dal ricasso, tocca il cuscinetto colla superficie ugneale e colle due ultime falangi il pollice s' applica allo spigolo superiore esterno del ricasso, con la sua estremità inferiore distante circa un centimetro dal cuscinetto le due ultime dita stanno in flessione forzata sul manico, che deve giacere nello spazio limitato dalle due eminenze tettare e ipoteuare (cavo della mano). (2) La parte interna della spranga è tenuta stretta dal dito medio, la parte esterna poggia sul margine esterno dell' articolazione nietacarpo-falatigea dell' indice. Essendo l'eminenza tettare più sporgente di quella dell'opposto lato, il cavo della mano non si prolunga esattamente nella direzione dell'asse del braccio. È necessario perciò che il pollice e l'indice, antagonisti nella loro azione, esercitino adattata pressione nei punti del ricasso (i) Trattando della maniera d'impugnare l'arme, Grisetti e Rossaroll avvertono che la medesima fortifica il braccio dello schermitore. La costruzione, essi scrivono, e natura detta nostra spada rende forte, nerboruta e più grande della mano sinistra, la mano, come ancora il braccio dritto A questo proposilo ci piace risovvenirvi di ciò, che avrete più volte sentito dire dagli oltramontani, cioh voi altri schermitori italiani^ avete il braccio di ferro. Dunque la mano, il braccio e la loro forza hanno grande valore nella scherma. E poi si presumerà di seguitare la scuola classica napoletana, da chi vorrebbe far credere che si debba schermire senza forza ! (2) Il cavo della mano è costituito dallo spazio compreso tra le due eminenze tettare e ipotenare, di cui, la prima è posta nella parte superiore ed esterna della palma della mano, la seconda occupa la parte superiore interna. ove prendono appoggio; e che il mignolo, per effettuare l'esatta applicazione del manico nel cavo suddetto, sia portato in esagerata adduzione verso l'asse del braccio, in modo che il manico stesso risenta la minore possibile influenza dell'azione dei muscoli delle due eminenze. Rappresentando la spada un prolungamento del braccio, si comprende di leggieri, che, per ovviare agli spostamenti della punta, il suo pomo deve essere mantenuto fisso lungo la direzione dell' asse dell' arto, cioè quasi in corrispondenza alla metà del polso. E poiché importante cosa è quella di impugnar bene la spada, e a ciò si deve in gran parte l' esito felice di ogni azione, sarà necessario che il maestro ponga tutta la sua cura ed attenzione, affinchè l'allievo non ne trascuri o modifichi le norme innanzi descritte. E bene convincersi che, fino a quando non si abbia imparato perfettamente ad impugnare la spada, finché guardia e mano non si siano, per modo di dire, fuse insieme, qualunque azione, sia di offesa che di difesa sarà sempre di poca o nessuna efficacia. Il fioretto, impugnato colle norme accennate, deve essere maneggiato mediante il concorso di httle e tre le articolazioni del braccio. Alcune azioni di scherma si eseguiscono colla sola articolazione della spalla; alcune altre con quella del gomito, ed altre ancora con quella del pugno. Queste ultime però, in numero ristrettissimo, dovranno sempre essere necessariamente accompagnate dalle altre due, o per lo meno, da quella del gomito. Nello svolgimento del presente trattato si vedrà, quale articolazione dovrà esser messa in movimento nell' esecuzione delle singole azioni. TRATTATO DELLA SPADA ifg Posizione normale. — Linea direttrice. — Spada in linea. — Posizioni del pugno. — Saluto. — Guardia. — Riposo. — Linea di offesa. — Bersaglio. — Divisione del bersaglio. — Battuta del piede. — Misura. — Passo avanti. — Passo indietro. — Inviti. — Legamenti. — Parate semplici. — Passaggio da una parata all' altra. — A-fondo. — Botta dritta. — Dall' afondo in guardia. — Botta dritta collo slancio del piede sinistro indietro. — Fili di spada. 4. — Posizione normale. Si volge il fianco destro verso la parte ove sta l'avversario, disponendo i piedi ad angolo retto (0 coi talloni a contatto la punta del piede destro rivolta all' avversario le ginocchia tese le anche sporgenti ugualmente il corpo dritto; il ventre in dentro e il petto avanti; le spalle tenute bene aperte allo stesso livello; la testa alta, lo sguardo rivolto all'avversario; il braccio sinistro naturalmente pendente, col palmo della mano contro la coscia, e colle dita unite e distese (2) il braccio destro disteso, col pugno prono, alquanto distaccato dal corpo, (1) Scopo principale della posizione normale è quello di preparare il corpo ad assumere correttamente la posizione di guardia. E poiché in questa è necessario tenere il piede destro perpendicolarmente al sinistro, ciò si otterrà più facilmente preparando i due piedi ad angolo retto. Così anche Grisetti e Rossaroll della scuola classica napoletana. Il maestro Parise, invece dispone differentemente, riferendosi ad una maniera di guardia diversa, e svantaggiosa, come si dimostra colla nota al paragrafo 9. (2) Quando si userà la maschera, essa sarà tenuta colla mano sinistra, in modo, che la parte inferiore dell' orecchione sinistro sia fra il pollice e le altre quattro dita, e 1' orecchione destro contro la parte esterna della coscia. e avanti la coscia destra circa 30 centimetri. La spada, impugnata colle norme prescritte, dovrà mantenersi in linea retta col braccio. 5. — Linea direttrice. Supposti due schermidori l'uno di fronte all'altro, in posizione normale, s'intenderà per linea direttrice quella linea immaginaria, che partendo dal tallone sinistro di uno di essi e passando per l' asse del suo piede destro, andrebbe ad incontrare gli stessi punti dei piedi del- Su questa linea si dovranno rigorosamente svolgere tutte le svariate azioni della scherma ad eccezione dell' inquartata. (0 6. — Spada in linea. Questo movimento si eseguisce in un sol tempo, alzando la spada, col braccio disteso, fino a livello della spalla; il dorso della mano rivolto a terra; la spalla, il pugno e la spada formanti una sola linea retta e parallela al suolo. Avvertenza. — II maestro farà riprendere air allievo la posizione normale, esercitandolo ad alzare ed abbassare, la spada ripetutamente e con sveltezza, affinchè questi nel passaggio da una posizione aW altra, si abitui a mantenere la spada in perfetta linea col braccio. 7. — Posizioni del pugno. Dalla posizione di spada in linea si prendono le varie posizioni di pugno, che sono cinque, cioè: di prima, seconda, terza, quarta e quinta. La posizione di prima si prende, girando il braccio sul proprio asse fino a che il dorso della mano sia rivolto a sinistra, ossia al proprio lato interno-, quella di seconda, girandolo in modo che il dorso della mano sia rivolto in alto; quella di terza, girandolo fino a che il dorso della mano sia rivolto a destra, ossia al proprio lato esterno; quella di quarta, facendo prendere alla mano la sua totale supinazione. La quinta è una posizione intermedia fra la terza e la quarta. La seconda e la quarta sono le posizioni che si usano più di frequente; perciò il maestro le farà prendere all'allievo molte volte e con celerità, badando che, nel passaggio dall'una all'altra, non faccia angolo nell'articolazione del gomito e del polso. 8. — Saluto. Il saluto si eseguisce in sette tempi: i.° si alza la spada col braccio teso, e facendola passare per la- posizione di spada in linea, si flette il braccio e si riduce l' arme perpendicolare al suolo, tenendola innanzi all'occhio destro, col gomito stretto al corpo e le unghie rivolte al petto; 2.° si distende il braccio rimettendo la spada in linea; e così si saluta l'avversario; 3.0 si flette il braccio come al primo tempo; 4.0 lo si distende portandolo alquanto in dentro, a livello della spalla; e così si saluta coloro che si trovano dalla parte sinistra; 5.0 si flette il braccio come al primo tempo; 6.° lo si distende portandolo a livello della spalla ed alquanto in fuori, prendendo col pugno la posizione di seconda; e così si saluta coloro che si trovano dalla parte destra; 7.0 si riprende la posizione normale. Avvertenza. — Nel salutare Insogna clic lo sguardo e il busto assecondino con eleganza non affettata i movimenti del braccio. Quando si creda opportuno di usare particolare deferenza a talune delle persone che presenziano gli esercizi, si potrà cominciare il saluto dalla loro parte, sempre pero dopo di aver salutato avversario. 9. — Guardia. Per guardia s' intende quella posizione speciale e più vantaggiosa che lo schermidore prende col corpo e colla spada, per essere vigilante e pronto ad accorrere velocemente alla difesa e all' offesa. La guardia, essendo un atteggiamento che per primo deve influire sul morale dell' avversario, è necessario assumerla con severità e perfezione, affinchè essa risulti bella ed insieme imponente. Per mettersi in guardia occorrono dite tempi: i.° si prende la posizione di spada in linea, sollevando contemporaneamente il braccio sinistro teso, e portandolo in perfetta linea col destro e col palmo della mano rivolto in alto; 2.0 Si flettono le ginocchia; si avanza il piede destro sulla direttrice di tanto quanto basti, perchè il corpo si mantenga in perfetto equilibrio (lo spazio compreso fra i dite piedi sarà sempre uguale ai quattro decimi della propria statura); (0 contemporaneamente si flette (1) L'esperimento fatto su circa 300 allievi avendo dato sempre per risultato, che in guardia il corpo si mantiene nel massimo equilibrio allorquando lo spazio compreso fra i due piedi è uguale ai quattro decimi della statura, questo dato sperimentale si può elevare a legge schermistica. cri a- TRATTATO DKLLA SPADA 18' il braccio sinistro ad angolo retto, col gomito a livello e sulla linea delle spalle. In tale atteggiamento, l'asse del tronco e la eamba OO fc> destra devono essere perpendicolari alla direttrice, gli arti inferiori piegati in modo da formare un'angolo di circa 120 gradi, il peso del corpo egualmente ripartito Ira le due gambe C1), il ginocchio sinistro perpendicolare alla punta del piede sinistro, il ventre in dentro ed il petto in avanti, le spalle sullo stesso livello, la testa alta, lo sguardo attento e fisso negli occhi dell'avversario. Mi piace di riportare qui alcune note che si riferiscono alla posizione di guardia, dettate dal rammentato dottore Astegiano cav. Giovanni, già Professore di anatomia nella cessata Scuola Centrale di scherma e ginnastica in Parma: Le estremità inferiori sono piegate-, il peso del corpo gravita sopra di esse egualmente; le braccia sono sollevate. Allora il corpo dell' uomo può con- siderarsi come disposto sopra tre linee verticali di cui F una passa per il mezzo del capo e del busto; le altre due scendono a piombo sul piede. Questa posizione è per sé sola molto affaticante. Infatti le estremità inferiori sono per natura confor- mate in modo che F uomo può sostenere a lungo la posizione ritta su due piedi, quasi senza concorso (i) Il centro di gravità dee giacere tra le due ossa dette femori; e se poi da esso si abbassi una perpendicolare, cadrà sulla direttrice dividendo per metà lo spazio intercetto tra i due talloni. (Grisetti e Rossaroll, Trattalo delia spada, 66). Questa è fra le guardie la migliore, perchè il corpo riposando in equilibrio, senza caricarsi più su di una coscia, che su di un'altra, né più avanti, ne più indietro, ne avviene che lo schermidore non si stanca, come suole accadere nelle altre guardie. (Grisetti e Rossaroll, 67). s attivo di muscoli, senza soverchia fatica. Ma se le estremità inferiori invece di essere distese sono pie- gate, allora soggiacciono a grave sforzo; tutto il la- voro di reggere il corpo è affidato ai muscoli esten- ? sori delle medesime. Questi muscoli devono mantenere s entro certi limiti il piegamento articolare che tende ad accrescersi sotto il peso del corpo e delle estremità superiori. Soltanto la loro azione continua ed energica impedisce al corpo di soccombere ed accasciarsi. Vi ha lotta tra il peso del corpo che tende a serrare gli angoli fatti dalle articolazioni e le forze che ten- dono ad aprirli: vale a dire i muscoli estensori (della coscia specialmente). Stando l' uomo in piedi vi è tra- smissione diretta secondo la lunghezza dell'osso, del peso superiore all' osso inferiore, nella guardia invece è comunicato il peso all'angolo aperto ed agisce come forza piegante. Quindi la trasmissione del peso del tronco al suolo ha luogo coli' intermezzo di cordoni elastici come il peso di una carrozza coli' intermezzo delle molle. Ne avviene che la posizione in guardia non può essere conservata lungamente; a capo di alcuni minuti anche i più forti sentono il bisogno di riavvicinare le gambe allargate, rialzarsi e riposare non fosse altro che per un solo istante. (') io. — Riposo. Dalla posizione di guardia si viene a questa posizione in un sol tempo. Si distendono le ginocchia; si porta il tal- (1) Il maestro Parise nel descrivere a pag. 43 il secondo movimento per il passaggio dalla prima posizione (posizione normale) a quella di guardia, stabilisce le seguenti norme: A) si piegheranno le ginocchia senza mai far perdere al tronco la sua perpendicolare al suolo; B) sì porterà innanzi il piede destro sulla direttrice, Ione destro a contatto del sinistro, o viceversa; si abbassa il braccio sinistro e si riprende la posizione normale quindi l'allievo è libero di avanzare l'ima o l'altra gamba. per la lunghezza dì due piedi, con due battute, comprendendo, in ogni battuta, io spazio del piede del tiratore (tale lunghezza verrebbe ad essere, in generale, uguale a centimetri 56, corrispondendo alla lunghezza media del piede dell' uomo che è di centimetri 28). Indi più innanzi avverte C) di fare osservazione che il ginocchio destro cada perpendicolare al respettivo calcagno, e che il sinistro stia a piombo sulla punta del pie sinistro /la quale, è bene ricordarlo, secondo il suddetto maestro, si deve trovare più indietro della linea del calcagno, siccome egli prescrive trattando della prima posizione. Da queste tre norme emergono chiaramente tre conseguenze e cioè, a) che il corpo graviterà in massima parte sulla gamba sinistra, b) che esso rimarrà quindi spostato indietro, sia pure cadendo perpendicolarmente alla direttrice, e) che non potrà piegarsi che poco sulle ginocchia. Queste tre conseguenze danno luogo ai seguenti inconvenienti i." La gamba sinistra, sopportando da sola quasi tutto il peso del corpo, molto pivi facilmente si stancherà, e quasi si paralizzeranno in breve tempo, i suoi movimenti di estensione e di flessione, che maggiormente concorrono a spingere il corpo a-fondo, e a ritirarlo in guardia. 2." 11 centro di gravità del corpo non essendo compreso sulla perpendicolare, che divide per metà la distanza intercetta fra i due piedi, mancherà l'equilibrio perfetto, assolutamente necessario alla prontezza ed alla naturalezza dei movimenti. 3." Il corpo trovandosi spostato indietro, rimarranno indietro anche il braccio, la spada, e la punta; e maggiore sarà lo spazio che questa dovrà percorrere per colpire il bersaglio. 4." Stando poco seduti in guardia, a) i muscoli non potranno essere contratti sufficientemente allo scopo di agire come vere balestre a vantaggio della velocità e della efficacia del colpo, b) si scoprirà al nemico un bersaglio maggiore mantenendo grande distanza fra braccio e coscia, e) si renderà più difficile la propria parata a causa ancora della distanza che correrà fra le linee di offesa alte e quelle basse. Or bene mi sia permesso di fare una domanda. Non ha mai pensato il maestro Parise che ove le fondamenta manchino, l'edificio crolla; o piuttosto, poiché egli ha riconosciuto a pag. 41 del suo trattato, che la pcrfezio7ze della guardia contribuisce non poco a quella delle azioni, come ha fatto per adattare azioni perfette ad una guardia così poco perfetta? Se pure egli non abbia voluto scegliere una guardia, che si accosta a quella del metodo francese, per potere svolgere un giuoco alla francese; ma in questo caso egli avrebbe avuto torto di chiamare italiano il suo sistema. ii. — Linea d'offesa. S'intende per linea d'offesa quella linea formata dal braccio e dalla spada, che, prolungandosi immaginariamente, si congiunge col bersaglio nemico. È molto vantaggioso mantenere la spada sulla linea d'offesa, poiché così s'impedisce quasi sempre all'avversario di tirare, se prima non eseguisca 7111 azione di deviamento. (') 12. — Bersaglio. Per bersaglio s intende, tutta quella parte del tronco esposta ai colpi dell' avversario. I suoi limiti sono la clavicola ed il margine superiore dell' osso iliaco. 13 — Divisione del bersaglio. Essendo lo schermidore in perfetta guardia, colla spada sulla linea d 'offesa, immaginiamo che sia tirato dalla linea direttrice un piano perpendicolare alla stessa, il quale conseguentemente passerà per l' asse del braccio e della lama dello schermidore; lo spazio compreso fra detto piano ed il petto, si chiamerà lato in dentro o interno; lo spazio compreso fra lo stesso piano e le spalle, si dirà lato in fuori o esterno. Si consideri ora tirato un altro piano perpendicolare al primo, ossia parallelo alla direttrice, e lo si faccia passare per gli stessi assi della lama e del braccio dello (1) Vedi paragrafo 98 e seguenti. schermidore; lo spazio superiore a detto piano si chiamerà sopra o petto; quello inferiore si chiamerà sotto o fianco. 14. — Battuta del piede. La battuta del piede si eseguisce in un tempo solo; si alza il piede destro di pochi centimetri, e lo si riporta immediatamente al suo posto battendolo a piena pianta. La battuta del piede vuol essere eseguita energicamente, senza perdere l' equilibrio, e senza fare oscillare la punta della spada, il suo scopo principale essendo quello di abituare l' allievo a mantenere 1' attività di tutti i suoi muscoli. Molte volte essa serve ad aumentare l'effetto delle finte. Lo spazio esistente fra due schermidori situati in guardia, si denomina misura; e siccome detto spazio potrà essere lungo, medio o breve, così si avranno tre specie di misure, che prendono i nomi di fuori misura, giusta misura e sotto misura. Si starà fuori misura, quando per colpire l'avversario, farà d'uopo di avanzare di uno o più passi; a giusta misura, tutte le volte che lo schermidore dalla posizione di guardia, vibrando la stoccata, arriverà efficacemente colla punta al bersaglio senza eseguire alcun passo avanti; sotto misura, allorquando la distanza intercetta tra gli avversari sarà minore di quella fissata per la giusta misura. Non potrà chiamarsi corretto quello schermidore che si ridurrà spesse volte a quest'ultima misura. (0 16. — Passo aranti. Il passo avanti si eseguisce per avvicinarsi all' avversario quando egli sia fuori misura, affine di giungere a colpirlo. Si eseguisce in due tempi: i.° Si porterà avanti il piede destro di tanto, quanto basti per poter entrare in misura giusta; 2.° Immediatamente il piede sinistro seguirà il destro percorrendo uno spazio eguale, e mantenendo inalterata la posizione di guardia. (i) Il maestro Parise crede di aver trovato il modo pratico di co?ioscere la disianza o misura, Messa la spada (egli dice) sulla linea d'offesa col braccio disteso, s' intenderà fresa la distanza, allorché stando in piedi i due avversari coi talloni uniti, le punte delle spade si tocchino appena. E questa si dice misura camminando o fuori misura il che importa, clic, per colpire V avversario, e uopo avanzare d un passo. Un tal modo per giudicare della misura non è invece affatto pratico, poiché il colpo vibrato da fuori misura, ossia dopo eseguito il passo, colle norme sopraindicate, non a?-riva giammai a toccare V avversario. Infatti si prendano due schermidori e si dispongano col corpo e colla spada come e accennato al paragrafo 63 del suo trattato; si mettano in guardia nel modo indicato al paragrafo io, in maniera che vi sia fra un piede e l'altro d' entrambi gli schermidori lo spazio di due piedi precisi si faccia eseguire ad uno di essi un passo avanti come è prescritto al paragrafo 15, cioè avanzando di un piede solo quindi si faccia eseguire allo stesso schermidore la botta dritta come è prescritto al paragrafo 13, cioè: spingendo avanti il pie dritto di un piede, e col corpo quasi perpendicolare alle due rette parallele formate dai piedi e dalle braccia; e si vedrà che la punta della sua spada, non solo non arriverà a toccare il bersaglio, ma che ne disterà anzi di parecchi centimetri. A misura gius/a ottenendosi il medesimo effetto negativo del colpo, si è costretti ad ammettere che col sistema del maestro Parise, bisognerà schermire necessariamente sempre sotto misura per potersi colpire. Ma siccome il predetto maestro proibisce, e in questo giustamente, di schermire sotto misura, domando io come si farà a colpire l'avversario? TRATTATO DELLA SPADA 1S9 17. — Passo indietro. 11 passo indietro si eseguisce, sia per riprendere la giusta misura, sia per allontanarsi dall'avversario e rendergli in tal modo più difficile l' offensiva. Si eseguisce in due tempi: i.° Si porterà indietro il piede sinistro, distendendo totalmente la oramba sinistra. o 2.0 Piegando il ginocchio sinistro, si porterà anche il piede destro indietro, e battendolo a terra si riprenderà l'esatta posizione di guardia. Avvertenza. — Sia nel passo avanti che nel passo indietro, ponga il maestro tutta la sua attenzione, affinchè r allievo non devii dalla linea direttrice; curi che questi non faccia oscillare la spada e che la tenga sempre sulla linea d 'offesa; e filialmente che i due tempi siano eseguiti con tale rapidità da sembrare un tempo solo. Chi scopre scientemente e con idea preconcetta il proprio corpo o bersaglio, allo scopo di indurre 1' avversario ad agire, eseguisce un invito. Si può invitare l'avversario, sia mantenendo la propria spada distaccata dalla sua, sia tenendola a contatto e dominandone i o-radi. Nel primo caso si avrà uri invito semplice; nel secondo wxì invito di legamento. Nella pratica si dirà, per maggior concisione, invito il primo, legamento il secondo. Gli inviti sono cinque: i.° Invito di prima; scopre tutto il fianco e si eseguisce in un sol tempo. Evitando la spada avversa, e senza flettere le varie articolazioni del braccio, si por- terà la propria spada a sinistra della lìnea d' offesa, in maniera da fare descrivere alla punta un arco di cerchio da fuori in dentro, e di farla risultare a pochi centimetri in fuori della spalla destra dell' avversario il pugno, girato in seconda posizione, dovrà essere a livello delle spalle; la punta, il pugno e la spalla destra dovranno formare una sola linea retta e parallela al terreno. Questo invito è poco usato preferendosi in sostituzione quello di mezzocerchio. 2.0 Invito di seconda; scopre tutto il petto e sì eseguisce in un sol tempo. Si girerà il pugno in seconda posizione mantenendo la mano sull'asse del braccio; si abbasserà il braccio destro teso, in modo che il pugno risulti a livello del margine inferiore della mammella-, si scosterà braccio e spada a destra della linea di offesa, colla punta a pochi centimetri dal fianco dell'avversario. 3.0 Invito di terza; scopre tutto il lato interno e si eseguisce in un tempo solo. Si fletterà leggermente il braccio destro ad angolo ottuso col vertice in basso, e, senza incontrare la spada avversa, si porterà la propria a pochi centimetri a destra della linea d'offesa, formando quasi una retta coli' avambraccio il pugno in quinta posizione ed all' altezza della spalla. 4.0 Invito di quarta; scopre il lato esterno, e si eseguisce in un solo tempo. Evitando la spada dell'avversario, si fletterà il braccio destro quasi ad angolo retto, portandolo a sinistra e colla spada in linea retta coli' antibraccio il pugno girato in quinta posizione e quasi a livello del fianco; il gomito in dentro per quanto si può e quasi a contatto del corpo; la punta della spada quasi a livello della spalla destra dell'avversario, ed a pochi centimetri in fuori della stessa. J I9I 5.0 Invito di mezzocerchio scopre tutto il fianco e si eseguisce in un sol tempo. Evitando la spada avversa e senza flettere le varie articolazioni del braccio, si porterà la spada a sinistra della linea di offesa, facendo descrivere alla punta un arco di cerchio da fuori in dentro, in modo che essa risulti a pochi centimetri in fuori della spalla destra dell'avversario; il pugno, girato in quinta posizione, dovrà essere a livello della spalla destra la punta, il pugno e la spalla dovranno formare una sola linea retta e parallela al suolo. (*) 19. — Legamenti. Si eseguisce un legamento quando, per invitare l' avversario, si uniscono i gradi forti della propria spada coi gradi deboli di quella avversa, deviando questa dalla linea d'offesa. L'unione dovrà succedere in modo da opporre alla spada dell'avversario, ma a giusta che fuori misura, il braccio di leva più corto che sia possibile a misura giusta dovrà formarsi un triangolo i cui lati saranno il proprio forte, la propria coccia, e la lama dell'avversario, di cui una parte dovrà oltrepassare la detta coccia. I legamenti come gli inviti sono cinque e cioè: i.° Legamento di prima; scopre tutto il fianco, e si eseguisce in un tempo solo. Unendo lo spigolo inferiore esterno del proprio forte al medio della lama (1) In tutti gli inviti descritti dal maestro Parise al paragrafo 14, pag. 48 del suo Trattato, meno in quello di mezzocerchio, il braccio forma angolo colla spada. Proprio quello di mezzocerchio in cui non avvi angolo di sorta, formando spada e braccio una sola e perfetta linea retta, l' autore lo chiama inyito d' angolo. avversa col pugno in seconda posizione, si trasporterà la spada nemica alquanto a sinistra e si prenderà la posizione dell' invito di prima. Questo legamento è poco usato, potendosi sostituire quello di mezzo- 2" Legamento di seconda,- scopre tutto il petto, e si eseguisce in un tempo solo. Si girerà il pugno in seconda, si unirà lo spigolo superiore interno del proprio forte al debole della lama avversa, e, trasportandola in basso e a destra, si prenderà l'esatta posizione del- 3.0 Legamento di terza; scopre il lato interno, e si eseguisce in un solo tempo. Si unirà lo spigolo inferiore esterno del proprio forte al debole della lama dell'avversario col pugno in quinta posizione, e deviandola a destra, si prenderà la posizione dell' invilo di 4.0 Legamento di quarta; scopre il lato esterno, e si eseguisce in un sol tempo. Col pugno in quinta posizione, si unirà lo spigolo superiore interno del proprio forte al debole della spada avversa, e trasportandola a sinistra, si prenderà la esatta posizione dell' invito di qitarla. 5.0 Legamento di mezzocerchio; scopre il fianco e si eseguisce in un solo tempo. Unendo lo spigolo superiore esterno del proprio forte al medio della lama avversa col pugno in quinta posizione, si trasporterà la spada nemica alquanto a sinistra, e si prenderà la posizione dell' invito di mezzocerchio. Tanto gli inviti che i legamenti dovranno essere ben marcati e non dovranno scoprire che un lato solo, coprendo bene il lato opposto. Qualunque movimento eseguito colla spada o col corpo, allo scopo di deviare e schivare un colpo dell'avversario, dicesi parata. È sempre meglio però parare colla spada che col corpo. È utile ricordare inoltre che, anche a parità di efficacia, sarà sempre preferibile nella scherma, considerata come arte, quel movimento che raggiungerà uno stesso scopo difensivo con maggior eleganza e fermezza. Le parate possono essere semplici (o d'appoggio), di contro, di ceduta, di tocco e di sforzo. Delle prime, cioè di quelle semplici, poiché servono di base a tutte le altre, è necessario determinare i principi per stabilire la base delle parate tutte. Le parate semplici sono la parata di prima, di seconda, di terza, di quarta e di mezzocerchio. Sarà bene cominciare dal descrivere la posizione finale di ognuna di esse. La parata di prima, tuttora usata dalla sawla mista è francese, fu da lungo tempo abbandonata dalla scuola classica italiana a cui il presente trattato s'inspira; essa è sostituita dalla parata di mezzocerchio, molto più vantaggiosa e spontanea. La sua posizione è come quella del legamento di prima, ma col braccio e la spada un poco più in basso. Parata di seconda; il braccio sarà totalmente disteso; il pugno, in seconda posizione ed a livello del margine inferiore della mammella destra, formerà coli' avambraccio un impercettibile angolo ottuso col vertice in fuori; la punta della spada in linea del fianco avversario. (0 La parata di seconda schiva i colpi vibrati al lato basso esterno. La seconda, in casi eccezionali, ad esempio per parare la fianconata di quarta bassa ed il trasporto di seconda, (2) potrà eseguirsi ancora col pugno in quarta Parata di terza; il braccio sarà interamente disteso; la spada un poco a destra della linea d' offesa colla punta diretta alla faccia dell'avversario; il pugno, esattamente in quarta posizione ed all'altezza del mento, formerà col braccio un impercettibile angolo ottuso col vertice in fuori. La terza para i colpi vibrati al lato alto esterno. Volendo, questa parata potrà anche eseguirsi col pugno in seconda. (3) Parata di quarta; il braccio sarà a sinistra, e piegato (i) A. proposito di tutte le parate in generale, come le prescrive il maestro Parise, cioè colla punta in fuori della linea d'offesa ( 19 Trattato della spada), è utile eh' io riporti una legge fondamentale, dettata da Grisetti e Rossaroll, affinchè ogni cultore della scherma possa stabilire, se quelle, come tutto il nuovo sistema, s' informino veramente ai principi della scuola classica Napoletana. Ecco quello che essi dicono a pag. 41 del loro Trattato: Accade nelle parate, che per zirlare con forza la spada nemica, il pugno si disvia per poco dalla linea d' offesa. Dunque allora cottviene sostituirvi la punta, affinchè se il nemico vedendovi scoperto per poco il petto, volesse tirarvi, venga trattenuto dalla punta, che forma scudo al voitro petto. Questo principio è della massima importanza J poiché parando convien fare angolo, e non si puh fare angolo senza dare tm adito al vostro petto. Dunque no7t vi ha che la punta sostenuta nella linea di offesa, che possa garantirvi dai colpi improvvisi del nemico. (2) Veggasi il significato ai paragrafi 99, in. (3) Al paragrafo 20 a pag. 62 del suo trattato, il maestro Parise stabilisce per la parata di terza, che il pugno debba essere sulla linea della mammella. Un tal modo di parare la terza è in verità inefficace, perchè si oppongono i gradi minori della propria spada a quelli maggiori della spada avversa; tranne il caso, come si osserva nella vignetta a pag. 59 di quel trattato, che il tiratore, per compiacenza, tiri il colpo abbassando il pugno, a ciò che l' avversario possa comodamente, e senza disagio alcuno, parare il colpo stesso. ì iè fermo. Terrà la spada sulla linea di offesa. Girando il pugno in seconda posizione darà, per movimento d'avambraccio, un forte colpo coi gradi forti della propria lama sul centro di quella nemica, avanzando lievemente il tronco, e prendendo la posizione della parata di terza col pugno di seconda. Girando il pugno di quarta e portando la spada sulla linea d' offesa, vibrerà la botta dritta colpendo l'avversario al petto. (0 Egualmente si eseguirà camminando, muovendo un passo avanti al primo tempo. 130. — Tocco di mezzocerchio e botta dritta Terrà la spada diretta al fianco Darà un forte colpo sul centro della spada avversaria coi gradi forti della propria, girando il pugno in quinta posizione, avanzando lievemente il tronco, e prendendo la posizione di mezzo- Porterà immediatamente la spada sulla linea, e colpirà l'avversario al petto od al fianco colla botta dritta. (1) Volendo colpire al fianco, si avrà cura di eseguire il tocco spingendo la spada avversaria in alto ed a destra. Colle stesse norme si eseguirà camminando, muovendo un passo avanti al primo tempo. 131. — Tocco di seconda e «otta dritta a pie fermo. Terrà la spada in linea del fianco col pugno in seconda. Per movimento d'avambraccio, darà un forte colpo, dall'alto in basso, sul centro della spada avversa coi gradi forti della propria, girando il pugno in terza posizione e abbassando e portando il gomito alquanto in fuori. Distendendo ed alzando il braccio destro, lo porterà immediatamente sulla linea d' offesa e girando contemporaneamente il pugno in quarta, colpirà al petto sopra, colla botta dritta. Si eseguirà camminando, muovendo un passo al primo Tocco di quarta fiuta dritta e cavazione. Si compone di tre tempi, e si eseguisce sia a pie Terrà la spada in- linea del petto dell' avversario. Allievo. Eseguirà con energia il tocco di quarta, come primo tempo. Come secondo tempo, porterà istantaneamente la spada sulla linea d' offesa ed accennerà la botta dritta. Parerà quarta o contro di terza. Come terzo tempo, evitando il contatto del ferro eseguirà la cavazione in fuori, od in dentro, od anche al fianco, a seconda della parata che avrà eseguita 133. — Tocco di terza finta dritta e cavazione. Egualmente si eseguisce sia a pie fermo che camminando, e si compone di tre tempi: Terrà la spada sulla linea di offesa. Parerà terza, o contro di quarta, se la finta fu accennata al petto; e seconda, o contro di mezzocerchio, se la finta fu eseguita Come primo tempo, eseguirà il tocco di terza. Come secondo tempo, accennerà la botta dritta al petto od al fianco, a seconda del modo con cui verrà spostata la spada Come terzo tempo, eseguirà la cavazione secondo la parata dell' avversario cioè in dentro, se la parata fu di terza; in fuori, se la parata fu di contro di quarta al petto, sopra, se l' avversario parò di seconda; e finalmente al fianco di seconda, se parò contro 134- — Tocco di mezzocerchio fiuta dritta e cavazione. Si compone di tre tempi, e si eseguisce sia a pie Terrà la spada in direzione I Come primo tempo, eseguirà il del fianco. tocco di mezzocerchio. Parerà mezzocerchio, o contro Come secondo tempo, accennerà la botta dritta al fianco interno. Come terzo tempo, eseguirà la cavazione al fianco, od al petto sopra, a seconda della parata del- Tocco di seconda fiuta dritta e cavazione. Si compone di tre tempi, e può eseguirsi sia a pie Terrà la spada in direzione del fianco dell'allievo, col pugno Parerà terza, o quarta. Come primo tempo eseguirà il tocco di seconda. Come secondo tempo, accennerà la botta dritta sopra, girando il pugno in quarta. Come terzo tempo, eseguirà la cavazione al fianco, girando il pugno in seconda, se l'avversario avrà parato di terza, ed eseguirà la cavazione al petto, in fuori, se avrà parato di quarta. Parate di tocco. Le parate di tocco consistono nello sviare il colpo dell'avversario, anziché col semplice appoggio, mediante l'urto potente dei gradi forti della propria spada sulla lama avversa ossia nell' eseguire uno dei tocchi precedentemente accennati. Alle parate di tocco si accorre sia dall'invito, sia dal legamento, sia in seguito ad un' altra parata, colle stesse regole prescritte per i tocchi. Avvertenza. — Nelle parate di tocco si sente maggiorine nte la necessità di urtare la spada nemica nel suo centro, o meglio nel suo forte, poiché F avversario, vibrando la stoccata, avvicina di molto la sua punta al bersaglio. Anche nelle parate di tocco, si abbia la massima cura di non spostare troppo la punta dalla linea di offesa; di non farla risultare più bassa del pugno in quelle di seconda, terza e quarta di non abbandonare il braccio, per essere pronti ad accorrere alla parte opposta, qualora V avversario agisse in tempo; e di effettuare l'urto colla costa della propria lama, e non già colla parte piatta di essa. Nel momento dell'urto si stringa maggiormente la mano sull'impugnatura e non s' infletta il pugno nella sua articolazione, affine di evitare lo spostamento eccessivo della punta della propria spada. Sarà bene eseguire le parate di tocco sul colpo finale piuttosto che sulle finte, sia per l'efficacia del tocco stesso, sia per non scoprire di troppo il proprio petto al colpo susseguente alle finte dell' avversario. 137. — Dello sforzo. Lo sforzo consiste nell' urtare violentemente colla spada propria, la spada dell'avversario, affine di farla divergere più che sia possibile dal bersaglio. Differisce dal tocco per ciò, che l'urto si sviluppa su diversi punti consecutivi del ferro, mediante uno strisciamento, anziché su di un punto solo. Lo sforzo, per la potenza del braccio, non solamente sposta la spada dell' avversario dalla linea d' offesa, ma 1' abbatte completamente, aprendo in tal modo un varco sicuro al colpo che vuoisi vibrare. Si eseguisce sulla spada nemica situata in linea del petto; e poiché ha per iscopo di deviarla più che sia possibile, si può anche, in taluni casi, eseguirlo dal proprio legamento. (*) In ogni modo però, lo sforzo praticamente sarà soltanto di terza o di quarta, troppa difficoltà e poca efficacia presentandosi dagli sforzi di seconda e di mezzocerchio. Lo sforzo, come il tocco, dovrà effettuarsi d' attacco, o sulla finale di un' azione di offesa; e si avrà cura di non oltrepassare colla propria spada, per quanto sia possibile, i limiti prescritti per le parate, affine d'esser pronti ad accorrere alla difesa, quando l'avversario agisse con azioni di tempo. Gli sforzi potranno eseguirsi sia a pie fermo che camminando, e in un tempo solo. Si adopreranno con vantaggio, specialmente contro coloro che, deboli nella difesa, hanno l'abitudine di lasciare la punta sulla linea ad ogni azione di offesa dell' avversario, provocando per tal modo 1' incontro. (i) Nell'Avvertenza a pag. 99 del trattato Parise si legge: Le battute di spada (questa denominazione per l'autore corrisponderebbe allo sforzo) sìa a pie fermo, sia canuninando se si eseguono dietro legamento dell'avversario si diranno battute false perche trovandosi la spada avversa co7i la punta a non in linea, sarà impossibile, nel batterla, di percorrerne i gradi. Quindi si domanda Se la spada avversa non e in linea, e non è possibile nel batterla di percorrerne i gradi, a quale scopo le battute dovranno eseguirsi, e come potranno eseguirsi ? Il maestro Parise spiega l'esecuzione delle battute nel seguente modo: Primo, alzando impercettibilmente la punta della spada si piazzerà il proprio forte sul debole avversario, e battendo simultaneamente il pie dritto, si abbasserà con rapidità la punta sino a livello del petto (cioè sino al punto in cui trovavasi precedentemente alla battuta) strisciando con forza e percorrendo i gradi della spada avversa, deviandola dal piano d' attacco e situando subito la propria spada con l' opposizione in fuori (o dentro) in linea d' offesa per far seguire la stoccata. Secondo, si vibrerà la botta dritta al petto. A me sembra che tale esecuzione non risponda affatto allo scopo delle battute. Si può infatti osservare: in primo luogo, che l'alzare impercettibilmente la punta della spada e lo abbassarla sino al livello del petto, non permette al braccio di sviluppare tutta la sua energia, che nell'azione di sforzo si richiede necessariamente per il fine che essa si propone; in secondo luogo che lo Dopo gli sforzi, come dopo i tocchi, poiché essi hanno lo scopo di allontanare la spada nemica dalla linea di offesa dell' avversario, non sarà possibile eseguire una azione di filo. La sola botta dritta o la finta di essa, saranno le azioni che dovranno succedere agli sforzi. 138. — Sforzo di quarta e botta dritta. Si compone di due tempi, e si eseguisce, sia avendo la propria spada sulla linea, sia dal proprio invito di t .° Col pugno in quinta posizione, si alzerà alquanto la propria spada, piegando un poco il braccio destro; e facendolo scattare violentemente e diagonalmente sulla spada avversaria, si striscierà con forza il proprio forte sul medio e forte di essa. strisciare ed il battere con forza i gradi deboli della, spada avversa (nella meccanica della scherma, trattato Parise, pag. 231, si legge: In altri termini, bisogna battere la spada avversa nel suo punto più debole ») impedisce di conseguire 1' effetto desiderato, poiché, come si è già dimostrato a pag. 162 per deviare la spada avversaria dalla linea, è necessario batterla nel suo centro e non sul debole di essa. E di ciò, pare ne sia persuaso anche l'autore, perchè nel far vibrare la botta dritta in seguito alla battuta, prescrive di situare stibito la propria spada con opposizione di pugno: evidentemente per garantirsi dalla punta nemica, che non si potrebbe deviare con quella esecuzione. Il lettore potrà convincersi facilmente dell' inefficacia della battuta, secondo il metodo Parise, con un esperimento semplicissimo. Impugni la spada con ambo le mani batta con tutta la forza delle sue braccia sui gradi deboli della spada nemica, e vedrà che quella punta dopo avere alquanto oscillato, ritornerà sulla linea, e non sarà stata spostata la coccia, che principalmente necessita di spostare. Invece provi il contrario, cioè, impugni la spada leggermente e con una sola mano, batta con poca forza sul medio, ed anche sul forte della spada nemica, e vedrà che non solo si sposterà la punta, e con essa la spada tutta, ma anche il braccio dell' avversario. Che se poi specialmente vorrà eseguire la battuta di mezzocerchio, dal proprio legamento, si accorgerà d' avere fatto uno sforzo vano. 2.0 Rimettendo la propria spada sulla linea, si vibrerà istantaneamente la botta dritta al petto, col pugno in quarta. 139. — Sforzo di terza e botta dritta. Egualmente consta di due tempi, e si eseguisce dal proprio invito di quarta. Si potrà ancora eseguire quando si abbia la propria spada in linea ed in fuori di quella 1 .° Si girerà il pugno in terza; e facendo scattare il braccio destro violentemente e diaconalmente sulla spada dell'avversario, si striscierà con forza il proprio forte sul medio e forte di essa. 2.0 Mettendo la propria spada sulla linea, si vibrerà instantaneamente la botta dritta al petto sopra, girando il pugno in quarta; oppure si vibrerà la botta dritta al fianco, col pugno in seconda. Questo sforzo è molto più efficace di quello di quarta, poiché il pomo della spada nemica facendo contrasto nel suo punto fisso, facilmente l' arme uscirà dalla mano dell' avversario, o per lo meno s' allontanerà tanto dalla linea d'offesa da render l'avversario stesso incapace di accorrere prontamente alla difesa. Volendo eseguire camminando tanto lo sforzo di terza che quello di quarta, si avrà cura di compiere il passo contemporaneamente allo sforzo. Avvertenza. — Durante V e sedizione degli sforzi, il maestro osserverà che l'allievo li eseguisca per semplice movimento d'avambraccio, mantenendo fermo il braccio, elastica articolazione del gomito e rigida quella del polso, acciocché la punta della propria spada si allontani meno che sia possibile dalla linea d1 offesa. 140. — Parate di sforzo. Allorquando l'allievo sappia eseguire in modo soddisfacente gli anzidetti sforzi d' attacco, il maestro glie li farà eseguire di parata. In tal caso farà prendere all'allievo, prima la posizione dell' invito, poi quella del legamento sia di terza che di quarta quindi gli vibrerà o la botta dritta, o la cavazione con velocità crescente-, e l'allievo in luogo di parare semplice, parerà di sforzo colle regole prescritte ai paragrafi precedenti. Volendo il maestro accertarsi della precisione e stabilità della parata di sforzo eseguita dall'allievo, gli simulerà sovente la botta dritta o la cavazione, cavando nell'atto in cui l'allievo eseguisce lo sforzo. Se lo sforzo in tal caso sarà stato eseguito esattamente, l' allievo rimarrà nella posizione della parata; se invece egli lo avrà eseguito trascurando le norme accennate, la sua spada si sposterà non poco dal piano delle offese, dovendo cedere per legge fisica alla sua gravità, ciò che nell'assalto costituisce un inconveniente gravissimo. 141. — Sforzo colla Anta dritta. Suppongasi che l' avversario si accorga della imminente esecuzione dello sforzo. Egli naturalmente o cercherà di schermirsene con un' azione in tempo, o si terrà pronto alla difesa del colpo semplice che lo seguirà immediamente. Nel primo caso, chi eseguisce lo sforzo, appena completato il movimento, accorrerà velocemente alla parata; nel secondo, subito dopo l'esecuzione del movimento stesso, accennerà una finta. Questa azione consta di tre tempi, ed è seguibile sia a pie fermo, che camminando, nel modo seguente: i.° Si eseguirà lo sforzo; e contemporaneamente il passo avanti, se da fuori misura; 2.0 Si fingerà la botta dritta al petto, od al fianco; 3.0 Finalmente si eseguirà la cavazione a quella parte del bersaglio che l'avversario avrà scoperto. 142. — Tocchi e sforzi di cambiamento. Tanto gli uni che gli altri non possono eseguirsi che di propria iniziativa sulla spada dell' avversario in linea, e hanno luogo sia a pie fermo che camminando. La loro esecuzione è identica a quella prescritta pei tocchi e sforzi semplici, e consiste nel far precedere ad ognuno di essi il relativo cambiamento. 143. — Del disarmo. L'azione del disarmo tende, mediante lo sviluppo massimo della potenza del braccio, a conseguire un effetto ancora maggiore di quello dello sforzo; può effettuarsi di seconda e di mezzocerchio; sia a pie fermo che camminando. Eseguendolo però a pie fermo si raggiunge più facilmente lo scopo, perchè meglio si supera la graduazione del ferro avverso. Il disarmo si eseguisce sia dal proprio legamento, sia avendo la propria spada sulla linea, e mantenendo un leggiero contatto con quella dell' avversario. Quando le spade saranno sulla linea di quarta, si eseguirà il disarmo di seconda; e quando sulla linea di terza si eseguirà quello di mezzocerchio. 144. — Disarmo di seconda e botta dritta. Consta di due tempi: i.° Si alzerà la propria spada senza però distaccarla da quella nemica; si girerà il pugno gradatamente in seconda; si piegherà il bràccio e lo si distenderà nuovamente con energia a guisa di potente molla, strisciando con forza e spiralmente da dentro in fuori i propri gradi forti sulla lama nemica; e si prenderà la posizione dell'invito di seconda. 2.0 Si vibrerà la botta dritta al fianco, col pugno Nell'esecuzione del suddetto disarmo, la spada dell'esecutore dovrà percorrere la stessa via che deve percorrere nell' esecuzione del trasporto di seconda, descritto 145. — Disarmo di mezzocerchio e botta dritta. Consta di due tempi: i.° Si eseguirà come quello di seconda, colla differenza che si girerà il pugno in quinta posizione, e invece di far percorrere alla propria spada la via del trasporto di seconda, le si farà percorrere quella del trasporto di mezzocerchio ( 109). 2.0 Si vibrerà la botta dritta colpendo l'avversario al petto od al fianco in dentro col pugno in quarta. (0 (1) Nell'esporre i guadagni di spada o disarmi, il mio egregio collega Parise (a pag. 106) contraddice a ciò che egli scrive relativamente alla fianconata di seconda (trasporto di seconda) e al filo di quarta falso (trasporto di mezzocerchio) (pagg. 80, 83). Difatti 1' autore proibisce l'esecuzione di queste due ultime azioni a pie fermo, e le ammette solamente camminando; permette 146. — Disarmo di cambiamento in terza e botta dritta. Oltre i disarmi sopra accennati, ve ne ha un altro, in cui l'avversario stesso concorre a farsi disarmare. Esso chiamasi disarmo di cambiamento in terza. Si eseguisce dal legamento di quarta dell' avversario in due tempi, e mentre egli sia intento a parare, colla terza, la cavazione in fuori. i.° Svincolando la propria spada da quella dell'avversario, e fingendo di volergli vibrare una cavazione esterna, si darà un violento urto col proprio forte sul medio della sua lama, girando il pugno in terza e spingendo verso terra la sua spada. Frattanto l'avversario, credendo di doversi difendere dalla cavazione esterna, accorrerà velocemente alla parata di terza, ma durante la sua esecuzione cozzerà colla spada nemica, con tanta maggiore violenza quanto maggiore sarà la velocità impiegata per la parata stessa. 2.0 Mettendo la spada sulla linea, si vibrerà instantaneamente la botta dritta al petto, col pugno in Avvertenza. — Neil eseguire questo disarmo si abbia cura di non battere col proprio forte, il debole, della spada nemica; ne col debole della propria, il forte dell' avversa, che e cosa molto più grave. Tanto nell'esecuzione dei tocchi, che in quella degli sforzi e dei disarmi, si preveda sempre F azione in tempo che potrebbe sviluppare V avversario ne IT atto della loro esecuzione. invece l' esecuzione dei disarmi anche a pie fermo. Ma poiché i disarmi si eseguiscono nelle identiche condizioni delle predette azioni, e facendo percorrere la stessa via al braccio ed alla spada, si ha motivo di credere che in un caso o nell' altro il maestro Parise sia incorso in errore. Il coupé, o cav azione angolata, è quel movimento che si eseguisce sollevando il braccio e la spada, rasentando la punta nemica colla propria arma, e trasportando questa dalla parte opposta per colpire l'avversario al petto Conseguentemente il coupé si opera, o dal proprio legamento di quarta, o in seguito a una parata di quarta, o in seguito ad una qualsiasi azione effettuata allo scopo di spostare a sinistra la spada dell'avversario, come copertino, tocco, sforzo ecc. di quarta. Si eseguisce a pie fermo, e consta di due tempi: t.° Con rapido movimento d'avambraccio, si solleverà e si porterà indietro la propria spada per tanto, quanto basti a farla passare dall'una all'altra parte e rasente alla punta della spada avversa. 2° Quando essa sarà passata, immediatamente si distenderà con energia il braccio destro, senza abbassare il gomito; e senza flettere il pugno nella sua articolazione, si farà descrivere alla propria punta una parabola terminante al petto in fuori dell'avversario. Il primo tempo del coupé racchiude in sé una finta. Infatti, per lo spostamento subito in seguito all'azione preparatoria al coupé, l'avversario naturalmente si pre- (1) Il coupé, se si deve credere a quanto ha scritto Alberto Marchionni, non è azione francese, ma bensì italiana. Difatti, egli, nel suo trattato di scherma stampato in Firenze nel 1847, mentre fa una scrupolosa rivista dei trattati pubblicati dal 1474 fino al suo tempo, chiaramente dice: Il coupé non è azione propria francese, ma italiana, ed il Giganti nel suo trattato del 1606 a pag. 20 fa eseguire questo colpo col nome della passata con finta sopra la punta della spada e dai francesi questo colpo fino a quest' epoca non è mai nominato. para a difendere il proprio lato interno, e a tale parata accorrerà istintivamente in seguito all'esecuzione del primo tempo dello stesso coupé, dando agio in tal modo di vibrare il colpo in fuori. Il coupé eseguito con esattezza e velocità presenta all'avversario una difficile difesa. (0 148. — Finta coupé e cavazione. Trovandosi la propria spada nelle posizioni accennate per il coupé semplice, si può eseguire la finta coupé e cavazione. Questa consta di tre tempi: i.° Si porterà indietro la propria spada, svincolandola da quella dell'avversario. 2.0 Si fìngerà un coupé colle norme innanzi accennate, avvicinando più che sia possibile la punta della propria spada al petto dell'avversario, e portando il tronco alquanto in avanti. 3.0 Si vibrerà la cavazione in dentro col pugno in quarta, od al fianco col pugno in seconda. Avvertenza. — NeW eseguire il coupé si abbia cura di calcolar bc?ie la distanza che dovrà percorrere la punta della propria spada, e di muovere il piede destro per la stoccata, quando braccio e spada siano in perfetta linea retta poiché muovendo prima, il coupé potrebbe convertirsi in un fendente alla testa od alle spalle dell avversario. (1) Quanto sia difficile schermirsi dal coupé lo ha dimostrato in modo indiscutibile, il risultato del congresso tenutosi in Roma nel 1876. Quivi convennero a disputarsi la palma, la scuola dell' Esercito (Enrichetti-Redaelli) e la scuola meridionale (nemica dei coupé), fra le quali da vari anni s'era acceso una viva lotta. In tale congresso, o meglio in tale gara, il celebre Salvatore Arista., uno dei giovani maestri rappresentanti l'Esercito, sconfisse il suo avversario, ultimo rimasto dei rappresentanti la scuola meridionale, appunto con tre coupé. E la sconfitta si rinnovò al Torneo Internazionale di Milano nel 1881, per merito specialmente dello stesso Arista. 149. — Della ripresa d'attacco. Dalla posizione di a-fondo e quando l'avversario abbia schivato il colpo retrocedendo, si opera la ripresa di attacco. Essa consiste nel riacquistare la misura avanzando il piede sinistro e riprendendo la posizione di guardia, e nello svolgere quindi immediatamente una seconda azione di offesa. Ma siccome l'avversario, nel retrocedere, potrà opporre o non opporre la parata relativa al colpo, od anche potrà mettere la spada sulla linea d'offesa, così la ripresa d'attacco dovrà farsi in quella maniera, la quale meglio converrà all'azione che egli avrà eseguito nel portarsi indietro. Quando l'avversario retrocederà senza parare il colpo finale di una qualsiasi azione d'offesa, sulla ripresa d'attacco si effettuerà la botta dritta o la finta di essa. Quando egli retrocederà e parerà contemporaneamente, si potranno eseguire le cavazioni, le finte di cavazione, sia semplici che doppie, ed anche le circolazioni, in seguito alle parate di contro. E finalmente, quando retrocederà senza opporre la parata ma mettendo la spada sulla linea, si porranno in atto tutte le azioni di spostamento, come i tocchi, i deviamenti, gli sforzi, ecc. La ripresa di attacco adunque può essere semplice, complessa, e con finta. Dicesi semplice, quando si eseguisce colla botta dritta, col filo o colla cavazione e come tutte le azioni semplici, eseguite da fuori misura, consta di due tempi: al primo tempo si riprenderà la guardia colla gamba sinistra; al secondo si vibrerà il colpo. Dicesi complessa, quando si eseguisce facendo precedere al colpo un movimento di spostamento; e anche questa consta di due tempi. Al primo tempo, si riprenderà la guardia colla gamba sinistra, eseguendo contemporaneamente un copertino, un deviamento, uno sforzo, ecc. Al secondo tempo, si vibrerà il colpo semplice. Dicesi infine con finta, quando si eseguisce accennando una o due fìnte; e può quindi esaurirsi in due o tre tempi. (0 Avvertenza. — La ripresa d' attacco si eseguirà con circospezione, poiché r avversario alle volte potrebbe retrocedere con animo deliberato di indurre il suo competitore ad eseguire una tale azione, affine di colpirlo poi con azioni di tempo durante la sua esecuzione. 150. — Delle rimesse. Per rimessa s'intende quel colpo, che in determinate circostanze segue immediatamente un altro colpo, e che si vibra dalla posizione di a-fondo. (1) Nel trattato del maestro Parise a pag. 90, a proposito della Ripigliata, che è una ripresa d'attacco, si legge La finta ripigliata e una finta di cali nazione, che si farà ritornando in guardia e propriamente nel rimettere il pie dritto a posto, facendo subito seguire la cavazione, che si colpirà al ber- saglio scoperto. Una tale esecuzione non potrebbe riescire che inefficace e, dico più, pericolosa. Inefficace, poiché nessuno schermidore si piglierebbe la briga di parare una finta dell' avversario quando questi la eseguisse allontanandosi da lui. (La finta, per ottenere l' effetto che si propone, e cioè di far parare all' avversario un ben simulato colpo, deve essere eseguita portando avanti il corpo e la punta della spada, e mai indietro, come in questo caso prescrive il maestro Masaniello Parise). Pericolosa, poiché, nemmeno a farlo apposta, non servirebbe che a provocare una uscita in tempo dell' avversario, evitando ogni probabilità di difendersi da essa. La rimessa è possibile e lecita soltanto quando l'avversario non risponda, o tardi abitualmente nel rispondere. In ambedue i casi bisognerà eseguirla con pronta decisione e velocità, affine di evitare ogni incontro, che in arte rimarrebbe a carico totale dell' esecutore della rimessa. 151. — Rimessa semplice. Si eseguisce in un tempo solo, da qualunque parata Essendo nella posizione^ di a-fondo, senza inflettere il braccio nelle sue articolazioni e senza ritirare la gamba destra, si solleverà il piede destro di pochi centimetri, eseguendo una cavazione e portando il tronco alquanto indietro per poter facilmente svincolare la propria spada da quella dell'avversario e si riporterà vivamente il piede al suolo per dare maggior forza al colpo di rimessa. 152. — Rimessa con finte. Si eseguisce in due o tre tempi secondo che il colpo di rimessa venga preceduto da una o due finte, e colle stesse regole accennate per la rimessa semplice; avvertendo però di mantenere il piede destro fisso a terra nel tempo che si eseguiscono le finte, e di sollevarlo quando si vibra il colpo finale. Operando contrariamente si perderebbe facilmente l'equilibrio. 153. — Prima e seconda intenzione. Dicesi di prima intenzione qualunque azione che si compia risolutamente, e senza il preconcetto di altra azione che possa frattanto sviluppare l'avversario. Di seconda intenzione, invece, chiamasi ogni azione d'offesa combinata con altra azione d'offesa dell'avversario, determinatamente provocata. In altri termini, la seconda intenzione si effettua quelle volte che lo schermidore, provocando astutamente un'azione determinata dell'avversario, o di risposta o di tempo, agisce sulla stessa sia parando e rispondendo, che operando in tempo o in controtempo. Esempi di seconda intenzione. Allievo. Sforzo di quarta. Cambiarli.10 di quarta. Cava in tempo al petto Cava in tempo al petto Allievo. Para la terza e risponde al fianco. Eseguisce la passata 2S8 PARTE TERZA Del tempo in generale e delle uscite in tempo. — Dell'arresto. — Dell'appuntata. — Della cavazione in tempo. — Delle sparite di corpo. — Dell' inquartata. — Della passata sotto (o cartoccio). — Della controazione. — Del controtempo. 154. — Belle uscite in tempo. Abbiamo detto che per la parola tempo, nel linguaggio schermistico, s'intende l'istante propizio allo svolgimento di una azione. Osmi azione di offesa eseguita durante tale svolgimento dicesi uscita in tempo. In altri termini X uscita in tempo consiste nello svolgere un'azione d'offesa sopra altra azione, pure d'offesa, dell'avversario. Questa è l'azione che nella scherma richiede il magior accorgimento. Ma quando sia opportunamente e correttamente eseguita, costituisce una grande risorsa contro qualunque avversario scomposto o furioso. La conoscenza della misura e della graduazione del ferro, il colpo d'occhio, l'astuzia, la velocità, la risoluzione e la precisione sono i requisiti indispensabili alla sua buona esecuzione. Le uscite in tempo dovranno preferibilmente svilupparsi da fuori misura e mentre l' avversario avanza, poiché a giusta misura facilmente potrebbero provocare l'incontro. Poiché tutte le azioni constano, come si è osservato, di uno, due o tre tempi, così X uscita in tempo può svi- lupparsi al primo, al secondo od al terzo tempo, a a seconda dell'azione che eseguisce l'avversario. Ad evitare però qualsiasi probabilità d'incontro, è bene eseguire Y uscita in tempo sempre al primo tempo. Le uscite in tempo sono: a) l'arresto; b) l'appuntata; e) la cavazione in tempo; d) l'inquartata; e) la passata sotto; f) la controazione. 155. — Dell'arresto. Dicesi colpo d'arresto la botta dritta tirata all'avversario durante lo sviluppo di una sua azione d'offesa. Se dal proprio invito o legamento di seconda l'avversario avanzerà colla fìnta dritta o di cavazione, si vibrerà l'arresto al fianco col pugno in seconda; se dal proprio invito o legamento di terza, si vibrerà l'arresto al petto col pugno in quarta se dal proprio invito o legamento di quarta, lo si arresterà colla botta dritta al fianco col pugno in seconda; e finalmente se dal proprio invito o legamento di mezzocerchio, gli si vibrerà l'arresto al petto col pugno in quarta. 156. — Finta del colpo d'arresto. Facendo assegnamento dell'impressione prodotta sull'avversario da uno o più arresti semplici, si può eseguire la finta d' arresto e cavazione, la quale consta di due tempi i.° Si fingerà un arresto a quella parte del ber- saglio che l'avversario avrà scoperto nell' eseguire la finta camminando. 2.0 Senza far toccare la propria spada, si vibrerà la cavazione al petto od al fianco. 157. — Dell'appuntata. Per apptmtata s' intende quel secondo colpo che si vibra all'avversario dalla posizione di a— fondo, in quella stessa parte del bersaglio, che è stata coperta dalla parata del colpo precedente. Si eseguisce quando l' avversario avendo parato una qualsiasi azione d' offesa, si accinga a rispondere colla finta. \J appuntata ha luogo colle stesse norme accennate per la rimessa al 1 5 1 colla differenza che nella esecuzione della rimessa si passa la propria spada da una parte all' altra di quella nemica, vibrando un secondo colpo ad un bersaglio differente, e nell'esecuzione dell 'appuntata, la propria spada non effettua alcun passaggio. \J appuntata dovrà eseguirsi istantaneamente e nell' atto stesso che l' avversario distaccherà il suo ferro, avendo cura di mettere il pugno coli' opposizione in fuori per far ostacolo al colpo di risposta. 158. — Della cavazione in tempo. La cavazione in tempo è una cavazione che si vibra all'avversario mentre che la sua spada sta per incontrare, trasportare od urtare la propria per toglierla dalla linea d'offesa. Si caverà in tempo, in dentro, ogni qualvolta l'avversario colla sua spada tentasse d' incontrare od urtare la propria verso la sua destra; all'opposto si caverà in tempo, in fuori, qualora egli cercasse di urtarla verso la sua sinistra. Si caverebbe in tempo al fianco col pugno in seconda, s' egli cercasse di deviarla in alto e al petto col pugno in quarta, se mostrasse di volerla urtare in basso. Quando si caverà in tempo simulando la cavazione, e si svilupperà poi un'altra cavazione, l'azione prenderà il nome finta di cavazione in tempo e cavazione. Accennando invece due cavazioni, si avrà la doppia finta di cavazione in tempo. Tanto l' una che l' altra sono da sconsigliarsi, poiché permettono all'avversario di agire facilmente in controtempo. Av vertenza. — Cade a proposito a questo punto di fare un ammonimento che riguarda tutte le uscite in tempo. È necessario sempre essere molto guardinghi, e non lasciare sfuggire alla propria attenzione V insistenza che talvolta alcun avversario pone a scoprire la stessa parte del bersaglio con eccessivo spostamento del ferro (come per esempio con deviamenti esagerati, trasporti, ecc.), poiché ad arte egli potrebbe agire per provocare un1 azione in tempo, e a sua volta operare in controtempo. Conviene in tal caso assecondarlo, e svolgere quelV azione, ed in quella maniera, che egli mostra di desiderare e contrapponendo malizia a malizia, conviene muoversi preparati per agire prontamente sul suo controtempo. In tali azioni si manifesta quella speciale acutezza di spirito, che e. dote principale d' ogni buon schermidore, onde la scherma ebbe rinomanza di mezzo atto a svolgere oltrecche le facoltà del corpo, eziandio quelle della mente. 159. — Delle sparite di corpo. Le sparite di corpo consistono nel sottrarre il proprio petto al colpo dell' avversario, offendendolo contemporaneamente e sono due l' inquartata e la passata sotto. Si eseguiscono di tempo e di controtempo. Le sparite di corpo se sono vantaggiose per un lato, altrettanto sono rischiose per 1' altro. Sono vantaggiose in quanto che attuano l'ideale della scherma, di eseguire cioè l'offesa contemporaneamente alla difesa; e questo avviene perchè col corpo e non col ferro si scansa per esse il colpo dell'avversario. Sono molto rischiose poiché richiedono somma perfezione di esecuzione, senza la quale inevitabilmente generano l'incontro. A buon fine adunque, se non si avrà la coscienza di poter bene eseguire le sparite di corpo, sarà sempre da preferirsi ad esse la parala e risposta. 160. — Dell'inquartata. \J inquartata può effettuarsi quando l'avversario accenni o compia una botta dritta, oppure una cavazione Essa perciò ha origine tanto dal proprio invito o legamento di terza, quanto da una parata di terza. Si eseguisce, come è stato già detto, di tempo e di controtempo e qualche volta anche d'attacco. In questo caso essa deriva dall' invito o dal legamento di terza YJ inquartata in tempo si opera nel modo seguente: Girando convenientemente il piede destro in dentro, senza punto avanzarlo e in modo che il suo centro cada sulla direttrice, si eseguirà X a— fondo collo slancio del piede sinistro indietro, facendo descrivere a questo stesso piede un arco di cerchio di 45 gradi. Contemporaneamente si vibrerà la stoccata al petto dell'avversario col pugno in quinta e coli' opposizione in dentro. Dal modo descritto di eseguire X inquartata è facile comprendere, che portando tutto il corpo fuori della linea direttrice nello stesso istante in cui l'avversario vibrerà il colpo, non solo si eviterà la sua punta, ma, quel che più importa, lo si colpirà contemporaneamente. \J inquartata d' attacco si eseguirà colle stesse norme innanzi accennate; colla differenza, però che nello stesso tempo che si girerà il piede destro, si dovrà anche portarlo in avanti. Lo stesso dicasi per l'inquartata in tempo eseguita sulla finta camminando dell'avversario. In questi due casi, se non si avanzasse il piede destro la stoccata non arriverebbe al petto dell'avversario, per effetto della misura. 161. — Passata sotto (o cartoccio). Si può effettuare la passata sotto quando l'avversario sjmuli od eseguisca una botta dritta in fuori, una cavazione esterna, oppure una cavazione al petto sopra. Essa ha origine, tanto dal proprio invito o legamento, quanto da una propria parata di quarta o di seconda. Come l' inquartata, così la passata sotto si eseguisce di tempo e di controtempo, e qualche volta d'attacco. Nel medesimo istante che l'avversario vibrerà il colpo, si eviterà la sua punta lanciandosi sotto il suo ferro e colpendolo contemporaneamente al fianco col pugno girato in seconda posizione. Per tale esecuzione, si batterà il piede destro sul posto si slancerà indietro il piede sinistro lungo la linea direttrice; si piegherà molto il tronco in avanti; si volgerà il petto totalmente verso l'avversario, in modo che le ultime costole tocchino la coscia destra; si appoggerà la mano sinistra a terra a sostegno del corpo, tenendola all' altezza del piede 2Q4 PARTE TERZA destro-, e si porterà la guancia destra a contatto col braccio destro. In tale atteggiamento tutto il corpo dovrà rimanere al disotto della spada nemica. 162. — Della controazione. La controazione è l'azione che meglio risponde allo scopo delle uscite in tempo. Essa si eseguisce soltanto di seconda e di terza, ed è quasi impossibile di quarta e di mezzocerchio. La controazione di seconda si può effettuare quando l'avversario tiri al fianco. Si opererà in un tempo solo dal proprio invito o legamento di mezzocerchio o di terza, ed anche in seguito ad una parata di mezzocerchio o di terza, e nel modo seguente: Si eseguirà Y a-fondo collo slancio del piede sinistro in dietro; e portando il braccio destro a destr^ col pugno in seconda posizione, si colpirà l'avversario al fianco, incontrando la sua spada e guadagnandone i gradi prima che la sua punta arrivi al bersaglio. La controazione di terza si può effettuare quando l' avversario tiri la botta dritta o la cavazione al petto in Consta di un tempo solo, e si eseguisce dal proprio invito o legamento di quarta o di seconda. Distendendo ed alzando il braccio destro si colpirà l'avversario al petto in fuori col pugno in quarta, incontrando la sua spada e guadagnandone i gradi prima che la sua punta giunga al proprio bersaglio. Avvertenza. — Nella controazione di seconda come in quella di terza, bisognerà aver cura di mettere il pugno coli' opposizione in fuori, per evitare il pericolo della stoccata. La controazione di terza, quando sia eseguita contemporaneamente aìF inquartata- non presenta pericoli di sorta, poiché evita qualunque incontro. Difatti se V avversario eseguisse, la cavazione in fuori, si rimarrebbe parati colla controazione stessa; se invece eseguisse la finta di cavazione in fuori e cavazione in dentro, si rimarrebbe parati per effetto dell 'inquartata. (0 163. — Del controtempo. Qualunque azione eseguita allo scopo di distruggere l'uscita in tempo chiamasi controtempo. Il controtempo con altre parole è un uscita in tempo sull'uscita in tempo. L' inquartata, la passata sotto e le controazioni sono le sole uscite in tempo che si possono eseguire di controtempo. Per mandare ad effetto un'azione di controtempo fa duopo provocare l'avversario ad agire in tempo. Giò potrà ottenersi facilmente, sia mostrandogli con chiarezza l'azione che potrebbe dare origine alla sua uscita in tempo, sia allargando astutamente e con arte il proprio giuoco. L'avversario proclive all'uscita in tempo, non esiterà per un tal modo di agire a secondare l'intenzione. Velocemente allora si eviterà il colpo eseguendo una sparita di corpo od una controazione, e queste saranno di controtempo. Esempi. Allievo. Maestro. Dal legamento di j Eseguirà la cavazioquarta eseguirà il tra- ne in tempo al petto sporto in seconda. sopra. Allievo. Sull'esecuzione della cavazione in tempo, anziché parare la ter- (1) Le co?ttroctzioni, che sono le più efficaci e più belle uscite in tempo, il maestro Masaniello Parise non le ammette nel suo trattato e non dà alcuna ragione in proposito. Dalla posizione di guardia eseguirà un largo cambiamento di Avendo la spada legata all' avversa, eseguirà il copertalo di ne in tempo al petto ne in tempo al petto Allievo. Maestro. Allievo. za, eseguirà istantaneamente la passata sotto, evitando per tal modo il colpo nemico. In luogo di parare, eseguirà sulla cavazione in tempo un'istantanea inquartata, evitando il colpo dell'av- Invece di parare colla terza la cavazione in tempo, porterà istantaneamente il braccio a destra col pugno a livello della fronte, ed eseguirà la controazione di terza. Senza ricorrere alla parata di seconda, porterà istantaneamente il braccio a destra e girando il pugno in seconda eseguirà la controazione. Questo modo di schermire è molto vantaggioso quando l'avversario abbia la cattiva abitudine di uscire in tempo continuamente e senza curarsi di parare. Dal legamento di terza eseguirà il trasporto di mezzocerchio. ne in tempo al fianco. Quadri sinottici. La parte più difficile dell' insegnamento della scherma è quella di una ragionata e metodica progressione delle molteplici azioni che offre quest'arte. I seguenti quadri sinottici serviranno a chiarire qualunque dubbio che possa nascere nello sviluppo dell'insegnamento. Per essi si rileverà con facilità: a) la posizione in cui si possono trovare le due spade antagoniste; b) l'azione che converrà eseguire-, e) le parate, che essa azione potrà ingannare; d) la parata finale; e) la risposta in seguito alla parata finale; f) le varie uscite in tempo; g) il controtempo, che si potrà opporre a ciascuna di esse. Questi quadri sinottici si dividono in tre parti: la prima, comprende le varie azioni semplici; la seconda, le azioni composte di due tempi; la terza infine, quelle PRIMO QUADRO SINOTTICO RIFLETTENTE LE AZIONI SEMPLICI W fi) Tutte le azioni del presente quadro si eseguiranno a pie fermo. che l'iiò Parata che inganna Invito pel filo di seconda Invito pel filo di mezzocerchio spada sulla linea del fianco in seguito ad una parata d'appoggio o di contro botta dritta al petto sopra botta dritta in dentro botta dritta in fuor botta dritta al fiancc filo di seconda filo di terza filo di quarta filo di mezzocerchio cavazione al petto sopra fianconata di quarta bassa fi) Se la parata di seconda si eseguirà d'appoggio, la risposta sopra sarà di cavazione; ma se invece si parerà finale la seconda. (2) L'uscita in tempo sui fili, e su tutte le azioni che terminano con essi, sono quasi inattuabili, ad eccezione iOl mplici. Risposte che tossono eseguirsi Uscita seconda (i) u contro di mezzocerchio o contro di mezzocerchio botta dritta, filo, o trasporto di terza seconda ! filo, cavazione al petto sopra, o trasporto in quarta o contro di mezzocerchio botta dritta, filo, o trasporto in terza o ceduta di quarta di terza (2) i tocco, la stessa risposta sarà di botta dritta. Lo stesso dicasi per tutte le altre azioni che hanno per parata elle controazioni di seconda e di terza. SECONDO QUADRO SINOTTICO RIFLETTENTE LE AZIONI COMPOSTE DI DUE TEMPI M (i) Tutte le azioni del presente quadro si eseguiranno camminando. u S a. o Q finta dritta in dentro finta dritta in dentro finta dritta in dentro finta dritta in fuori finta dritta in fuori IO finta dritta in fuori spada sulla linea del fianco avverso finta dritta al fianco spada sulla linea del fianco avverso finta dritta al fianco Invito pel filo di seconda finta di filo di seconda Invito pel filo di seconda finta di filo di seconda e cavazione al petto infuori ceduta AL SECONDO TEMPO Ilio, cavazìone al petto sopra, o trasporto in quarta bolla dritta, filo, fianconata di quarta bassa, o coupé passata sotto o passata sotto o controazione di terza controazione di terza passata sotto o passata sotto o controazione di terza controazione di terza Invito pel filo di seconda Invito pel filo Invito pel filo Invito pel filo finta di filo di seconda finta di filo di terza finta di filo di terza finta di filo di terza finta di filo di quarta finta di filo di quarta finta di filo di quarta e cavazione al petto finta di cavazione al petto sopra e cavazione al fianco finta cavazione al petto sopra e cavazione finta cavazione finta cavazione o contro di quart:i Risposte che fossono eseguirsi LTSCITE IN TEMPO AL SECONDO TEMPO filo, cavazione al petto sopra, o trasporto in quarta ! arresto al petto botta dritta, filo, o trasporto in terza in dentro a a o "q L INVITANTE ESEGUIRE L ATTACCANTE ti finta cavazione in fuori finta cavazione in fuori finta cavazione al fianco circolazione al petto sopra circolazione in dentro circolazione in fuori circolazione al fianco trasporto in seconda e filo trasporto in seconda trasporto in seconda Spada legata all'avversa trasporto in terza e filo trasporto in terza del fianco interno avversario AL SECONDO TEMPO filo, o cavazione al petto sopra, o trasporto in quarta arresto al fianco passata sotto o 3io Spada legata all'avversa versa o in linea versa o in linea versa o in linea legamento in terza o dal proprio invito dal proprio invito di seconda o legamento dal proprio invito di terza o legamento di quarta o legamento di quarta trasporto in quarta e filo trasporto in mezzocerchio e filo trasporto in mezzocerchio trasporto in mezzocerchio copertine di terza e filo copertino di quarta, filo o botta dritta deviamento di seconda e filo deviamento di terza e filo deviamento di terza deviamento di quarta e filo deviamento di mezzocerchio e filo cambiamento di seconda e filo cambiamento di terza e filo cambiamento di terza 3ii AL PRIMO TEMPO AL SECONDO TEMPO botta dritta] filo, fianconata di quarta bassa, o coupé col pugno di quarta del fianco col pugno dall'invito di mezzocerchio o legamento di seconda spada in linea o dall'invito di quarta o seconda cambiamento di quarta e filo cambiamento di mezzocerchio e filo tocco di seconda tocco di terza tocco di terza e botta al fianco tocco di quarta tocco di mezzocerchio e botta dritta in dentro sforzo di terza sforzo di terza e botta al fianco sforzo di quarta in seconda e botta dritta in terza e botta dritta (1) L' uscita sul secondo tempo d'ogni azione preceduta da tocchi, o sforzi è quasi inattuabile. AL PRIMO TEMPO AL SECONDO TEMPI") filo, cavazione al petto sopra, o trasporto in quarta cavazione al fianco filo, o cavazione al fianco cavazione al petto botta dritta, filo, fìanconata di quarta bassa, o coupé in dentro inquartata (i) passata sotto o 3M 7C del petto avversano del fianco col pugno di quarta ed a contatto coli' avversa Spada in linea ed a contatto dell'avversa Spada legata all'avversa dall'invito di mezzocerchio o dal legamento di quarta o dal legamento di terza dal legamento o parata di quarta n seguito ad una parata di quarta d' appoggio in seguito ad una parata di quarta d'appoggio in terza e botta al fianco in quarta e botta dritta in mezzocerchio e botta dritta in dentro sforzo di cambiamento in terza e botta dritta sforzo di cambiamento in terza e botta al fianco sforzo di cambiamento in quarta e botta dritta disarmo di seconda e botta dritta al fianco disarmo di mezzocerchio e botta dritta al fianco o petto in dentro disarmo di cambiamento in terza o botta dritta coupé (2) finta fianconata di quarta bassa e cavazione al petto sopra (2) finta fianconata (1) L' uscita sul secondo tempo d'ogni azione preceduta da tocchi, o sforzi è quasi inattuabile. (3) Sono escluse le uscite in tempo perchè esse provocherebbero facilmente l' incontro. (4) Nella fianconata di quarta bassa e sue derivanti non si ammettono le uscite in tempo per la ragione che guardia prontamente e difendersi da una velocissima risposta, sia essa semplice o con finta. Risposte che tossono eseguirsi Uscite in temto AL PRIMO TEMPO AL SECONDO TEMTO CONTROTEMTO botta dritta, filo, fianconata in quarta bassa, 0 coupé chi dovrebbe eseguirle, trovandosi nella posizione d' a-fondo, suo primo pensiero è sempre quello di ritornare in TERZO QUADRO SINOTTICO RIFLETTENTE LE AZIONI D'OFFESA COMPOSTE DI TRE TEMPI W (i| Tutte le azioni del presente quadro si eseguiranno camminando. III. — Azioni d'offesa! W O "a DA CUI al fianco e cavazione ^1 petto in fuori e cavazione in dentro in fuori e cavazione al fianco finta dritta in fuori e circolazione finta dritta in fuori e circolazione in fuori e cavazione in dentro in fuori e cavazione al fianco IO al fianco e cavazione al petto mezzocerchio e AL AL DA CUI Invilo di mezzocerchio finta dritta in dentro e circolazione finta dritta in dentro e circolazione finta dritta al fianco, finta cava- finta dritta al fianco, finta cava- finta dritta al fianco, finta cavazione al fianco e cavazione al spada in linea del fian- finta dritta al fianco e circolazione co avverso col pu- al petto sopra finta dritta al fianco e circolazione vazione al fianco e cavazione al seconda o cerchio e contro o seconda AL AL DA CUI legamento di secondo vazione in dentro e cavazione al vazione in dentro e cavazione in finta dritta sopra e circolazione al finta dritta al petto sopra e circo- finta dritta al petto sopra e circolazione in fuori finta dritta al petto sopra e circo- finta di filo di seconda, finta ca- e contro di e contro AL AL sporlo in quarta arresto al fianco arresto al fianco arresto al fianco arresto al fianco o contoazione arresto al fianco inquartata DA CUI finta di filo di seconda, finta ca- zione al fianco e cavazione al finta di filo di seconda e circolazione sopra finta di filo di seconda e circola- finta di filo di seconda e circola- in dentro e cavazione al fianco al fianco e cavazione al petto in fuori e cavazione in dentro in fuori e cavazione al fianco finta di filo di terza e circolazione seconda e cerchio e contro RlSrOSTE CHE TOSSONO ESEGUIRSI AL AL botta dritta, filo, 0 trasporto in terza DA CUI TARTE L'ATTACCANTE finta di filo di terza e circolazione zione in fuori e cavazione in zione in fuori e cavazione al zione in dentro e cavazione in zione in dentro e cavazione al finta di filo di quarta, e circola- finta di filo di quarta e circola- finta di filo di quarta e circola- cavazione al fianco e cavazione cavazione al petto sopra e cava- AL AL PRIMO TEMPO SECONDO TEMPO sopra IN CUI TROVASI DA CUI L' INVITANTE I PARTE L' ATTACCANTE Invito pel filo dì mez- cavazione al petto sopra e cava- finta di filo di mezzocerchio e circolazione al fianco finta di filo di mezzocerchio e circolazione al petto sopra finta cavazione in fuori, finta cavazione in dentro e cavazione in finta cavazione in fuori, finta cavazione in dentro e cavazione al finta cavazione in fuori, finta al finta cavazione in fuori e circola- e contro di e contro e contro di seconda AL AL DA CUI Azione d' offesa Parata che può eseguire l'attaccante ! che inganna finta cavazione in dentro e circolazione in fuori finta cavazione al fianco, finta ca- finta cavazione al fianco, finta ca- finta cavazione al fianco e circola- finta cavazione al petto sopra, finta cavazione al fianco e cavazione finta cavazione al petto sopra, finta cavazione al petto in fuori e ca- finta cavazione al petto sopra, finta cavazione in fuori e cavazione finta cavazione al petto sopra e circolazione al fianco finta circolazione in fuori e cava- finta circolazione in dentro e cava- finta circolazione al petto sopra e seconda e contro e contro di AL AL DA CUI dal legamento o parata di quarta dal legamento o parata di quarta linea linea linea linea linea linea linea finta circolazione al fianco e cava- finta coupé e cavazione al fianco (i finta coupé e cavazione in dentro (i] trasporto in seconda, finta di filo o botta dritta e cavazione al petto trasporto in seconda, finta di filo o botta dritta e cavazione in fuori trasporto in seconda, finta di filo o botta dritta e cavazione al fianco trasporto in seconda, finta cava- trasporto in seconda, finta cavazione sopra e cavazione in fuori trasporto in seconda, finta cavazione in fuori e cavazione in dentro trasporto in seconda, finta cavazione in fuori e cavazione al fianco trasporto in seconda e circolazione seconda e contro LTSCITE IN TEMPO AL III. — Azioni d'offes fc DA CUI ioo Spada legata all'avver- linea trasporto in seconda e circolazione trasporto in terza, finta di filo e trasporto in terza, finta di filo e trasporto in terza, finta di filo e trasporto in terza, finta cavazione al trasporto in terza e circolazione al trasporto in quarta, finta di filo o botta dritta e cavazione in fuori trasporto in quarta, finta di filo o contro di terza botta dritta e cavazione in dentro trasporto in quarta, finta di filo o botta dritta e cavazione al fianco trasporto in quarta e coupé trasporto in mezzocerchio, finta di filo o botta dritta e cavazione al somposte di tre tempi. AL AL PRIMO TEMPO SECONDO TEMPO porto in quarta III. — A/ioni d'offesa DA CUI ioi Spada legata all'avver- lOÓ trasporto in mezzocerchio, finta di filo o botta dritta e cavazione in trasporto in mezzocerchio, finta di filo o botta dritta e cavazione al trasporto in mezzocerchio, finta cavazione al fianco e cavazione al trasporto in mezzocerchio, finta cavazione in dentro e cavazione in trasporto in mezzocerchio, finta ca vazione in dentro e cavazione al trasporto in mezzocerchio e circo- trasporto in mezzocerchio e circolazione al fianco finta cavazione al petto sopra e cavazione al fianco (i) finta cavazione al petto sopra e cavazione in fuori (i) finta cavazione in fuori e cavazione in dentro (i) e contro o cortro di mezzo (2) Non si ammette alcuna uscita in tempo per la ragione esposta nel secondo quadro a pag. 314. somposte di tre tempi. AL TEREO botta dritta, fianconata di quarta bassa, filo, o coupé w M w w g E o 'a in cui trovasi da cui l' invitante parte l'attaccante in finta cavazione in fuori e cavazione al fianco (1) finta fianconata di quarta bassa e circolazione al petto sopra (1) seconda e contro finta fianconata di quarta bassa e circolazione in fuori (1) copertino di terza, finta di botta copertino di terza, finta di botta dritta (0 di filo) e cavazione al copertino di terza, finta di filo e copertino di terza, finta di botta copertino di quarta, finta di botta copertino di quarta, finta di botta copertino di quarta, finta di botta dritta (0 di filo) e cavazione al copertino di quarta e coupé 1) Si eseguisce a pie 2) Non si ammette ale una uscita in tempo p er la ragione esposta nel secondo juadro a pag. 314 AL AL PRIMO TEMPO SECONDO TEMPO w M M w w M DA CUI eno di seconda deviamento di seconda, finta di botta dritta (o di filo) e cavazione deviamento di seconda, finta di filo deviamento di seconda, finta di bot- contro ta dritta (o di filo) e cavazione di mezzocerchio deviamento di seconda, finta cava deviamento di seconda, finta cava spada in linea, o dal deviamento di seconda, finta cavaproprio invito di zione in fuori e cavazione in mezzocerchio dentro deviamento di seconda, finta cavazione in fuori e cavazione al deviamento di seconda e circola- deviamento di terza, finta di botta dritta (o di filo) e cavazione in deviamento di terza, finta di botta dritta (o di filo) e cavazione al deviamento di terza, finta di filo e deviamento di terza, finta di botta dritta (o filo) e cavazione in fuori seconda e quarta terza contro di quarta terza composte «li tre tempi. l'K.Ml'.l AL AL DA CUI deviamento di terza, finta cavazione al fianco e cavazione al petto deviamento di terza e circolazione deviamento di quarta, finta di botta dritta (o filo) e cavazione in fuori deviamento di quarta, finta di botta dritta (o filo) e cavazione in dentro deviamento di quarta, finta di batta dritta (o filo) e cavazione al fianco deviamento di quarta e coupé leviamento di mezzocerchio, finta AL AL filo, cavazione al 'petto sopra, o^tra- botta dritta, filo, fic.nconata di quarta fiìo, cavazione al petto sopra, o tra- DA CUI Spada ih linea del fian- deviamento di mezzocerchio e cir colazione in dentro cambiamento di seconda, finta di cambiamento di seconda, finta di botta dritta (0 filo) e cavazione cambiamento di seconda, finta di cambiamento di terza, finta di botta dritta (o filo) e cavazione in dentro cambiamento di terza, finta di botta dritta (o filo) e cavazione al fianco cambiamento di terza, finta di filo AL AL cavazione al petto sopra, o trasporto cavazione in quarta al petto in dentro ino DA CUI 156' Spada in linea del dalla spada in linea, cambiamento di terza, finta di botta dall'invito di terza o dritta (o filo) e cavazione in fuori cambiamento di terza, finta cavazione al fianco e cavazione al cambiamento di terza e circolazione cambiamento di quarta, finta di cambiamento di quarta, finta di cambiamento di quarta, finta di cambiamento di quarta e coupé di filo e cavazione in dentro Contrc AL AL botta dritta, fianconata di quarta bassa, filo, o coupé m z. a K o DA CUI cerchio 0 legamento cerchio 0 legamento cambiamento di mezzocerchio, e circolazione in dentro tocco di seconda, finta dritta al petto sopra e cavazione al fianco tocco di seconda, finta dritta al petto sopra e cavazione in fuori tocco di seconda, finta dritta al petto sopra e cavazione in dentro tocco di seconda, finta dritta al petto sopra e cavazione al petto tocco di terza, finta dritta in fuori tocco di terza, finta dritta in fuori tocco di terza, finta dritta in fuori tocco di terza, finta al fianco e ca- tocco di quarta, finta dritta in dentro e cavazione in fuori AL AL filo, cavazìone al petto sopra, o trabotta dritta, filo, o trasporlo in terza sporto ili quarta filo, cavazione al petto sopra, q tra- DA CUI dalla spada in linea, o dalla spada in linea, o tocco di quarta, finta dritta in dentro e cavazione al fianco tocco di quarta e coupé tocco di quarta, finta dritta in dentro e cavazione in dentro tocco di mezzocerchio, finta dritta tocco di mezzocerchio, finta dritta in dentro e cavazione al petto sforzo di terza, finta dritta in fuori sforzo di terza, finta dritta in fuori sforzo di terza, finta dritta in fuori sforzo di terza, finta dritta al fianco sforzo di quarta, finta dritta in dentro e cavazione in fuori sforzo di quarta, finta dritta in dentro e cavazione al fianco TRATTATO DELLA SPADA AL AL PRIMO TEMPO [SECONDO TEMPO IH. — Azioni d'offesa z o a o Q DA CUI sforzo di quarta, finta dritta in den- tro e cavazione in dentro sforzo di quarta e coupé vazione al fianco vazione in fuori tocco di cambiamento di terza, finta dritta in fuori e cavazione in tocco di cambiamento di terza, finta dritta in fuori e cavazione al tocco di cambiamento di terza, finta dritta in fuori e cavazione in tocco di cambiamento di quarta, tocco di cambiamento di quarta, AL AL botta dritta, filo, fianconata di quarti il petto in fuori III. — Azioni d'offes DA CUI tocco di cambiamento di quarta, tocco di cambiamento di quarta, e coupé tocco di cambiamento di mezzocer chio, finta dritta in dentro e cavazione al fianco tocco di cambiamento di mezzocerchio, finta dritta in dentro e ca- iforzo di cambiamento di terza, sforzo di cambiamento di terza, sforzo di cambiamento di terza, sforzo di cambiamento di quarta, sforzo di cambiamento di quarta, sforzo di cambiamento di quarta, ;forzo di cambiamento di quarta, e coupé o contro di quarta ! ,È o contro di seconds o contro di quart; o contro di quart; o contro di quarte AL botta dritta, filo, fianconata di quarte lotta dritta, filo, fianconata di quarta otta dritta, filo, o trasporto in terza 'ilo, cavazione al petto sopra, o tra- al petto in dentto DA CUI l' avversano dal legamento o parata di quarta dal legamento o parata di quarta disarmo di seconda, finta al fianco disarmo di seconda, finta al fianco disarmo di mezzocerchio, finta dritta disarmo di mezzocerchio, finta dritta disarmo di mezzocerchio, finta dritta in dentro e cavazione al petto disarmo di cambiamento di terza, disarmo di cambiamento di terza, disarmo di cambiamento di terza, finta coupé e cavazione al fianco (i^ finta coupé e cavazione in dentro (i) o contro di mezzo' AL AL botta dritta, filo, tìanconata di quarta filo, botta dritta, fianconata di quarta CAPITOLO NONO Esercizi convenzionali. — Spratico. — Assalto. Maniera di schermire del destro contro il mancino. — Dell'incontro. 164. — Esercizi convenzionali. Gli esercizi convenzionali consistono nel prestabilire fra due schermidori, le azioni che ognuno dovrà eseguire relativamente all'offesa e alla difesa, e nello attenersi scrupolosamente, durante la esecuzione, a quanto fu fra di essi stabilito. Sarà bene che il maestro faccia eseguire gli esercizi convenzionali sempre fra allievo ed allievo e sotto la sua direzione, poiché quello di essi che li eseguisse col maestro, sia per soggezione che per convinzione d'inferiorità, non spiegherebbe tutta quanta la sua velocità né tutta la sua sagacia. Fra allievo e maestro non potrebbe mai nascere quello spirito di emulazione, che naturalmente si accende e si mantiene vivo fra un allievo e 1' altro. Negli esercizi convenzionali bisognerà che il maestro metta gran cura ad accoppiare gli allievi in modo, che fra di essi non vi sia una troppo evidente disparità. Non dovrà giammai permetter loro di eseguire gli esercizi convenzionali, se prima non avranno appreso in modo soddisfacente tutte le azioni accennate nel presente trattato. Durante gli esercizi avrà cura di non lasciar passare inosservato il minimo difetto. Quando l'allievo, ad onta delle continue correzioni del maestro e della continua esecuzione di una stessa azione, non potrà vincere un dato difetto incontrato in essa, il maestro gli farà momentaneamente cambiare esercizio e ripetere, dopo una breve interruzione, l'esercizio precedente. 165. — Dello spratico ossia della preparazione all' assalto. La parola spratico nel linguaggio schermistico, sta a denotare quell' assalto elementare che ha luogo fra maestro ed allievo, e che viene diretto dal maestro in modo, che l'allievo abbia occasione di sviluppare quelle sole azioni le quali rispondano alla sua intenzione. Per mezzo dello spratico e colla necessaria progressione, si conduce l'allievo al vero e proprio assalto, svolgendo in lui la facoltà di percepire prontamente le diverse azioni che si potrebbero adattare agli stessi movimenti dell' avversario, e di scegliere fra di esse quella più opportuna secondo le circostanze e secondo l'intenzione propria. Chiara dunque è la differenza che corre fra la lezione e lo spratico. Nella lezione l'allievo opera seguendo la voce del maestro; nello spratico il suo ingegno soltanto e la sua perspicacia devono suggerirgli prontamente i vari mezzi per offendere l' avversario e per difendersi convenientemente. Questa preparazione è certamente la più difficoltosa tanto per l' allievo che per il maestro. Per 1' allievo, poiché in essa si conviene di formare e sviluppare ogni azione senza alcun suggerimento. Per il maestro, perchè a lui si compete l'obbligo d'indagare più minutamente il carattere dell'allievo, e di comprenderne maggiormente le speciali attitudini per meglio svolgerle a vantao-o-io dell' arte e dell' individuo. Nelle prime volte il maestro dovrà facilitare lo sviluppo delle varie azioni; eviterà perciò di parare di sforzo, di rompere il giuoco con parate di contro, di rispondere con molta velocità, di vibrare arresti e colpi in tempo, di eseguire rimesse, e tutte insomma quelle azioni che non potrebbero, nell' animo dell' allievo, che produrre scoramento e titubanza. Le dette azioni dovranno dal maestro applicarsi in ragione del progresso stesso dimostrato dall' allievo. Gli è nel periodo appunto dello spratico che il maestro si aspetta i buoni frutti delle lezioni impartite. Ma se durante lo svolgimento delle medesime egli seminò apatìa e mollezza, non potrà raccoglierne che svogliatezza e disgusto. 166. — Dell'assalto. Per assalto s'intende lo svoloqmento delle varie azioni schermistiche diversamente combinate fra due avversari, e con piena libertà d'operazione, allo scopo di offendersi reciprocamente e di difendersi. Yl assalto è una rigorosa e ragionata applicazione delle regole della scherma, la quale consiste in un vero o simulato combattimento. Accade talvolta che alcuni allievi, i quali eseguivano esattamente la lezione t diventino invece nell'assalto quasi sicuro bersaglio di altri allievi, che la lezione stessa operavano mediocremente. La ragione sta in ciò, che in quelli si riscontra scarsezza d'ingegno e povertà di idee; e in questi invece profonda sagacia e finezza d'intelletto. Il maestro pertanto non dovrà arrestarsi davanti a tale ostacolo; ma con lena maggiore si accingerà a spianare la difficoltosa via, e con saggi consigli ed assennate osservazioni cercherà di aiutare lo svolgimento dei concetti schermistici in coloro che ne sono deficienti. Li persuaderà inoltre, che solo col continuo assaltare, si diventa forti e corretti schermidori. 167. — Regole generali per l'assalto. Prima di cominciare l'assalto bisogna accertarsi che tutti gli ordigni siano in buono stato, che il fioretto sia equilibrato e caletti alla mano in modo soddisfacente. Prendendo la posizione normale è necessario mettersi fuori misura, per evitare qualunque spiacevole sorpresa nel passare in guardia. Prima e dopo l'assalto è obbligo di salutare l'avversario e orli astanti nel modo accennato al 8 8, ed in seguito al saluto che dà termine all' assalto è cortesia di stringere la mano all'avversario, dopo di avere passato il proprio fioretto nella mano sinistra. Non è permesso di lagnarsi del giuoco dell'avversario o di criticarlo. Appena ricevuto un colpo, anche fuori del bersaglio stabilito, si ha l'obbligo di accusarlo colla parola toccato, e spetta all'avversario di dichiarare la inesattezza del proprio colpo quando ne sia il caso. E cosa generosa ma non doverosa il non colpire 1' avversario che fosse stato disarmato. In ogni caso però non si dovrà mai colpirlo quando per accidente egli fosse caduto a terra. Bisogna evitare più che si possa di ridursi sotto misura. Dal principio alla fine di ogni assalto conviene conservare la perfetta posizione di guardia, la calma abituale, ed una continua e profonda attenzione. Ogni momento di distrazione potrebbe essere causa di un errore. Non conoscendo il valore artistico del proprio avversario è bene avanzare con precauzione eseguendo preferibilmente azioni semplici e di graduazione e studiare frattanto il suo modo di schermire, per potere efficacemente opporgli quelle azioni che meglio vi si adattano. Capitando di schermire con avversario veloce neh' attaccare bisogna tenersi fuori misura, interrompere le sue azioni con uscite in tempo, e attaccarlo sovente. Avendo invece a fronte un paratore è conveniente attaccarlo di rado, e con finte o doppie finte precedute da qualche tocco o sforzo. Schermendo con chi abbia l'abitudine di rispondere con finte bisogna tirare mezze stoccate, e sul distacco eseguire le appuntate. Allorquando si abbia a che fare con un tempista bisogna fingere di attaccarlo furiosamente ed avanzare invece con la parata pronta, agendo cioè di seconda intenzione. In questo caso si cerca prima d'indagare se l'avversario svilupperà tempi semplici o con finta. Se eseguisse tempi semplici, sì parerebbe e si risponderebbe, ma se invece eseguisse tempi con finta, sulla sua finta in tempo, si applicherebbe l'arresto, che diventerebbe di controtempo. Quando l'avversario abbia l'abitudine di non rispondere, o che la sua risposta sia molto tarda, si possono eseguire le rimesse. Se invece risponda velocemente, conviene tirare mezzi colpi per potere prontamente parare la sua risposta senza ritirarsi in guardia, e colpirlo con una controrisposta. Trovandosi a fronte di un avversario forconatore conviene agire continuamente di tempo e di controtempo. Le parate di seconda e mezzocerchio sono efficacissime in simile caso, e quella di mezzocerchio specialmente, se accompagnata dal trasporto in terza e filo. In tutti i modi è bene rispondere velocemente quando s'incontra il ferro. Schermendo con chi è dotato di gran forza muscolare, ma poco addestrato nella scherma, non bisogna lasciare il proprio ferro a contatto del suo; anzi, tutte le volte che egli si accinga ad eseguire azioni di sforzo, tocco, copertino, deviamento, ecc., bisogna cavare in tempo e vibrargli colpi semplici ed anche con finte. Avendo davanti un avversario di alta statura e dedito ad eseguire azioni di tempo, conviene fargli credere di attaccarlo, e sullo sviluppo del tempo, parare avanzando, per portarsi a giusta misura e rispondere velocemente. Avversari di tal fatta si colpiscono preferibilmente nella linea bassa. Ogni avversario piccolo di statura bisogna tenerlo sempre distante, evitando il contatto del ferro, e colpirlo con tempi semplici o con finta. È preferibile di colpirlo nella linea alta. E utile eseguire l' assalto sia coi deboli che coi forti schermidori. Si studiano le azioni coi primi per poterle attuare coi secondi. Pertanto non si deve temere questi, né sprezzare quelli. Essendo l'assalto un esercizio fondato principalmente sull'effetto morale, non bisogna farsi prevenire dalla fama e riputazione di uno schermidore, ma con animo tranquillo e senza orgasmo si deve cercare di dimostrargli, che tutto ciò che si eseguisce è corretto e conforme alle regole dettate dall'arte. Devesi pertanto riflettere che non si può arrivare ad essere forte schermidore in breve tempo, ma soltanto col lungo esercizio, col costante lavoro, col cambiare spesso avversario, e facendo per tal modo tesoro di nuove idee e di nuove combinazioni schermistiche. Accorgendosi che l'avversario si accinga ad eseguire un attacco, se si avrà la fiducia di potergli opporre valida difesa, gli si lascerà sviluppare l'azione e si parerà e si risponderà; ma se non si avrà quella fiducia, bisognerà disturbarlo, attaccandolo repentinamente prima che egli cominci il progettato attacco. Ad ogni azione che si abbia in animo di eseguire, bisogna prevedere la contraria che potrebbe opporre l'avversario e prepararsi ad una valida difesa. Avvenendo il caso di essere aggredito di sorpresa dall'avversario quando per l'appunto si stia progettando un'azione, è prudente portarsi prontamente indietro mettendo la propria spada sulla linea d' offesa cessato pertanto lo sconcerto, bisogna attaccarlo immediatamente. Allorquando sia palese ed evidente la propria superiorità sull'avversario, e questi dimostri di esserne convinto, bisogna essere generoso con lui e aiutarlo assecondando il suo giuoco. Infine, riepilogando, bisogna avere sempre presenti alla propria mente le seguenti regole: con avversari paratori, attaccare poco con avversari forti e veloci negli attacchi, attaccare con chi è tempista, agire di controtempo con chi para di contro, eseguire molte circolazioni con chi para semplice, eseguire azioni con finte a chi è dedito ad eseguire rimesse od appuntate, rispondere velocemente a chi ha t' abitudine di eseguire molte finte, rompere con le parate di contro e vibrare colpi d 'arresto con chi ha l' abitudine di eseguire azioni di graduazione, come fili, copertini, ecc., non dare il contatto del ferro con chi è forte esecutore di tocchi e sforzi, agire di quando si e dentro misura, evitare le parate di contro, ed eseguirle invece fuori misura con chi para contro e semplice, servirsi delle finte di circolazione con chi para invece semplice e contro, servirsi delle circolazioni precedute sempre da una finta; con chi para di tocco o sforzo, ingannare con velocissime e strettissime finte con chi para continuamente di mezzocerchio, ingannare la parata e terminare l' azione al fianco. Coli' incessante e ben condotto esercizio il braccio deve addestrarsi così bene, deve rendersi tanto elastico e pronto, da gareggiare in velocità col pensiero; poiché in nessun altro esercizio come in questo della scherma pensare ed agire voglion esser un sol lampo. 168. — Maniera di schermire del destro contro il mancino e viceversa. Il vantalo io che il mancino ha sul dritto è enorme; poiché quegli è abituato a schermire coi destri, mentre questi rarissime volte s'imbatte a schermire con un mancino. È tale la difficoltà che incontra il destro le prime volte che schermisce col mancino che, quantunque forte schermidore, talvolta si confonde a segno da non sapere più che azione eseguire. Difficile gli diventa l'attaccare; più difficile ancora il rispondere. Il maggior numero delle risposte gli vanno a vuoto, anche se l'avversario per avventura non opponga la indicata parata. La ragione di un tale sconcerto riesce evidente se si pensa che il bersaglio dell' avversario è interamente cambiato. Onde rimane sconcertato anche lo schermidore mancino che s'incontra con altro mancino, quantunque in simile caso i vantaggi e gli svantaggi siano distribuiti egualmente fra tutti due gli avversari. Regole generali. — L'avversario mancino dovrà essere considerato come destro; e quindi si supporrà che abbia il petto ove realmente ha le spalle, ed il fianco ove è il petto, in riguardo sempre alla posizione del pugno. Conseguentemente tutte le azioni che al destro si svilupperebbero al petto in dentro, col mancino invece termineranno al petto in fuori col pugno in quarta; quelle che col destro avrebbero fine al petto in fuori, col mancino si risolveranno al petto in dentro od anche al fianco col pugno in quarta; quelle che col destro terminerebbero al fianco, col mancino termineranno egualmente al fianco, ma col pugno in quarta; e finalmente 'v e *S o co tutte quelle azioni che col destro finirebbero al petto sopra, anche col mancino dovranno risolversi alla stessa parte del bersaglio, ma col pugno in seconda. C1) Botte dritte e cavazioni. — Ciò che è stato detto, s'intenderà per tutte le azioni, meno che per la botta dritta, la quale, non richiedendo per la sua esecuzione alcun cambiamento di linea, non subisce variazioni di sorta. E così: a) dall' invito di seconda dell' avversario mancino si eseguirà la botta dritta al petto sopra, col pugno in quarta o in seconda; b) dall' invito di terza si vibrerà la botta dritta al petto in dentro, col pugno in quarta; e) dall'invito di quarta si tirerà la botta dritta al petto in fuori, col pugno in quarta; d) dall'invito di mezzocerchio si eseguirà la botta dritta al fianco, col pugno in quarta; e) dal legamento di seconda si vibrerà la cavazione al petto, col pugno in seconda; f) dal legamento di terza si eseguirà la cavazione al petto in dentro, col pugno in quarta e coli' opposi- g) dal legamento di quarta si tirerà la cavazione al petto in fuori, col pugno in quinta e coli' opposizione h) dal legamento di mezzocerchio si eseguirà la cavazione al fianco, col pugno in quarta e coli' opposi- Finte. — Le stesse norme dovranno tenersi allor- (1) Tutto ciò che si prescrive per lo schermidore destro, s'intenderà prescritto per lo schermidore mancino. Fra due schermidori mancini si osserveranno le stesse regole che debbono osservarsi fra due schermidori destri. quando si vorranno eseguire le fìnte, le doppie finte e le circolazioni. Fili. — In quanto ai fili si osserveranno le medesime regole suggerite al 26 per lo schermidore destro contro altro destro. Però il filo di quarta, che col destro terminerebbe al petto in dentro, col mancino dovrà risultare al petto in fuori e così il filo di terza, che risulterebbe al petto in fuori col destro, col mancino terminerà al petto in dentro e il filo di seconda, che avrebbe fine al fianco esterno col destro, col mancino finirà al fianco interno; e finalmente il filo di mezzocerchio, che risulterebbe al fianco interno dello schermidore destro, risulterà invece al fianco esterno dello schermidore mancino. Risposte. — In ordine alle risposte si osserveranno le norme seguenti: In seguito alla propria parata di seconda si risponderà col filo di seconda al fianco interno, se la stessa parata di seconda sarà stata eseguita di appoggio; e se invece fosse stata eseguita di tocco, sarebbe conveniente rispondere colla botta dritta e col pugno in se- Dalla propria parata di terza si risponderà colla botta dritta al petto in dentro e col pugno in quarta, od al fianco e col pugno in seconda o in quarta. Dalla propria parata di quarta si risponderà col filo di quarta, se la parata sarà stata eseguita d'appoggio; e colla botta dritta al petto col pugno in quarta, od anche colla mezza cavazione al fianco, se la parata sarà stata eseguita di tocco o sforzo. In seguito alla pròpria parata di mezzocerchio si risponderà col filo di mezzocerchio se essa sarà stata eseguita d' appoggio e se invece la stessa parata fosse stata eseguita di tocco, si risponderebbe colla botta dritta al fianco in fuori, e col pugno in quarta o in Azioni di deviamento. — Tutte le altre azioni, come ad esempio: copertini, deviamenti, cambiamenti, tocchi, sforzi, ecc., si eseguiranno colle stesse regole stabilite per i destri, prendendo però per base le parate innanzi accennate, e cioè: per tutte le azioni che termineranno in seconda, si prenderà per base la parata di seconda; per quelle di terza, si prenderà per base la parata di terza; e per quelle che termineranno in quarta e mezzocerchio, si prenderanno per base le rispettive parate di quarta e di mezzocerchio. Trasporti. — Anche per i trasporti bisognerà attenersi alle norme stabilite per lo schermidore destro. Il trasporto di seconda e filo che al destro risultava al fianco in fuori, risulterà al mancino al fianco in dentro; quello di terza, che al destro risultava al petto in fuori, al mancino invece risulterà al petto in dentro; e così quello di quarta, che risultava al petto in dentro dello schermidore destro, risulterà al petto in fuori collo schermidore mancino; e finalmente il trasporto di mezzocerchio, che col destro aveva fine al fianco in dentro, col mancino invece terminerà al fianco in fuori. Uscite in tempo. — Per i tempi, controtempi ed arresti dovranno osservarsi le norme stabilite per lo schermidore destro. Dal proprio invito o legamento di seconda si uscirà in tempo al fianco, col pugno in seconda. Dal proprio invito o legamento di terza, si uscirà in tempo al fianco esterno, col pugno in quarta. Dal proprio invito o legamento di quarta si uscirà in tempo o al petto in dentro col pugno in quarta, oppure al fianco col pugno in seconda. E finalmente dal proprio invito o legamento di mezzocerchio si uscirà in tempo al petto col pugno in quarta o in seconda. Sparite di corpo. — Le sparite di corpo si eseguiranno così col mancino, come col destro. Dal proprio legamento, invito o parata di quarta o di seconda si eseguirà la passata sotto, colpendo al fianco col pugno in seconda; dal proprio invito, legamento o parata di terza, si eseguirà l'inquartata, colpendo l'avversario mancino al fianco esterno e col pugno in quinta posizione. Da quanto brevemente è stato esposto risulta in modo chiaro, che tanto 1' origine quanto V esecuzione di tutte le azioni, non muta, mutando invece la semplice finale delle azioni stesse, e ciò in causa del bersaglio differente che offre l'avversario. Ma più della teorica influisce la pratica. Soltanto col lungo e costante esercizio si possono far sparire tutte quelle difficoltà, le quali naturalmente si incontrano le prime volte che si schermisce con un avversario mancino. 169. — Dell' incontro. Dicesi incontro, l'offesa reciproca che si arrecano i due avversari colpendosi contemporaneamente. Avviene Rincontro, quando uno degli avversari od anche tutti e due, non si attengano esattamente alle sane regole dettate dall'arte della scherma. Quasi sempre esso è causato dallo schermidore che abusa di azioni in tempo, senza preoccuparsi dell'attacco Più specialmente i casi che generano gl'incontri sono i seguenti: a) quando in qualunque azione d'offesa eseguita esattamente sia in misura che fuori misura, si esca in tempo colf arresto. Succedendo l'incontro la colpa è di chi sviluppò l'arresto; b) quando su qualunque azione d' offesa si eseguisca una sparita di corpo. Avvenendo l'incontro il torto è di colui che eseguì la sparizione; e) quando nell' esecuzione di una controazione si trascurino le norme stabilite per tale azione. Rimanendo toccati ambedue gli schermidori, la colpa è di chi eseguì la controazione d) quando sopra una risposta veloce si eseguisca una rimessa od appuntata. Avverandosi l'incontro il torto è di chi eseguì l'appuntata o la rimessa; e) quando si risponda con lentezza tale, da permettere all'avversario di vibrare un secondo colpo. Succedendo l'incontro, la causa è di chi eseguì il secondo colpo f) quando nell' eseguire un tocco, sforzo, deviamento, ecc., e non trovando il ferro avversario si continui l'azione. Avvenendo l'incontro la colpa è di colui che aveva in animo di eseguire il tocco, lo sforzo, ecc. g) quando il tiratore incalzando il suo avversario con molte e velocissime finte, senza mai decidersi di dare fine alla propria azione, provochi un' uscita in tempo dello stesso avversario. L'incontro che potrebbe nascere sarebbe in questo caso da attribuirsi a entrambi gli schermidori h) quando nell'esecuzione di una parata non si incontri la spada dell'avversario e nondimeno si risponda. PARTE TERZA TRATTATO DELLA SPADA La colpa dell'incontro avvenuto è a carico di chi rispose senza aver prima incontrato il ferro nella parata; i) quando non si tolga la spada avversa dalla linea prima di eseguire qualsiasi azione d'offesa. Avvenendo l' incontro, la colpa è di entrambi gli schermidori j) quando ciascuno dei due schermidori avendo atteso invano l' offesa dell' avversario, si decida a partire nello stesso momento che l'altro. Nascendo l'incontro questo è da attribuirsi a carico di entrambi gli avversari. Per tutti gli altri casi che potranno generare gli incontri sarà bene rimettersi alla perizia di chi è presente all'assalto. OVATTATO DEDLA SCIABOLA yVyVV^vVvv^^^^^ INTRODUZIONE rima di svolgere 1' ultima parte di questo modestissimo lavoro, è necessario ch'io richiami l' attenzione del lettore sopra un ySSSSl fatto che, a mio giudizio, può esser causa di grande lentezza nello sviluppo della scherma. È uso ormai invalso fra il maggior numero degli schermidori di accordare poca considerazione al maneggio della sciabola, e di attribuire invece la massima importanza a quello della spada. Si richiamano pertanto ragioni storiche, motivi di consuetudine, apprezzamenti tecnici, e si conclude dichiarando che la spada è arme cavalleresca per eccellenza, e che ad essa soltanto si applicano interamente ed opportunamente quei principii razionali, che fanno della scherma propriamente un'arte. Lungi dal voler negare i pregi e l'importanza della scherma di spada, io non posso però conformarmi a questo giudizio, poiché mi pare che gli stessi argomenti su cui esso si fonda, valgano anzi a dimostrare la neces- sita della maggiore considerazione che merita la scherma di sciabola. Che se per la spada è un titolo l'essere stata arme di gentiluomini e cavalieri, un titolo uguale oggi si deve accordare alla sciabola perchè essa è arme propria del militare, e al militare si convengono certamente la lealtà, la generosità e il valore, quelle doti in cui veramente sì sostanzia la cavalleria. Ma, si vien fuori a dire, il giuoco di spada, per la natura stessa dell' arma, vuol essere assolutamente stretto, e pertanto è d'uopo coordinare forza e velocità alla massima limitazione nei movimenti ed abituare i muscoli ad agire spontaneamente secondo questa esigenza. Il grande studio e l'accurato esercizio che per ciò si richiedono, non sono invece rigorosamente necessari per la scherma di sciabola, cui l'uso stesso del taglio impone una maggiore ampiezza di movimenti. Ora mi sembra che questo giudizio consideri in modo incompleto le qualità della sciabola, poiché tralascia qualunque apprezzamento su quella parte di essa importantissima, la punta, mediante la quale si possono svolgere tutte le azioni che sono proprie della spada. Io non nego che per le azioni di taglio siano talvolta da usarsi movimenti più ampi, ma dico anzi, che precisamente per questo, ossia per la necessità di svolgere due diversi generi di azioni, è da superarsi la maggiore delle difficoltà, poiché conviene abituare i muscoli ad agire differentemente a seconda delle singole azioni e in maniera che riesca spontaneo il passaggio dalle une alle altre. Che se poi si consideri il necessario aumento delle azioni di offesa e di difesa proporzionato all'accrescimento del bersaglio, per l'introduzione del braccio, e la opportunità di una più esatta conoscenza del tempo e della misura a causa dei nuovi mezzi di offesa consistenti nel taglio e falso taglio, tanto più mi pare che riesca evidente l'errore di quella credenza, cui abbiamo accennato. Io dico invece che la scherma di spada e quella di sciabola, si fondano sugli stessi principii, richiedono gli stessi requisiti ed hanno la stessa importanza, ma che questa è più difficile ad apprendersi perchè è più complessa. Da ciò risulta appunto la necessità di far precedere lo studio della spada a quello della sciabola, perocché alle cose più difficili vanno sempre innanzi le più facili. Purtroppo la opportuna precedenza, che per diversa ragione generalmente si accorda allo studio della spada, è causa negli inesperti della poca considerazione ch'essi hanno per la scherma di sciabola. A molti sembra che la scherma di sciabola vada tenuta in poco conto perchè troppo presto s'impara. E non s'accorgono che questo avviene soltanto quando già si conosca la scherma di spada, quando si sia già padroni di tutte le azioni di punta e della conoscenza del tempo e della misura, quando si abbia acquistata la necessaria agilità, la forza, l'astuzia e tutte insomma quelle finezze che si richiedono dalla scherma in generale. Una brevissima osservazione mi resta ancora da fare. L' uso della sciabola, poiché essa è arme dell' Esercito, si mostra vitale, spicca pel carattere di attualità. L' uso della spada invece si perde quasi nel tempo, e nel duello rare volte si mostra come avanzo. Nomenclatura della sciabola. — Equilibrio della sciabola. — Modo d' impugnare la sciabola. — Posizione normale. — Linea direttrice. — Linea d'offesa. — Sciabola in Linea. — Posizione del pugno. — Saluto. — Guardia. — Riposo. — Bersaglio. — Battuta del piede. — Misura. — Passo avanti. — Passo indietro. — Salto indietro. i. — Nomenclatura della sciabola. La sciabola è un'arma destinata a vibrare colpi di punta e di taglio. Si divide in guardia, lama e impugnatura. La guardia serve a difendere la mano ed insieme colla lama a sviare i colpi che vibra l'avversario; pesa circa 270 grammi e consiste nella coccia di ferro, la quale è ricurva ed ha lo spessore di circa un millimetro. Nella parte inferiore della coccia è praticato un foro rettangolare e nella parte superiore uno di forma circolare, destinati ambidue a dar passaggio al codolo. La lama è di acciaio, è piatta ed un poco ricurva, pesa circa 220 grammi ed è lunga centimetri 88. Vi si osservano: l' orlo, che nelle sciabole di esercitazione sta in luogo della punta ed è lungo millimetri io; il taglio, che principia dalla punta e comprende circa due terzi della lama; il falso taglio, che si trova dalla parte opposta al taglio verso la punta e comprende la quarta parte della lama le scannellature, che sono praticate sulla parte piatta della lama e servono a diminuirne il peso e a renderla più consistente il tallone, piccola parte rinforzata che sta a contatto colla guardia ed è larga millimetri 1 5 il dorso o costa, parte opposta al taglio che limita il falso taglio; il codolo, di ferro, di forma quadrangolare, che entra in tutta la lunghezza del manico, ne sporge per circa un centimetro, e sul quale si vita il bottone è lungo centimetri 1 5 circa. La lama si considera divisa in tre parti uguali, che chiamansi gradi. Questi più specialmente si distinguono in forte o parte vicina alla guardia debole o parte che comprende la punta e medio o parte che sta fra le altre due. L' impugnatura è composta del manico, di legno, lungo centimetri 13 e forato in tutta la sua lunghezza; viene occupato dal codolo, è coperto di pelle di pesce assicurata con filo d' ottone sottilissimo e pesa grammi 35 del cappuccio, di ferro, che si sovrappone al manico è lungo centimetri 1 4 e pesa grammi 60 della ghiera, piccolo cerchietto di ferro che tiene collegati fra loro il manico ed il cappuccio la sua altezza è di millimetri 15 e pesa grammi 1 5 del bottone, s' avvita a quella parte estrema del codolo che sporge dal manico e pesa grammi io. La sciabola così composta è lunga metri 1,05 e pesa grammi 610. 2. — Equilibrio della sciabola. Una sciabola, di cui tutte le parti corrispondano esattamente alle dimensioni accennate al paragrafo precedente, ha il centro di gravità distante 4 centimetri dalla Più il centro di gravità si avvicina alla coccia e più l'arma si rende leggiera; all'opposto più esso se ne allontana e più l'arma si rende pesante. (') Siccome poi è evidente che l' arma più leggiera si maneggia con maggior precisione e si trasporta con più velocità, così è meglio preferire una sciabola che abbia il suo centro di gravità tra il punto su accennato e la guardia, anziché tra esso e la punta. 3. — Modo d'impugnare la sciabola. S' introducono le ultime quattro dita unite fra la guardia e l'impugnatura e si adattano sotto il manico, in modo che la parte superiore dell'ultima falange dell'indice stia contro la coccia. Il pollice vien posto sopra il cappuccio e a contatto della coccia. Il cappuccio deve appoggiarsi all'eminenza ipotenare della mano, in modo che la parte superiore di esso sporga alquanto in fuori della mano stessa, affine di aver quivi un sicuro punto d'appoggio nell'atto di vibrare la sciabolata. La mano deve stringere con forza il manico. L'esperienza ha dimostrato che le sciabolate vibrate con l'arme impugnata in questa maniera riescono di taglio ed al punto prescelto, e che impugnando invece l'arme come tm bastone, esse vendono abbandonate e (1) Vedi pag. 150 Parte meccanica. spesso cadono di piatto e in un punto diverso da quello cui sono dirette. La sciabola deve essere maneggiata col concorso di tutte tre le articolazioni del braccio. Per la puntata deve agire più specialmente 1' articolazione della spalla, e per la sciabolata quella del gomito assecondata nella sua finale dalla articolazione del polso. La mano, nella scherma di sciabola, non deve giammai eseguire movimenti di flessione, ma soltanto movimenti laterali verso il cubito e movimenti di estensione. I movimenti di flessione tendono a far divergere la sciabola e la obbligano a prendere una direzione diversa da quella del bersaglio. I movimenti laterali invece permettono di colpire l'avversario quando questi eseguisca delle mezze parate e i movimenti d' estensione facilitano, come in seguito si vedrà, l'esecuzione di alcune determinate azioni. 4. — Posizione normale. Si volge il fianco destro all'avversario e si dispongono i piedi ad angolo retto coi talloni a contatto e colla punta del piede destro rivolta all' avversario le ginocchia sono tese le anche sporgenti egualmente il corpo dritto il ventre in dentro e il petto avanti le spalle tenute bene aperte allo stesso livello-, la testa alta-, lo sguardo rivolto all' avversario il braccio sinistro pendente e teso naturalmente colla palma della mano contro la coscia le dita unite e distese C1) il braccio destro naturalmente (1) Quando si userà la maschera essa sarà tenuta colla mano sinistra in modo che la parte inferiore dell' orecchione sinistro sia fra il pollice e le altre quattro dita 1' orecchione destro contro la parte esterna della coscia. disteso il pugno prono, alquanto distaccato dal corpo, e avanti la coscia destra circa 30 centimetri. La sciabola impugnata colle norme prescritte deve mantenersi in linea col braccio la punta a pochi centimetri da terra il taglio voltato a destra. 5. — Linea direttrice. Supposti due schermidori l'uno di fronte all'altro in posizione normale, s' intende per linea direttrice quella linea immaginaria, che partendo dal centro del tallone sinistro di uno di essi e passando per l' asse del suo piede destro va ad incontrare gli stessi punti dei piedi Su questa linea si devono rigorosamente svolgere tutte le azioni della scherma di sciabola. 6. — Sciabola in linea. Questo movimento si eseguisce in un tempo solo e alzando la sciabola, col braccio disteso, fino al livello della spalla. Il taglio è rivolto a destra ed un poco in alto la spalla, il pugno e la punta della sciabola sono sulla stessa linea. 7. — Posizioni del pugno. Dalla posizione di sciabola in linea si prendono le varie posizioni del pugno, che sono cinque, cioè prima, seconda, terza, quarta e quinta. La posizione di prima si ottiene rotando il braccio sul proprio asse finché il dorso della mano sia rivolto a sinistra ed il taglio in alto-, quella di seconda, girandolo finché il dorso della mano sia rivolto in alto ed il taglio a destra quella di tersa, facendolo rotare finché il dorso della mano sia rivolto a destra ed il taglio a terra; quella di quarta, volgendo il taglio a sinistra e facendo prendere alla mano la sua totale supinazione; e finalmente quella di quinta facendole prendere una posizione intermedia fra la terza e la quarta. 8. Saluto. Il saluto si eseguisce in sette tempi 1 .° si alza la sciabola col braccio teso si passa per la posizione di sciabola in linea; si flette il braccio e si porta per tal modo là sciabola perpendicolare al suolo colla lama innanzi all'occhio destro, la punta in alto, il gomito stretto al corpo e le unghie rivolte al petto 2.0 si distende il braccio mettendo la sciabola sulla linea col pugno in seconda e così si saluta V avversario; 3.0 si flette il braccio come al primo tempo; 4.0 lo si distende nuovamente col pugno in seconda e lo si porta a sinistra; e così si salutano coloro che si trovano da quella parte 5.0 si flette il braccio come al primo movimento; 6.° lo si distende ancora come al 2° e 40 tempo, ma portandolo a destra e mantenendo la sciabola col pugno di seconda e così si salutano coloro che sono da quella parte 7.0 si riprende la posizione normale. Avvertenza. — Nel salutare bisogna che lo sguardo ed il busto assecondino con eleganza non affettata i movimenti del braccio. Quando si creda opportuno di tisare particolare deferenza a talune delle persone che presenziano gli esercizi, si potrà cominciare il saluto dalla lor parte, sempre però dopo di aver salutato l'avversario. 9. — Guardia. Per guardia s' intende quella posizione più vantaggiosa che lo schermidore prende col corpo e colla sciabola per essere vigilante e pronto ad accorrere velocemente alla difesa e all'offesa. La guardia essendo quell'atteggiamento che per primo deve influire sul morale dell' avversario, è necessario assumerla con esattezza e con disinvoltura, affinchè essa risulti bella ed insieme imponente. Per mettersi in guardia occorrono due tempi. i.° si prende la posizione di sciabola in linea, si piega contemporaneamente il braccio sinistro dietro il fianco e si stringe nella mano la cintura dei pantaloni 2.0 si flettono le ginocchia e si avanza il piede destro sulla linea direttrice, fino a che lo spazio intercetto fra tallone e tallone sia eguale ai quattro decimi della propria statura. In tale atteggiamento l'asse del tronco e la gamba destra devono essere perpendicolari alla linea direttrice; gli arti inferiori piegati ad angolo di 120 gradi; il peso del corpo ugualmente ripartito fra gli arti medesimi il ginocchio sinistro perpendicolare alla punta del piede il ventre in dentro ed il petto avanti le spalle allo stesso livello la testa alta lo sguardo fisso negli occhi dell'avversario. La sciabola, impugnata nel modo già accennato, deve essere mantenuta colla punta diretta al petto dell' avversario e col pugno a livello della spalla. Questa dicesi guardia di terza, e si presta maggiormente allo svolgimento delle azioni elementari della scherma di sciabola. Neil' assalto però si prende y o più utilmente la guardia di seconda, che consiste nel tenere il pugno all' altezza della mammella e la punta diretta al fianco dell'avversario. io. — Riposo. Si eseguisce in un tempo solo. Si distendono le ginocchia, si unisce il tallone destro al sinistro o inversamente e si riprende la posizione normale. L' allievo quindi è libero di muovere o l'uria o l'altra o-amba. n. — Linea d' offesa. S' intende per linea d' offesa quella linea formata dal braccio e dalla sciabola, che prolungandosi immaginariamente si congiunge col petto o col fianco dell'av- E molto vantaggioso mantenere la sciabola sulla linea d' offesa, poiché in tal modo s'impedisce sempre all' avversario di tirare se prima egli non eseguisca una azione di deviamento. 12. — Bersaglio. I limiti del bersaglio nella scherma di sciabola sono la testa ed il margine superiore dell' osso iliaco, compreso il braccio. Non è cavalleresco di vibrare i colpi agli arti inferiori. 13. — Battuta di piede. La battuta di piede si eseguisce in un tempo solo si alza il piede destro di pochi centimetri e lo si rimette immediatamente al suo posto battendolo con forza ed a piena pianta. La battuta del piede deve essere eseguita energicamente, senza perdere l'equilibrio e senza fare oscillare la punta della sciabola. Ha per iscopo di abituare l'allievo a mantenere l'attività delle membra e l'equilibrio del corpo. Chiamasi misura lo spazio esistente fra due schermidori situati in guardia e siccome questo spazio può essere lungo, medio o breve, così si hanno tre specie di misura, che si distinguono colle espressioni di fuori misura, giusta misura e sotto misura. Si sta fuori misura, quando per colpire l' avversario necessita eseguire uno o più passi avanti a giusta misura, quando dalla posizione di guardia e partendo a-fondo s' arriva a colpire l' avversario col debole della propria lama sotto misura, allorquando la distanza intercetta fra gli avversari è minore di quella fissata per la giusta misura. È facile osservare che tutte le volte che si è fuori misura relativamente al corpo, si sta invece a giusta misura relativamente al braccio, e conseguentemente che il corpo è a giusta misura quando il braccio si trova sotto misura. Nella scherma di sciabola, con maggior rigore che in quella di spada, bisogna evitare di ridursi sotto misura, a motivo alle offese di taglio. 15. — Passo avanti. Il passo avanti si eseguisce per avvicinarsi all'avversario e colpirlo quando egli sia fuori misura, e consta 1 .° Si porterà avanti il piede destro di tanto quanto basti per poter entrare in misura giusta; 2.0 si farà immediatamente seguire il piede sinistro al destro per uno spazio uguale, e si manterrà inalterata la posizione di guardia. Avvertenza. — Accade molte volte che lo schermidore sia talmente distante dal suo avversario, che abbia d'uopo di avanzare di due passi per acquistare la misura. Più facilmente e più sollecitamente allora gli sarà dato di vibrare il colpo avanzando prima il piede sinistro, e guadagnando per tal modo in un sol tempo lo spazio che dovrebbe superare in quattro tempi, che eseguendo il passo avanti colle norme accennate. Tale esecuzione presenta spesso il vantaggio di sorprendere V avversario che non si tiene preparato alla difesa perche fida nella distanza. 16. — Passo indietro. Il passo indietro si eseguisce così per riprendere la giusta misura, come per allontanarsi dall'avversario e rendergli più difficile l'offensiva. Consta di due tempi: i.° si porta indietro il piede sinistro distendendo totalmente la gamba sinistra; 2.0 piegando il ginocchio sinistro si porta indietro anche il piede destro, e battendo questo a terra si riprenda l'esatta posizione di guardia. 17. — Salto indietro. Si eseguisce sia dalla guardia che dall' a-fondo, colla massima rapidità. Si contraggono maggiormente i mu- scoli delle estremità inferiori, si preme con forza il piede destro a terra, quindi si spicca un salto indietro portando il piede destro contro il sinistro, e si posa il sinistro alla distanza prescritta per la posizione di guardia. Avvertenza. — Neil esecuzione del salto indietro s'abbia la massima cura di non perdere menomamente V equilibrio, di mantenersi esattamente sulla linea direttrice, e di mettere la sciabola sitila linea d offesa. Inviti. — Legamenti. — Parate. — Passaggio da una parata all'altra. — Molinelli. L' atto di scoprire scientemente e con idea preconcetta il proprio bersaglio, allo scopo d'indurre l'avversario ad agire, dicesi invito. \J invito può farsi sia mantenendo la propria sciabola distaccata da quella dell' avversario, sia tenendola a contatto e dominandone i gradi. Nel primo caso si ha 1' invito semplice, nel secondo l' invito di legamento. In pratica si dice per maggior concisione, invito il primo, legamento il secondo. Cinque sono gli inviti, ossia di prima, di seconda, di terza, di quarta e di quinta. a) Invito di prima; si eseguisce in un tempo solo; si porterà la sciabola a sinistra col braccio teso e in modo che il pugno riesca a livello della spalla ed alquanto in fuori di essa;" la punta dovrà trovarsi a livello del pugno e circa a 30 centimetri a sinistra della spalla destra dell'avversario; il taglio rivolto in alto a destra. L' invito di prima non può eseguirsi a giusta misura quando 1' avversario si trovi colla sciabola sulla linea d' offesa e colla punta diretta al petto, perchè in tal caso il proprio braccio risulterebbe a contatto col taglio della sua sciabola. ò) Invito di seconda; si eseguisce in un sol tempo prendendo quasi la stessa posizione della guardia di seconda si porterà cioè la sciabola ed il braccio un poco più a destra che non si porti in questa, e in modo che la punta risulti a 20 centimetri circa dal fianco e) Invito di terza si eseguisce in un sol tempo; si porterà la sciabola a destra col braccio teso, in modo che il pugno risulti a livello della spalla ed alquanto in fuori di essa; la punta un poco più alta del pugno e circa a 20 centimetri a destra della spalla dell'avversario; il taglio rivolto in alto a destra. d) Invito di quarta; si eseguisce in un tempo solo; si porterà la sciabola a sinistra col braccio semiteso; il pugno a livello della mammella ed alquanto a sinistra di essa; la punta un poco più alta del pugno ed a 20 centimetri circa a sinistra della spalla destra dell'avversario; il taglio rivolto in basso a sinistra. Per la stessa ragione addotta per l' invito di prima, anche questo di quarta non può eseguirsi a giusta misura quando l' avversario mantenga il ferro sulla linea d' offesa colla punta diretta al petto. e) Invito di quinta; si eseguisce in un tempo solo; si collocheranno il braccio e la sciabola in una posizione intermedia fra quelle dell'invito di prima e di terza; il braccio dovrà essere impercettibilmente piegato; il pugno a livello della faccia; lo sguardo sotto la lama il cui taglio sarà rivolto in alto e un poco a destra. 19. — Legamenti. Il legamento consiste neh" unire i gradi forti della propria sciabola ài gradi deboli di quella avversa, de- ^o *n S T- r* viando questa dalla linea d'offesa. L'unione dovrà succedere in modo da opporre alla sciabola dell'avversario, sia a giusta misura che fuori misura, il braccio di leva più corto che sia possibile. I legamenti, come gli inviti, sono cinque: di prima, di seconda, di terza, dì quarta e di quinta. La loro esecuzione non varia da quella degli inviti stessi la sola differenza sta in ciò, che negli inviti i ferri sono staccati, mentre che nei legamenti sono a contatto. Qualunque movimento eseguito colla sciabola o col corpo allo scopo di deviare o schivare un colpo, dicesi È sempre meglio però di schivare il colpo contrapponendo il proprio ferro a quello dell'avversario, che ritirando il corpo, perocché l'azione del solo braccio riesce evidentemente più veloce di quella di tutto il corpo. Devesi ricordare inoltre che anche a parità di efficacia è preferibile quel movimento che raggiunga lo stesso scopo difensivo con maggior eleganza e fermezza. Le parate possono essere semplici, di contro e di ceduta. Delle prime, poiché servono di base alle altre, è necessario determinare i principii per stabilire il fondamento delle parate tutte. Le parate semplici sono di prima, di seconda, di terza, di quarta, di quinta, di sesta, di terza bassa e quarta bassa; però la quarta, la sesta, la terza bassa e la quarta bassa non bisogna usarle che in caso di assoluta necessità, poiché esse scoprono di molto il bersaglio. Prima di spiegare il passaggio da una parata all'altra sarà bene descrivere la posizione finale di ciascuna di esse. Parata di prima; il braccio, impercettibilmente piegato, mantiene la sciabola come per l' invito di prima ma col taglio in alto a sinistra; il pugno è all'altezza della spalla lo sguardo passa sopra alla coccia. La prima para tutto il lato interno, il braccio in dentro e la puntata. Parata di seconda; è come X invito di seconda. Para ì colpi vibrati al fianco e la puntata. Parata di terza; si ottiene prendendo la posizione dell' invito di terza, e piegando un po' il braccio. Para i colpi diretti alla figura esterna, al braccio in fuori e la puntata. Parata di quarta; si eseguisce come X invito di quarta. Para i colpi diretti alla figura interna, al petto, al braccio in dentro e la puntata. Parata di quinta; è come V invito di quinta. Para i colpi diretti alla testa e qualche volta anche la puntata. Parata di sesta; la sciabola si trova in avanti coll'impugnatura a sinistra e la punta a destra; il braccio piegato ad angolo ottuso; il pugno un poco a sinistra e avanti alla testa la punta della lama un poco più alta e molto più avanti della coccia; il taglio rivolto in alto. La sesta para i colpi diretti alla testa. Parata di terza bassa il braccio dev'essere piegato col gomito a sinistra e quasi a contatto del fianco; la mano forma un angolo coli' avambraccio, col vertice in dentro (movimento di estensione); la sciabola trovasi a destra colla coccia a pochi centimetri sopra il ginocchio; la punta all' altezza della spalla ed alquanto in fuori di *a A ri è ri r— J essa-, il taglio della lama rivolto in basso. Para i colpi diretti al fianco. Parata di quarta bassa; il braccio è molto piegato; l'avambraccio a. contatto del fianco destro; il pugno a pochi centimetri dall'inguine; la punta della lama all'altezza della spalla ed alquanto a sinistra di essa; il taglio rivolto in basso. Para i colpi vibrati alla pancia, nonché la puntata, per la quale si porterà il pugno un poco più avanti ed a sinistra. (0 Avvertenza. — pinti fissati pel braccio, pel pugno e per la punta della sciabola non sono costanti, ma varia la loro posizione in ragione del modo con cui V avversario dirige i suoi colpi. Parimente la maggiore o minore flessione del braccio deve rispondere alla maggiore o minore distanza esistente fra i due avversari. Si tenga però sempre presente che i colpi devono pararsi col forte e col taglio della lama. 21. — Passaggio da una parata all'altra. Dalla parata di prima si passerà in un tempo solo: a) alla parata di seconda nel seguente modo: per movimento d'avambraccio si trasporterà la sciabola a destra abbassando il pugno senza infletterlo nella sua articolazione; ed opponendo il forte della propria lama alla lama nemica, si prenderà l'esatta posizione della parata di seconda-, b) alla parata di terza nel seguente modo: per movimento in ispecie d'avambraccio si trasporterà la sciabola a destra facendo descrivere alla punta un arco colla convessità in alto; e portando il pugno all'altezza della spalla, si prenderà la posizione precisa della parata di (i) Le parate di terza bassa e quarta bassa si eseguiscono sempre di tocco. c) alla parata di quarta bassa nel seguente modo: si alzerà la punta della sciabola, si girerà il taglio verso terra, ed abbassando braccio e sciabola si prenderà la posizione di quarta bassa. Frattanto si eviterà qualsiasi movimento di flessione della mano. Dalla parata di seconda si passerà in un tempo solo: a) alla parata di prima nel seguente modo: si trasporterà la sciabola a sinistra alzando diagonalmente il braccio, e facendo descrivere alla punta la via più breve si prenderà l' esatta posizione della parata di b) alla parata di quinta nel seguente modo: si porterà la sciabola al di sopra del capo alzando il braccio senza inflettere il pugno nella sua articolazione, e facendo percorrere alla punta la via più breve si prenderà la precisa posizione della parata di quinta; e) alla parata di terza nel seguente modo per movimento d'avambraccio si trasporterà la sciabola in alto a destra, e facendo descrivere alla punta un arco colla convessità in dentro si prenderà la posizione della parata di terza. Dalla parata di terza si passerà in un tempo solo: a) alla parata di quarta nel seguente modo per movimento rotatorio dell'avambraccio e senza flettere la mano si trasporterà la sciabola a sinistra facendo percorrere alla punta la via più breve, e si prenderà la precisa posizione della parata di quarta; b) alla parata di quarta bassa nel seguente modo: si eseguirà lo stesso movimento descritto per la parata precedente, abbassando però il pugno, e si prenderà l'identica posizione della parata di quarta bassa; e) alla parata di sesta nel seguente modo: si por- terà la sciabola al di sopra della testa flettendo poco il braccio e rotando l'avambraccio, senza inflettere il pugno si farà percorrere alla punta della lama la via più breve e si prenderà la posizione della parata di sesta; d) alla parata di seconda nel seguente modo: facendo perno al gomito e mantenendo il pugno rigido si farà descrivere alla punta della lama un arco colla convessità in dentro, si trasporterà per tal modo la sciabola in basso e si prenderà l'esatta posizione della parata di seconda. Dalla parata di quarta si passerà in un tempo solo: a) alla quarta bassa nel seguente modo: si fletterà mao-mormente il braccio mantenendo rigida l'articolazione del polso, ed abbassando il pugno fino all'altezza dell'inguine si prenderà l'esatta posizione della parata b) alla quinta nel seguente modo si porterà la sciabola al di sopra del capo mediante la rotazione dell' avambraccio, si manterrà rigida l' articolazione del polso e si prenderà l'esatta posizione della parata di e) alla parata di terza nel seguente modo per movimento rotatorio dell'avambraccio e senza flettere il pugno si trasporterà la sciabola a destra, si farà percorrere alla punta la via più breve e si prenderà la posizione della parata di terza; d) alla parata di terza bassa, nel seguente modo: si eseguirà coli' avambraccio lo stesso movimento accennato per la parata precedente, si abbasserà e si angolerà il pugno e si prenderà la precisa posizione della parata di terza bassa; e) alla parata di seconda nel seguente modo: per 396 PARTE QUARTA' movimento rotatorio dell' avambraccio e senza flettere il pugno si farà descrivere alla punta un arco colla convessità in dentro, si trasporterà per tal modo la sciabola in basso ed a destra e si prenderà la precisa posizione della parata di seconda. Dalla parata di quinta si passerà in un tempo solo: a) alla parata di quarta nel seguente modo senza flettere il pugno si roterà l'avambraccio, si porterà la sciabola a sinistra e si prenderà la posizione della parata di quarta; b) alla parata di quarta bassa nel seguente modo: si eseguirà col braccio lo stesso movimento descritto per la parata precedente, flettendo però maggiormente il braccio, e si prenderà l'esatta posizione della parata e) alla parata di terza nel seguente modo: per movimento d'avambraccio e senza flettere menomamente il polso si farà descrivere alla punta della lama un arco colla convessità in alto, si porterà in tal guisa la sciabola a destra e si prenderà la posizione della parata di terza; ci) alla parata di seconda nel seguente modo: mantenendo rigida l'articolazione del polso e facendo perno al gomito si farà descrivere alla punta della lama un arco colla convessità in dentro, si porterà per tal modo la sciabola in basso a destra e si prenderà la posizione della parata di seconda. Dalla sesta si passerà in un tempo solo: a) alla parata di quarta bassa nel seguente modo: si abbasserà la sciabola, si farà passare il braccio rasente al corpo e si prenderà la posizione della parata b) alla parata di terza nel seguente modo: senza flettere il polso e con movimento rotatorio dell'avambraccio si abbasserà alquanto la sciabola portandola a destra, si distenderà quasi interamente il braccio e si prenderà la posizione della parata di terza; cj alla parata di terza bassa nel seguente modo: si abbasserà il braccio, si formerà angolo nel pugno e si prenderà la precisa posizione della parata di terza bassa; d) alla parata di seconda nel seguente modo: facendo perno al gomito e portando la sciabola in basso a destra si farà descrivere alla punta della lama un arco colla convessità in dentro, si distenderà il braccio e si prenderà l'esatta posizione della parata di seconda. Si avrà cura, nell' abbassare la sciabola, di non portare la punta dietro la testa. Dalla parata di terza bassa si passerà in un tempo solo a) alla parata di sesta nel seguente modo: distendendo la mano si alzerà il braccio, si porterà la sciabola al di sopra del capo e si prenderà la posizione della parata di sesta; b) alla parata di quarta nel seguente modo: distendendo la mano ed alquanto il braccio, si porterà la sciabola a sinistra per movimento d'avambraccio, e si prenderà l' esatta posizione della parata di quarta avendo cura di non flettere la mano; e) alla parata di quarta bassa nel seguente modo: distendendo totalmente la mano si porterà la sciabola a sinistra per movimento d'avambraccio e si prenderà la precisa posizione della parata di quarta bassa; Dalla parata di quarta bassa si passerà in un tempo solo a) alla parata di terza bassa nel seguente modo: si porterà il gomito in dentro per quanto sarà possi- bile e l'avambraccio a destra angolando la mano, e si prenderà la posizione della parata di terza bassa; b) alla parata di terza nel seguente modo: alzando e distendendo quasi interamente il braccio si porterà la sciabola a destra e si prenderà la posizione della parata di terza; e) alla parata di quinta nel seguente modo alzando il braccio e distendendolo quasi interamente, si porterà la sciabola al di sopra del capo per movimento rotatorio del braccio e si prenderà la posizione della parata di quinta. Avvertenza. — 77 maestro porrà la massima attenzione affinchè, nel passare da una parata all'altra, l'allievo trasportila sciabola bene equilibrata ed eviti il difetto di lasciare indietro la punta. Per fargli ottenere l' esattezza dei movimenti nel passaggio da una parata all' altra, dovrà osservare che la mano guidatile la sciabola mantenga questa bene impugnata, che non muova il manico dal punto fissato ed aumenti la stretta sull'impugnatura al momento d'incontrare il ferro avversario. La parata sarà efficace e giusta se il braccio di leva che si opporrà col proprio ferro risulterà più corto di quello formato dal ferro dell' avversario; il che vuol dire che bisognerà in tutte le parate opporre sempre il forte della propria lama al medio di quella nemica. La velocità che si dovrà impiegare nelle parate dovrà essere in ragione diretta della velocità del colpo che vibrerà l' avversario, 22. — Molinelli. Per molinello s'intende qualunque movimento di cireumduzione dell'avambraccio e della sciabola eseguito allo scopo di vibrare un colpo di taglio. I molinelli sono non solo utili, ma anche indispensabili; utili perchè essi sviluppano al massimo grado la forza e la elasticità del braccio; indispensabili, poiché moltissime delle più importanti azioni di taglio non potrebbero svolgersi senza la loro applicazione. Essi aiutano altresì a condurre la sciabola bene equilibrata ed a dirigere bene i colpi al bersaglio. L'articolazione della spalla dovrà concorrere in minima parte nell'esecuzione dei molinelli tutti, e quella del gomito dovrà essere assecondata da movimenti di lateralità e di estensione della mano, affine di dare ai molinelli stessi tutta quella elasticità necessaria perchè essi raggiungano l'efficacia desiderata. I molinelli possono essere di testa, di figura e di fianco, e si possono eseguire tanto a sinistra che a destra relativamente allo schermidore e indifferentemente da qualsiasi posizione di parata. (0 23. — Molinello di testa a sinistra. Dalla posizione di parata di terza si eseguisce il molinello di testa a sinistra in due tempi i.° Alzando e piegando energicamente il braccio ed abbassando la punta si porterà indietro la sciabola facendola passare rasente al corpo. L'arme dovrà risultare in posizione diagonale col taglio indietro e la punta all'altezza del fianco, il pugno sopra la fronte, lo sguardo sotto l'avambraccio. 2.0 Facendo perno al gomito e distendendo con forza ed elasticità il braccio in avanti si farà descri- (1) Per ragione di convenienza però si prescrive per ogni singolo molinello, come punto di partenza, una sola posizione di parata e precisamente quella più adatta alla facile esecuzione, cui dovranno ridursi tutti i movimenti, che risolvendosi nello stesso molinello, hanno principio da altre posizioni. vere alla punta della sciabola un arco di cerchio. Il pugno dovrà risultare in terza posizione, angolato col vertice in alto, ed all'altezza del mento. 24. — Molinello di testa a destra. Dalla posizione di parata di quarta si eseguisce il molinello di testa a destra in due tempi: i.° Si aumenterà la supinazione della mano fino a che il taglio riesca in alto, ed abbassando la punta ed alzando e piegando il braccio si porterà la sciabola dietro alle reni assecondando 1' atto con leggiero movimento del busto. L' arme dovrà risultare in posizione diagonale colla lama in prossimità del braccio sinistro, il taglio indietro ed il pugno all'altezza della testa. 2° Facendo perno al gomito e distendendo con forza ed elasticità il braccio in avanti si descriverà colla punta della sciabola un arco di cerchio. Il pugno dovrà risultare in terza posizione, angolato col vertice in alto ed all' altezza del mento. (*) 25. — Molinello di figura a sinistra. Dalla posizione di parata di quarta si eseguisce il molinello di figura a sinistra in due tempi: i.° Piegando quasi interamente il braccio, facendo descrivere alla punta un semicerchio in senso verticale e senza inflettere il pugno si alzerà e si porterà la sciabola davanti alla faccia. Il gomito dovrà risultare sulla linea ed all'altezza delle spalle, la mano all'altezza (1) Questo molinello non si adopererà mai come vera azione schermistica, essendo costituito esclusivamente allo scopo di sviluppare la forza e l'elasticità del braccio nonché 1' agilità del corpo. 398 Molinello di testa a sinistra B 399 Molinello di testa a destra 400 Molinello di figura a sinistra ivi Molinello di figura a destra 401 Molinello di fianco a sinistra ivi Molinello di fianco a destra 402 Dall' a-fondo in guardia 404 A-fondo collo slancio del piede sinistro in dietro ivi Delle puntate 405 Puntata dritta ivi Delle puntate di filo 406 Delle puntate di cavazione ivi Delle sciabolate 408 Sciabolata dritta alla testa ivi Sciabolata dritta alla figura interna 409 Sciabolata dritta alla figura esterna 410 Sciabolata dritta al petto, o alla pancia 411 Sciabolata dritta al fianco ivi Sciabolata di molinello alla testa 412 Sciabolata di molinello alla figura interna, al petto od alla pancia 413 Sciabolata di molinello alla figura esterna ivi Sciabolata di molinello al fianco "414 Sciabolate di coupé ivi Sciabolate al braccio 3>4I5 590 INDICE 48. — Della risposta semplice Pag. 416 49. — Paiate di contro 419 50. — Ceduta di quarta bassa 420 Delle finte in generale 421 Finta puntata dritta 422 Finta puntata dritta sopra e cavazione al fianco ivi Finta puntata dritta sopra e sciabolata dritta al fianco 423 Finta puntata dritta sopra e sciabolata alla figura interna, al petto od alla pancia ivi Finta puntata dritta al fianco e cavazione al petto sopra 424 Finta puntata dritta al fianco e sciabolata dritta alla figura esterna ivi Finta puntata dritta al fianco e sciabolata alla testa ivi Finta puntata dritta in fuori e cavazione in dentro 425 Finta puntata dritta in fuori e coupé in dentro ivi Finta puntata dritta in fuori e sciabolata alla figura interna, al petto od alla pancia 426 Finta puntata dritta in dentro e cavazione in fuori ivi Finta puntata dritta in dentro e cavazione al fianco 427 Finta puntata dritta in dentro e sciabolata dritta al fianco ivi Finta puntata dritta in dentro e sciabolata alla figura esterna o al fianco ivi Finta puntata dritta in dentro e coupé in fuori 428 Finta di filo ivi Finta di filo di terza e cavazione in dentro 429 Finta di filo di terza e cavazione al fianco ivi Finta di filo di terza e sciabolata dritta al fianco ivi Finta di filo di terza e sciabolata alla figura interna, al petto od alla pancia 430 Finta di filo di terza e coupé in dentro ivi Finta di filo di seconda e cavazione al petto sopra 431 Finta di filo di seconda e sciabolata dritta alla figura esterna ivi Finta di filo di seconda e sciabolata alla testa 432 Della finta di cavazione ivi Finta cavazione al fianco e cavazione sopra ivi Finta cavazione al fianco e sciabolata dritta alla figura esterna 433 Finta cavazione al fianco e sciabolata alla testa ivi Finta cavazione al petto sopra e cavazione al fianco ivi Finta cavazione al petto sopra e sciabolata alla figura interna, al petto od alla pancia 434 Finta cavazione al petto in dentro e cavazione al petto in fuori ivi Finta cavazione in dentro e coupé in fuori 435 INDTCE s5 S6 g S IQ4 no. Finta cavazione in fuori e cavazione in dentro f'7£- 435 Finta cavazione in fuori e coupé in dentro ivi Finta cavazione in fuori e sciabolata alla figura interna, al petto od alla pancia 436 Della finta di sciabolata dritta ivi Finta dritta alla testa, o figura interna, e sciabolata alla figura esterna od al fianco ivi Finta dritta alla testa e cavazione al fianco "437 Finta dritta al fianco e sciabolata alla testa ivi Finta dritta alla figura esterna e cavazione al fianco od al petto ivi Finta dritta alla figura esterna e sciabolata alla figura interna, al petto od alla pancia 438 Della finta di sciabolata di molinello ivi Finta alla testa e cavazione al fianco ivi Finta alla testa e sciabolata al fianco 439 Finta alla figura interna e sciabolata alla figura esterna od al Finta al petto o al fianco e sciabolata alla testa 440 Finta alla figura esterna e sciabolata alla testa ivi Finta alla figura esterna e sciabolata alla figura interna, al petto od alla pancia 441 Finta al fianco e cavazione al petto sopra ivi Finta al fianco e sciabolata alla testa ivi Della finta coupé 442 Finta coupé in dentro e sciabolata alla figura esterna od al Finta coupé in fuori e sciabolata alla figura interna, al petto Della doppia finta 443 Finta puntata dritta sopra, finta cavazione al fianco e sciabolata alla testa 444 Finta puntata dritta al fianco, finta cavazione sopra e sciabolata alla figura interna, al petto od alla pancia ivi Finta di filo di terza, finta sciabolata al petto e cavazione al Finta di filo di terza, finta coupé in dentro e sciabolata al Finta cavazione al petto sopra, finta cavazione al fianco e sciabolata alla testa ivi Finta cavazione al petto sopra, finta alla figura interna e coupé 446 Finta dritta alla testa, finta cavazione al fianco e sciabolata alla testa ivi Finta dritta alla figura esterna, finta alla figura interna e cavazione al fianco ivi INDICE IH- SO- Si- Finta alla testa, finta cavazione al fianco e sciabolata alla testa Pag. 447 Finta alla testa, finta al fianco e sciabolata alla testa ivi Finta coupé in dentro, finta figura esterna e sciabolata alla figura interna, al petto od alla pancia ivi Finta coupé in fuori, finta alla figura interna e sciabolata al Della risposta colla finta ivi Capitolo quinto. Dei trasporti di sciabola 449 Trasporto di prima a pie fermo 450 Trasporto di seconda a pie fermo ivi Trasporto di terza a pie fermo 451 Trasporto di quarta a pie fermo ivi Trasporto di quinta a pie fermo 452 Dei copertini ivi Dei deviamenti 453 Deviamento di prima e sciabolata alla testa 454 Deviamento di seconda e sciabolata alla testa 455 Deviamento di terza e sciabolata dritta al fianco ivi Deviamento di quarta e sciabolata dritta alla figura esterna ivi Deviamento di quinta e sciabolata alla figura interna, al petto od alla pancia ivi Dei cambiamenti 456 Del tocco ivi Tocco di prima a pie fermo "457 Tocco di seconda a pie fermo ivi Tocco di terza a pie fermo 458 Tocco di quarta a pie fermo ivi Tocco di quinta a pie fermo ivi Dei tocchi di cambiamento "459 Tocco di cambiamento in prima ivi Tocco di cambiamento in terza 460 Tocco di cambiamento in quarta ivi Dello sforzo semplice 461 Sforzo di seconda a pie fermo ivi Sforzo di terza a pie fermo ivi Sforzo di quarta a pie fermo 462 Dello sforzo di cambiamento, o disarmo ivi Sforzo di cambiamento in terza a pie fermo 463 Sforzo di cambiamento in quarta a pie fermo ivi Della ripresa d'attacco ivi Della prima e seconda intenzione 465 indice 593 — Delle uscite in tempo Po-g. 466 — Dell' arresto 467 — Della finta d' arresto ivi — Della cavazione in tempo 468 — Del colpo in tempo al braccio 469 — Del controtempo ivi Quadri sinottici 471 Primo quadro sinottico riflettente le azioni semplici s 473 Secondo quadro sinottico riflettente le azioni composte di due tempi 483 Terzo quadro sinottico riflettente le azioni composte di tre tempi 523 158. — Esercizi convenzionali 568 159. — Dello spratico ossia della preparazione all'assalto 569 161. — Regole generali per l' assalto 57 J 162. — Maniera di schermire del destro contro il mancino e viceversa 575 164. — Spiegazione di alcune espressioni usate nel linguaggio della scherma 578 ERRATA-CORRIGE Pagina 61, linea 32, è e 80 5, lanterra lanterna 3 125 8-9, Beauhernais Beauharnay 139 9, per non essere conosciuta per non essere stata conosciuta 149 14, infinitissimo infinitesimo 253 15, linea dal linea, che dal 440 1, o al fianco o alla pancia 442 11, contatto a contatto 457 28, sul taglio sul piatto BOSTON PUBLIC LIBRARY Boston Public Library Central Library, Copley Square Division of Reference and Research Services The Date Due Card in the pocket indicates the date on or before which this book should be returned to the Library. 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